La Debicke e… La confraternita delle ossa

la-confraternita-delle-ossaLa confraternita della ossa
di Paolo Roversi
Marsilio, 2016
Pagine 396
Euro 18,50

Con La confraternita delle ossa (Marsilio, in libreria dall’8 settembre), la prima avventura di Enrico Radeschi al suo approdo a Milano, Paolo Roversi taglia tre traguardi: il decimo romanzo, dieci anni di scrittura e, ciliegina sulla torta, dieci anni di vita del suo personaggio cult. Infatti La confraternita delle ossa è l’indovinatissimo prequel, o meglio un preludio, per Enrico Radeschi, senza la k come il nostro eroe si affretta a precisare ai meneghini ancora suscettibili di fronte a cupe memorie austriache. Il nostro, dicevo, è un ex universitario ventisettenne ma ben poco scafato, che inizia a farsi le ossa come giornalista e a imparare dal coinquilino e amico calabrese, genio della matematica e fornitore di ‘nduja a go-go, i rudimenti del suo secondo mestiere, l’hacker.
E quindi i primi faticosi passi a piedi o sui mezzi pubblici della città, l’apprendimento forzoso dei trucchi necessari per la sopravvivenza, il (diciamo) fortunoso acquisto di una Vespa del 1974, un rottame tossicchiante che dopo uno spettacolare incidente si trasformerà in una bomba ruggente: la mitica Vespa gialla detta “Il Giallone”. Il ficus benjamina che Radeschi cura neppure fosse un figlio in fasce e il suo Buk, il cucciolo labrador adottato dopo la barbara uccisione del suo padrone, vittima della Mantide, la serial killer che uccide a comando giovanotti avvenenti e con capelli neri. Perché?
Di cosa parla insomma La confraternita delle ossa? Tanta roba, guardate bene, perché sono 396 pagine. Per farla breve, la storia comincia quando un noto avvocato milanese viene accoltellato in pieno giorno nella centralissima piazza dei Mercanti, a due passi dal Duomo. Prima di morire, però, il poveretto riesce a tracciare uno strano simbolo col sangue… Da qui dovrà partire l’inchiesta della polizia che porterà Radeschi – solo un ficcanaso sfaccendato all’inizio, ma che ha colto certi inquietanti particolari – a indagare, a dare una mano a quello che diventerà una sorta di partner, il vicequestore Loris Sebastiani (abbandonato dalla moglie, ora conquistatore da una botta e via), su una misteriosa e antica confraternita segreta detta dei Disciplinati. La faccenda si complicherà parecchio perché, dopo quello dell’avvocato, ci saranno altri omicidi o presunti tali, come l’inquietante schianto di un piccolo aereo svizzero contro il grattacielo Pirelli. Un episodio realmente accaduto, che ha provocato tre morti e diversi feriti, a cui Roversi si è liberamente ispirato. E la giovanile incoscienza e l’impulsività di Radeschi gli faranno rischiare la pelle di brutto. Ma il romanzo è anche un viaggio indietro nel tempo, dritti al 2001. Appena quindici anni fa direte voi: vero, ma per certe cose sembra lontanissimo. Nelle sue note di autore Paolo Roversi ci segnala con pignolesca puntualità: «Non esisteva Facebook e c’erano ancora le cabine telefoniche; la gente si smarriva imprecando contro le cartine stradali perché non esistevano Google Maps né gli smartphone; per comprare i biglietti del treno facevi la coda in biglietteria anziché acquistarli con un’app o al Pc; c’erano i rullini per le macchine fotografiche con cui certo non ti mettevi a fotografare ogni pietanza che ti trovavi nel piatto»…
Non svelo altri segreti sulla trama, vi dico solo che è un bel thriller che riesce a mischiare orgiastiche cerimonie iniziatiche a follia e a perversione pura in una trama coinvolgente, articolata ma che non dimentica il senso dell’humour anche nelle situazioni più drammatiche. L’ambientazione, densa di vividi particolari, non omette di citare la scrofa lanuta e l’incredibile eco della Piazza Mercanti, e quelli cromatici come i fenicotteri rosa che vivono davvero in un milanesissimo giardino…

Qualche cenno biografico che non guasta mai.
La confraternita delle ossa è il prequel di La marcia di Radeschi (Mursia), La mano sinistra del diavolo (Mursia, Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007), Niente baci alla francese (Mursia) e L’uomo della pianura (Mursia).
Paolo Roversi è reduce dal grande successo Solo il tempo di morire (Marsilio), premio Selezione Bancarella e premio Garfagnana in giallo 2015.

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