Le gialle di Valerio/77: Manzini

7-7-2007Antonio Manzini
7 – 7 – 2007
Sellerio, 2016
Pagine 369
Giallo

Aosta e Roma, estate. La giornalista aostana Sandra Buccellato, ex moglie del questore Costa, ritira fuori sul giornale la storia avvenuta il 13 maggio 2013, poco più di un mese prima, nella casa del vicequestore Rocco Schiavone: il fortuito assassinio di Adele (la fidanzata dell’amico). Era il poliziotto la vittima designata, ora Rocco è costretto a spiegare al suo superiore e al magistrato perché conosce il nome dell’assassino (Enzo Baiocchi) e cosa è precisamente successo 6 anni prima nella capitale, quando aveva 41 anni, non era ancora vedovo e si fece venire gli occhi spenti e inespressivi. Altri tempi, pur se lui già detestava criminologia e feste comandate, portava sempre le Clarks, si faceva regolari spinelli, amava i cani, collegava le persone incontrate a una specie animale, girava in Toyota ibrida. Da sei anni aveva incontrato la bella vitale Marina, restauratrice d’arte: si amavano molto. Vivevano nell’appartamento di via Poerio e una domenica mattina la moglie, dopo aver studiato i conti bancari, gli chiese spiegazioni sulle entrate, visti i soldi che spendeva. Rocco era stato povero e aveva amici sul crinale del crimine: arrotondava sui carichi di marijuana sequestrati, intascava le bustarelle di chi era stato scoperto, rivendeva quadri o preziosi trovati sul lavoro. Lei era figlia di agiati onesti professionisti: si era indignata profondamente e aveva fatto la borsa, se ne era tornata a casa dei genitori con la Panda, voleva riflettere sul proprio amore per quel bestione irrisolto e ingiustificabile. Rocco si tuffò nell’indagine su due ventenni uccisi, risultava coinvolto nei traffici illeciti Luigi Baiocchi, la storia si ingarbugliò, Rocco fu bravo, intanto Marina era tornata da lui amandolo e chiedendogli moralità.

Dopo un paio di racconti a quattro mani e un paio di buoni romanzi, l’attore regista sceneggiatore Antonio Manzini (Roma, 1964) ha scritto dal 2012 oltre dieci storie con protagonista Schiavone. Ha riscosso uno straordinario meritato successo (nell’autunno 2016 anche in tv), cinque racconti ambientati a Roma dal 2007 al 2012, prima del trasferimento forzato e punitivo ad Aosta, cinque romanzi ambientati durante i primi mesi trascorsi nella nuova sede. In quest’ultimo i superiori chiedono a Rocco di spiegare dettagliatamente cosa era accaduto e perché ancora lo vogliono uccidere, gli eventi spesso evocati e mai chiariti nei testi precedenti. Li narra con dolore e senza reticenze, la sua prima vita è finita quando gli hanno sparato (mentre era al volante) e hanno ucciso Marina, il 7 luglio 2007, ecco il titolo. Tutto avviene in terza persona, fissa o comunque connessa al protagonista, al passato. Gran parte del testo si concentra sul 2007. Il registro è non solo noir: l’indagine romana hard-boiled, la passione amorosa sentimentale, i legami amicali generazionali. Già il protagonista affascinava i lettori, qui capiamo meglio l’origine di alcuni caratteri: l’interesse per il calcio, il personale senso di giustizia, la preferenza per i bianchi (non con cacio e pepe), il culto per i Pink Floyd (e per Paolo Conte: “era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti”), implicitamente il senso dell’ormai celebre hit parade delle rotture di coglioni. E degli antichi apici di goduria: Marina e Rocco dialogano sul primo fumetto, infine suggellano con rum e cioccolata. Risaltano personaggi minori, Domiziano fra gli altri di allora, il bell’elegantissimo amico antiquario gay della moglie, Gabriele ora, rumoroso sedicenne dirimpettaio del nuovo appartamento.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

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