Le gialle di Valerio/85: Savatteri

la-fabbrica-delle-stelleGaetano Savatteri
La fabbrica delle stelle
Sellerio, 2016
Giallo

Makari (provincia di Trapani) e Venezia. Agosto 2015. Saverio Lamanna (Palermo, 1973) è rimasto senza lavoro certo e stipendio sicuro. Giornalista, era stato portavoce di uno sciocco sottosegretario del Ministero dell’Interno, prima di essere licenziato in tronco per un’uscita sulla legalizzazione delle droghe leggere. Scrittore, aveva esordito con un buon romanzo giallo (“Il lato fragile”), per restare poi del tempo alla ricerca di nuova ispirazione letteraria. Da fine giugno è tornato a casa in Sicilia (con nemmeno diecimila euro sul conto corrente), ha svolto qualche lavoro precario e, soprattutto, si è messo con la deliziosa giovane Suleima Lynch, nata a Dublino di padre irlandese e madre friulana, laureata in architettura, che vive a Bassano del Grappa (dove sta per tornare) e, in attesa del master a Bologna, fa la cameriera stagionale in un ristorante del posto. Vivono insieme nella (seconda) casa di famiglia, dove, da quando è morta la madre, il padre settantenne non vuole più tornare, restandosene a Palermo. Gli fa da angelo custode Peppe Piccionello, cui il padre aveva lasciato chiavi e manutenzione della casa, 55 anni e passa, milioni di esperienze senza aver mai preso un aereo. Mentre Peppe gli chiede di aiutare un suo amico pescatore che non sa dove è finito il figlio diciannovenne, dal capoluogo regionale lo chiama il vicequestore Randone e gli propone un remunerativo incarico alla Mostra del Cinema. Dovrebbe fingersi addetto stampa e controllare la sorella di una sua amica, produttrice cinematografica (sono ricche figlie di palazzinaro) in procinto di presentare un film al Lido. Saverio ha bisogno di soldi e teme il giorno della partenza di Suleima, prende Peppe e si avventurano in laguna, dove (fra molto altro) ci sarà un delitto.

Il bravo giornalista Gaetano Savatteri (Milano, 1964) è cresciuto a Racalmuto in Sicilia, da parecchio vive e lavora a Roma, finalmente torna al romanzo. Il suo protagonista aveva esordito nel 2014 in un racconto (“Il lato fragile”) della raccolta “Vacanze in giallo” ed è poi apparso in almeno altri tre ottimi racconti delle successive scoppiettanti fortunate antologie a tema, pubblicate dalla stessa casa editrice. Si è visto che il personaggio funziona proprio, col Carofiglio del padre, il corso spagnolo di Teresita e i pazzi di Rds in auto. Ora l’autore ha superato pigrizie, indolenze e pudori, costruendo un divertente romanzo con un’esile trama gialla, utilissimo per raccontarci la sua isola, per introdurre, capire e commentare il clima di alcuni grandi festival multimediali e per immergersi in quello veneziano, con innumerevoli incontri di famose personalità del cinema e il divertente ruolo in scena di alcuni amici (come la giornalista Fulvia Caprara e il regista Mimmo Calopresti). Il tono è sempre e solo lo stesso dei racconti, forse questo è un limite, visto che la narrazione è in prima persona e al presente. Lamanna scherza di continuo su ogni cosa, con ironia e autoironia; immerso nell’immaginario avvolge ogni evento in parole, tic, allusioni, frasi di canzoni e libri, come se avesse già visto tutto e conoscesse già tutti; così parla bene e mostra di aver studiato (rendendo piacevole il flusso della lettura), contemporaneamente non ascolta mai e fa trasparire paura dei fatti e delle emozioni (è il sincero Piccionello a doverglielo far notare). I genitori si erano incontrati al concerto di Jim Morrison and the Doors allo stadio della Favorita nel luglio 1970. Lighea freddo col padre che svela il segreto, sauvignon con Fiorenza che lo tenta, bianco di Custoza col figlio ritrovato che si rolla una canna.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

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