Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2016

storie-illustrate-dai-miti-greciCome i nipotini ti spingono ad una rilettura. Partendo, per esempio, da L’Odissea, in Storie illustrate dai miti greci, Edizioni Usborne 2013 (splendido). Racconto ricco di illustrazioni adatte al mio Jonathan (sette anni) che ci si è buttato a capofitto. Giunti all’episodio di Polifemo ecco arrivare saltellante e giuliva anche Jessica (tre anni) che rimane folgorata dall’unico occhio del Ciclope. Rilettura di gruppo fremente a bocca spalancata. Poi visione del famoso episodio in internet tratto dal film con l’ineguagliabile Kirk Douglas. Ripetuto a sazietà con Jessica che trillava come un passero. Da solo non mi è rimasto che riprendere l’opera in versi di Omero, pubblicata da Einaudi 2004, e ripercorrerla con calma in più puntate soffermandomi, soprattutto, sul canto nono. Potenza culturale dei nipoti!

Partiamo dai nostri imprescindibili G.M.
Grido di morte di Fredric Brown, Mondadori 2016.
grido-di-morte“Un agente immobiliare non dovrebbe giocare al detective. Reduce da un esaurimento nervoso, George Weaver ha preso una stanza in un hotel a Taos, nel New Mexico, per rimettersi in sesto con un periodo di riposo. Ma il destino si presenta alla sua porta nei panni di un amico giornalista…”
L’amico giornalista è Luke Ashley, alto e magro tanto da ricordare “William Gillette nel ruolo di Sherlock Holmes” con l’immancabile battuta “Elementare, mio caro Weaver”. E se c’è di mezzo Holmes, ci sarà pure, di sicuro, un assassino da acciuffare. In questo caso di un delitto irrisolto otto anni prima riguardo ad una certa Jenny Ames. Luke ci sta lavorando sopra e c’è da guadagnarci un bel mucchietto di quattrini. Se l’amico volesse dargli una mano nella ricerca potrebbe anche lui, che ne ha bisogno, intascarne una parte.
L’idea sembra buona e George affitta pure la casa dove fu commesso l’omicidio e dove, fra poco, arriverà la moglie Vi alcolizzata. Il fatto, all’inizio, sembra giovargli “Si sentì meglio di quanto non si fosse sentito negli ultimi giorni. Indagare su un delitto, anche se vecchio di otto anni, gli avrebbe fornito qualcosa da fare e poteva magari rivelarsi un’occupazione interessante.” Convinzione sballata. Sarà per lui un caos, un continuo tormento insieme al rapporto sbriciolato con Vi contornato da sensi di colpa.
Inizia l’avventura. Prima tappa da Pepe, il ragazzo che ha visto Jenny per l’ultima volta inseguita dal fidanzato Nelson con il braccio alzato e il coltello in mano. Ma Nelson non venne arrestato, niente di concreto a suo carico. L’indagine di George continua affastellata da una serie crescente di dubbi, di domande espresse in corsivo a se stesso e ai due fidanzati come se fossero lì ad ascoltarlo. Insieme a ricerche concrete sull’assassino della ragazza sparita e ritrovata cadavere in una fossa profonda, uccisa da diversi colpi di coltello.
Qualche spunto da tenere presente: i quadri di Nelson, le valige mancanti, le lettere scomparse, tra continui assilli e tormenti. Jenny, Jenny era proprio lei? E lui, George, sta forse impazzendo? Un’atmosfera tesa e ossessiva lungo tutto il racconto. Traduzione, come al solito superba, di Mauro Boncompagni.
Capolavoro.

Il sentiero delle tombe di Martin Edwards, Mondadori 2016.
il-sentiero-delle-tombe“Daniel Kind, accademico oxfordiano e la sua partner comprano un cottage in una vallata sperduta fra le colline per sfuggire alla routine cittadina. Sono i luoghi dove lui trascorreva le vacanze con la famiglia da bambino, e dove la memoria di un atroce delitto non si è mai cancellata.”
Una giovane donna, una turista di nome Gabriel Anders, era stata uccisa con la gola tagliata e deposta su una pietra sacrificale. Sospettato Barrie Gilpin, ritrovato morto in un burrone vicino alla scena del crimine. Ma Daniel l’aveva conosciuto da ragazzo e non può credere nella sua colpevolezza, perché la gente impara, fa errori ma “la sua natura non cambia”. Barrie era una persona gentile, onesta e coraggiosa se lo aveva pure salvato dall’affogare nelle acque di un lago. Solo, contro il parere di molti che lo ritenevano e lo ritengono, invece, un poco di buono e pure un guardone.
Dunque Daniel alla caccia della verità, così come l’ispettore capo Hannah Scarlett che dirige una squadra dedicata ai casi freddi. Fra i due si instaurerà un rapporto amichevole, sempre più contornato da brividi sentimentali e di eccitazione. Hannah parlerà a lui anche di suo padre, Ben Kind, che aveva partecipato alle indagini del caso e abbandonato la famiglia per un’altra donna.
Il suo passato è, dunque, pesante, doloroso, colpito pure da un senso di colpa per la morte suicida della fidanzata Aimee, gettatasi dalla torre di Oxford. Con il passare dei giorni e l’allungamento delle indagini sempre più difficili e tesi diventano i rapporti delle coppie Daniel-Miranda e Hannah-Marc. Indagini, dicevo, lunghe contornate da dubbi, ripensamenti, ricordi, sogni, mentre si scava nella vita della morta che voleva intraprendere la carriera di modella. Diversi i sospettati e candidati all’omicidio.
Aggiungo una strana telefonata, la scomparsa improvvisa di un personaggio, segreti e segreti lungo la vecchia strada del cimitero, la rivelazione finale quasi improvvisa e inaspettata, (anche se non si tratta di novità). Una trama complessa, ricca di personaggi complessi intrappolati nelle loro storie difficili, nelle loro sofferenze. Spunti sulla vita, sul passato che incombe, sulla fragilità dell’esistenza umana.
E, soprattutto, sull’amore. Sull’amore vissuto e quello che resta solo nella mente. Come una promessa. Forse il più vero. Forse il più bello. Chissà…

Il mistero della giovane infermiera di Dario Crapanzano, Mondadori 2016.
il-mistero-della-giovane-infermieraMilano 1953. La città sta rinascendo dopo i disastri provocati dalla guerra. Spunti sui lavori del tempo oggi scomparsi: materassaio, arrotino, riparatore di ombrelli, venditore di acciughe sotto sale, spazzacamino.
In questo contesto post-bellico una giovane infermiera, Gemma Salvatori, viene uccisa a colpi di martello in uno stabile in costruzione. Niente soldi, niente preziosa collana, niente agenda che portava con sé. In seguito verremo a sapere che è incinta. Nuovo caso per il commissario capo Mario Arrigoni “basso, tozzo e sovrappeso” e i suoi uomini. Tra l’altro trattasi di una bella ragazza (“un fisico che nemmeno la Silvana Pampanini”, secondo giudizio di un personaggio) con il desiderio di fare la modella, posava per un pittore e faceva girare la testa a molti. Diversi gli indiziati: il fidanzato, il primario della clinica in cui è stata assunta, il pittore, il marito della sorella. Almeno in un primo momento.
Qualche spunto sul commissario, oltre il basso, tozzo e sovrappeso. Fuma il sigaro, per spostarsi usa pure la Lambretta (non ce lo vedo), tormentato dalla “propria evidente inferiorità estetica” verso la moglie, ha una madre vedova premurosa e una figlia che lo costringe a giocare a canasta. Ottima forchetta (ci ritorneremo), dietro il suo aspetto corpulento si nasconde “un raffinato esteta, in grado di apprezzare i lati meno appariscenti della bellezza” femminile (oltre il seno e il fondoschiena). Lettore accanito di opere letterarie (si cita, per esempio, “Le memorie del sottosuolo” di Dostoevskij), il suo secondo sogno era stato quello di diventare insegnante di lettere. Calmo, metodico nello svolgere le indagini, partendo dalle notizie sulla morta e da quelli che la conoscevano, ribattezzato dalla stampa “il Maigret del Porta Venezia”.
L’indagine è difficile. Alla fine degli interrogatori, gira e rigira si torna sempre al punto di partenza. Momenti di impasse e di dubbio, discussioni e “scontri” di idee sul caso soprattutto con l’istintivo Mastrantonio, classica lavata di capo del superiore (si trova ormai dappertutto) perché privo di tatto nei confronti del dottor Vinciguerra, contornato da protezioni politiche. Conseguenza, incubo notturno, tanto per farci capire la sua sensibilità.
Scrittura “semplice” e nello stesso tempo dignitosa tesa alla creazione di una atmosfera ovattata pur tra la barbarie del delitto, non disdegnando momenti di ironia soprattutto sul nostro commissario che giganteggia nella scena. Ora le sue passeggiate, ora le riflessioni da solo o con i sottoposti ai quali si rivolge con il “lei”, piccoli flash sulla famiglia (da tenere presente lo spunto alle indagini della moglie Lucia), amante della buona tavola (ma sa anche contenersi) si butta con piacere fra ossi buchi, zabaioni, spaghetti alle cozze, alici al forno… e qualche bevuta, soprattutto dell’amato marsala. Come momento di relax le letture (già detto) e la visione di qualche film, magari con Maigret interpretato da Charles Laughton (delusione per l’attore), contornato dall’avanspettacolo scollacciato.
Una scrittura, ripeto, tersa e pulita che può far storcere il naso a chi la vuole più corposa e complessa, o apprezzare da chi non ne può più di incasinamenti parolai.
Crapanzano è stato paragonato a Simenon e Arrigoni a Maigret, citato più volte nel libro. Diciamo, per non fare un torto a nessuno, che c’è una vaga somiglianza.

Menti pericolose di Jeffery Deaver, Rizzoli 2016.
menti-pericoloseNell’introduzione l’autore dichiara che nei racconti brevi occorre “sedurre, affascinare” il lettore. Come? “Bisogna andare dritti allo stomaco con un colpo di scena sconvolgente, una sorpresa, l’inatteso.” Vediamo un po’ (qualche spunto in breve).
In fretta
I Fratelli della libertà, di cui un paio sono stati arrestati, stanno per far saltare in aria un raduno dell’Associazione Bancari (siamo a Natale). Noi lettori lo sappiamo ma non Katryn Dance e Michael O’Neil che devono scoprirlo. Come fare se l’interrogato non confessa e si sono usati tutti i trucchi del mestiere? Il tempo passa in fretta. Il tempo, il ticchettio dell’orologio. Forse… forse un’idea. Scontro ideologico, movimento e una visita all’acquario di Katryn con i figli (interrotta all’inizio) che c’è da vedere un imponente cefalopode.
Gioco.
Un anno prima. La vecchietta impaurita da due “mostri”, mamma e figlio che non la lasciano in pace, aumento continuo di tensione e paura, qualcosa non quadra, troppe domande, troppa affabilità. Hanno in mente di impadronirsi dei suoi denari?. Un anno prima. Ma oggi c’è qualcuno che vuole ritrovare il suo corpo (visto che è successo qualcosa di brutto?) attraverso un detective fissato con le partite di calcio (il “gioco” del titolo). Allora dove sarà il colpo di scena? Seguitelo nelle indagini e ne scoprirete delle belle.
La spintarella.
L’ultima occasione di Mike O’Connor con Aaron Felter. Che accetti la sua proposta per una nuova serie televisiva, dopo che aveva avuto successo negli anni passati con Squadra Omicidi e ora sta con le mani in mano. Niente da fare. I tempi sono cambiati. Ci vogliono soggetti nuovi, diversi. Ma una cosa si può fare, “Una partita a poker tra personaggi famosi”. A Las Vegas. Titolo Mi gioco tutto con soldi contanti sul tavolo. Un’idea che potrebbe ridargli visibilità, la “spintarella” del titolo. OK. Ma c’è qualcuno che vorrebbe approfittare di tutti quei soldi per farli sparire. Giro veloce sui partecipanti, attori più o meno in declino. Spunti sul poker, citazioni di film, chi perde e chi vince. L’assalto… e un dubbio che serpeggia nella mente di Mike O’Connor, sconfitto proprio nell’ultima partita. Forse che…
Un caso da manuale.
Una donna assassinata in un box. Ad indagare sulla scena del crimine Amelia Sachs in contatto con l’ormai famoso tetraplegico Lincoln Rhyme, paralizzato dal collo in giù. Troppe prove sulla suddetta scena. Lista impressionante di reperti. Immondizia. Qualcosa che riporta ad un libro di Rhyme. L’assassino lo conosce, l’ha letto. E colpisce ancora. Ma chi può essere?.
Paradise.
Qui c’è John Pellam, altro personaggio conosciuto di Deaver, sul suo camper che sta per scontrarsi con una Ford. Se la cava ma si becca un gancio destro al mento dalla guidatrice. Arriva il sergente Lambers. Un tizio è stato ucciso su un terreno privato lungo la strada percorsa dalle due macchine. L’assassino potrebbe essere fra loro. Per esempio lo stesso Pellam che viene arrestato. Se la caverà? Certo. Però la sexy cowgirl della tavola calda dal notevole seno guarda un altro, mica lui. Stronza (sorriso).
Atleti.
Occorre sventare un attentato alle Olimpiadi in Cina. Da parte del popolo uiguro che vuole l’indipendenza. Ma come? Basta conoscere il go, la versione degli scacchi (eccoli!). Basta guardare lontano, oltre la scacchiera, per riconoscere un diversivo dell’avversario.
La trama.
Il famosissimo scrittore di romanzi gialli J.B. Prescott è morto lasciando addolorati milioni di lettori. Ma per il sergente della polizia di New York, Jimmy Malloy, mica è tutto chiaro. Intanto c’è di mezzo una cospicua eredità e la visita alla vedova non lo convince. Quella donna non sembra per niente a lutto. E poi c’è uno sconosciuto che lo segue. Per risolvere il caso, però, basta ricordarsi di Conan Doyle e Sherlock Holmes…
L’analista.
Martin Kobel, psicologo, vuole salvare Annabelle Young dall’influenza di un “neme”, ovverossia di “un corpo separato di energia immateriale che suscita negli uomini reazioni emotive estreme, sfociando in un comportamento deleterio per l’ospite o la società in cui vive.” Lo capisce dal suo modo di agire. Solo… solo che lo scoprirete da voi. Dibattito serrato tra accusa e difesa in un processo per omicidio e su questo benedetto “neme”. Tra l’altro potrebbe esistere davvero…
L’arma.
In giro un’arma di distruzione di massa. Un prigioniero che sa, che deve sapere qualcosa in proposito, interrogato in uno dei “siti neri” gestito dalla IAS. Primo interrogatorio con Andrew. Fallito. Anche il secondo con l’affascinante Claire non porta a nulla. Ora c’è Akhem, il duro e l’interrogatorio sarà bestiale. Ma… ma, ecco l’imponderabile.
Riconciliazione.
Padre e figlio. Il primo morto inaspettatamente senza avergli dato la possibilità di conoscere chi fosse. Ora il secondo ritorna, per lavoro, sui luoghi dell’infanzia. Ricordi e ricordi del padre. Un fantasma che non lo lascia in pace. Non doveva andare lì, a Chesterton nell’Indiana. L’incontro con una bella donna, la vecchia casa, il bar e il barista che aveva conosciuto suo padre. La verità tra una strizzata di strofinaccio e l’altra.
Il necrologio.
Una circolare di polizia. Il capitano Lincoln Henry Rhyme è morto per ferite da arma da fuoco. Ricordate le sue qualità di investigatore paraplegico e la sua determinazione di vivere in quelle condizioni. E ora c’è Amelia Sachs che entra nella casa di Rhyme accompagnata da un gruppo di agenti. Solito colpo a sorpresa e spiegazione finale.
Insieme per sempre.
Suicidio o omicidio dei Benson, una coppia di anziani? Per il detective dalla sagoma tozza Greg La Tour vale la prima ipotesi, per Tal Simmons (fissato con i dati, i numeri, i questionari) la seconda, anche se hanno lasciato il biglietto “Insieme per sempre.” Altro strano suicidio di un’altra coppia di anziani. Ricca, come la prima. Qualcosa di insolito nel loro sangue. Ora c’è un terzo vecchietto a cui viene fatta la seguente domanda “Che ne direbbe di vivere per sempre?.” Trattasi della clonazione della coscienza (giuro)… Una stronzata, via. Però…
Partiamo dall’assunto fondamentale dell’autore: il colpo a sorpresa. Diciamo che nella maggioranza dei casi è ottimamente preparato e risulta convincente. Qualche volta, però, il povero assassino ne deve combinare davvero di cotte e di crude, pur di non farsi smascherare e uscire fuori all’improvviso creandoti un certo sobbalzo (ops, non me l’aspettavo). Insomma va bene il colpo a sorpresa, basta che non sia troppo artificioso e, quindi, poco credibile. E basta che il “sistema” non sia ripetuto (per esempio il fatto che un personaggio ritenuto morto sia in effetti ancora vivo). Succede anche questo.
Le tematiche, come abbiamo visto, sono varie e interessanti, a volte al limite e oltre il credibile, svolte con sicurezza quasi scientifica per incantare e spiazzare il lettore. Troviamo personaggi noti insieme ad altri del tutto nuovi che rimangono facilmente impressi nella memoria, così come altri personaggi secondari costruiti con intenti vari, talvolta ironici (vedi i tic e le manie) nel contesto di una realtà vista nei suoi molteplici aspetti.
Scrittura spesso veloce, dinamica, incisiva, più lenta al punto giusto, per creare momenti di attesa, di tensione. Un lavoro che si orienta e si svolge più all’interno che all’esterno, ma non mancano, al bisogno, movimento e azione.
Racconti di classe, via.

Accanto a questo ricordatevi di leggere Rebus indecifrabili di Ian Rankin, Longanesi 2016. Altra chicca di racconti.

Spiluzzicature
Elena Ferrante è o non è Anita Raja, come sostiene il giornalista Claudio Gatti che ha sollevato un polverone mondiale? Su questo dubbio non ci ho dormito per tre notti di fila.
promessa-mantenutaRiabbaiano i Bassotti della Polillo. Per esempio con Promessa mantenuta di James Ronald. Una vendetta. Di un certo Lucius Marplay, fuggito da una clinica per malattie mentali con l’obiettivo di uccidere i suoi vecchi quattro dipendenti che molti anni prima gli hanno fregato il giornale più letto di Londra. La figlia del pazzo cerca di impedire il massacro ma tre di loro ci lasciano la buccia. Per mezzo di tre delitti impossibili…
Altro parto polillesco L’enigma della stanza impenetrabile di Derek Smith. Il titolo la dice già tutta. Uno dei millanta libri su questo problema che ha affascinato decine di scrittori (alcuni citati) e milionate di lettori. A risolverlo un personaggio fuori dai canoni tradizionali, giovane, bello, che piace un po’ a tutti. Ci voleva.

Sta avendo un certo successo la scrittrice Sophie Hannah, sfruttando come protagonista dei suoi ultimi libri nientepopodimeno che il Poirot di Agatha Christie. Per esempio in La cassa aperta, Mondadori 2016. Classico testamento di una famosa scrittrice che verrà cambiato di fronte a certe persone interessate. Chiaro che una di queste tirerà il calzino e Poirot avrà il suo bel da fare.

Un giretto fra i miei libri
Commenti al minimo.
Ipotesi per un delitto di Clifford Witting, Polillo 2009.
ipotesi-per-un-delitto”La notizia di un tentativo di strangolamento a opera di due mani fosforescenti non è di quelle più comuni anche se l’ispettore Charlton della polizia di Lulverton è abituato ai casi più bizzarri. Per di più a denunciare l’aggressione è addirittura Sir Victor Warringham, un anziano e rispettato magnate dell’industria automobilistica”.
Allora due mani fosforescenti, un signore malato e un po’ pazzo o dato per pazzo (pareri contrastanti dell’avvocato e del medico di famiglia), un figlio di cui non si sa di preciso la paternità (ora è di uno, ora di un altro), strangolamento con filo elettrico e tagliacarte (una specie di garrota), testamento che sta per essere cambiato, rivoltella giocattolo, scala all’esterno della casa, il maligno che è nell’aria, il Luminal, i soliti dubbi e cambiamenti di prospettiva nella individuazione dell’assassino, spunti interessanti dal medico legale e ancora una volta i miei scacchi inseriti in un contesto giallo (Victor “…il gioco più bello mai inventato dall’uomo”). Ed altre cosucce ancora.
Personaggi un po’ sbiaditi, prosa neutra, monotona, discreta organizzazione. Lavoro dignitoso senza guizzi di luce. Da leggersi in una giornata piovosa.

jane-e-la-disgrazia-di-lady-scargraveTra le sempre più numerose detective lady che affollano le storie di stampo più o meno giallistico ecco arrivare anche la deliziosa Jane Austen in Jane e la disgrazia di Lady Scargrave di Stephanie Barron, Tea 2009.
Proprio la famosa scrittrice inglese in visita dall’amica Isobel Payne, contessa di Scargrave, si trova testimone di una tragedia. Suo marito, il conte Frederick, colto da un improvviso malore, muore in poco tempo. Un biglietto la accusa di omicidio e di adulterio. E da qui cominciano i guai.
Il tutto proposto in forma di diario scritto da Jane Austen medesima tra il 1802 e il 1803 che contiene alcune lettere all’amica Cassandra. L’autrice cerca di riprodurre la prosa della Austen, fluente, elegante, graziosa, brillante, ricca del bon ton e dello spirito del tempo. Libro di molti ingredienti che mischio fra loro: fasi di un processo, lettere minacciose, amori ricambiati e non ricambiati, signorine prematuramente incinte (succedeva anche allora), differenze sociali, problemi di testamento e patrimoni, aspettative delle fanciulle in un bel matrimonio con relativo bel patrimonio, mistero, dubbi, angosce, prigioni malsane e puzzolenti, fazzoletto rivelatore insieme a noci delle Barbados piuttosto indigeste, spruzzo di gotico con il fantasma redivivo del conte che a mezzanotte in punto fa la sua inquietante e grottesca comparsa. Non manca la politica e Napoleone. Psicologie ben sviluppate, buona organizzazione, colpo di scena finale con relativo pericolo (un classico) per la nostra Jane.
Piacevole senza entusiasmare.

Killer sul velluto di Neill Graham, Mattioli 2007.
killer-sul-velluto“Nella Londra degli anni Cinquanta, Mark Lyman, un playboy senza scrupoli, circuisce la giovane Sally Blane. Sembra solo una facile avventura, ma le cose si complicano misteriosamente. A indagare è il detective privato Solo Malcom, un imponente scozzese che fuma la pipa come Sherlock Holmes ed è un vero duro come Marlowe”. Aggiungo che il nostro detective privato viene ingaggiato da Sally per il ritrovamento di una preziosa collana rubatale, forse, da Mark Lyman e che questi, come succede spesso in tale genere di avventure, ci rimette la pelle.
Il romanzo ci riporta con la mente alla hard-boiled americana con movimento, colpi di scena, scazzottate ed altre situazioni tipiche di quel periodo letterario. Prosa scarna, essenziale senza tanti funambolismi retorici, lieve ironia. Personaggi scolpiti con pochi tocchi, ma niente a che fare con Marlowe. Non scatta la scintilla. Passabile se non si è letto Chandler. Ma anche Hammett o Ross Macdonald.

E ora la nostra inseparabile Patrizia Debicke (la Debicche).
Il turista di Massimo Carlotto, Rizzoli 2016.
il-turistaCon un rapido e melodioso giro di valzer Massimo Carlotto, dopo il recente e meritato successo letterario e teatrale del suo Il mondo non mi deve nulla, ci immerge nel fascinoso scenario di una Venezia a fosche tinte noir, e sceglie una “nuovissima compagnia di attori” per il suo Il Turista, in libreria dal primo settembre. E, da prestigiatore nato, si diverte a stupirci calando sul tavolo un intrigante tris di personaggi: il serial killer, l’insopportabile ma diabolico protagonista con inclinazioni narcisistiche feticistiche, l’ex commissario sfigato (che sarà poi l’eroe) e l’addetto alla sicurezza degli hotel, un suo vecchio amico d’infanzia, ma zac! pronto a pescare la carta giusta e trasformarlo in un poker.
Due righe tanto per spiegare un po’.
Il protagonista, nome di comodo Abel Cartagena, bello, biondo e sciupafemmine, è convinto di essere un serial killer perfetto, imprendibile e non identificabile. Tutta la sua vita e la sua personalità infatti, da quando era un ragazzo difficile e pericoloso, è stata costruita e ruota intorno alla sua psicopatica e criminale perversione. L’ingente patrimonio di sua madre gli ha permesso di attaccare e uccidere le sue vittime (sempre donne) per suo vizioso piacere. Ha già colpito impunemente a Dublino, Siviglia, in Austria, a Bruxelles… Per questo gli investigatori di tutta Europa, che gli danno la caccia, l’hanno soprannominato il Turista.
La causa scatenante dei suoi delitti sono le borsette firmate di grande marca. E tutto fila come un orologio finché a Venezia il caso, fino ad allora suo alleato, si trasforma in letale nemico, lo costringe a commettere un passo falso e a cacciarsi in una trappola, racchiusa nel modellino di una gondola, organizzata da chi vuole sfruttare le sue arti letali. Il cacciatore è stato incastrato e ora deve muoversi a comando.
Dopo di che, a braccarlo su incarico di Tiziana Basile, Vice questore, sua superiore e amica/nemica, sarà Pietro Sambo, ex capo della Omicidi, che paga un errore del passato ed è costretto a vivere ai margini, deriso dai veneziani, e abbandonato dalla famiglia. Un nuovo personaggio “normale” minato dai dubbi e dalle insicurezze ma che dovrà per forza fare i conti con la realtà.
Con distaccata leggerezza, Carlotto ci introduce nella complicata geografia del nuovo crimine organizzato, che si avvale anche di specialisti inquadrati in un team di cattivi che si fa chiamare “Liberi Professionisti” contrapposto a una misteriosa squadra speciale di servizi segreti “buoni?” che assolda l’ex commissario e socio. Da sottolineare il sottile umorismo che gli fa attribuire ai vari sicari dei Liberi Professionisti nomi convenzionali di riconoscimento tratti dai serial televisivi più in voga al momento, vedi ad esempio Il trono di Spade.
Il turista di Massimo Carlotto è un romanzo intrigante che si apre piano piano al lettore, che si bea di trasognate descrizioni lagunari indugiando anche a tavola e di cui bisogna saper leggere tra le righe, godendo e apprezzando ogni piccola sfumatura.
Alla prossima con Sambo? Io ci conto!

Altro consiglio di Patrizia Il mistero di Villa Saturn di M.R.C. Kasasian, Newton Compton 2016.
“Divertimento, intelligenza, astrusità e humour sono i principali ingredienti della spassosa serie di Kasasian ambientata alla fine dell’800 (questo episodio nel 1883) che narra di Sidney Grice, il più stravagante e intrigante detective dai tempi di Sherlock Holmes e della sua pupilla assistente (per così dire un dottor Watson in gonnella) March Middleton.”

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

3 thoughts on “Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2016

  1. Come già scritto su SoloScacchi: Fabio vuoi davvero male al mio salvadanaio.
    Ho appena ordinato il da te consigliato ‘Il mistero della giovane infermiera’ per due ottimi motivi: la somiglianza con il Maigret di Simenon e perché uno dei sospettati (il colpevole?) porta il mio cognome.
    Cognome che portava anche un poliziotto dal cuore tenero (come il sottoscritto) interpretato anni or sono da Carlo Verdone.

    REPLICA

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  2. Spero ti piaccia. Ti ricordo che sei sempre libero di partecipare con consigli su altri libri (anche di scacchi) nella mia rubrica.

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