Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Dicembre 2016

christmas-tree-toilet-paperA ruota libera e senza farla tanto lunga.
Questa volta via veloce tra libri letti e spiluzzicati. Per spiluzzicati intendo quelli di cui ho visionato almeno una trentina di pagine in qua e là nella solita libreria di Siena. Sarà mia cura indicarli.

Inizio con Occhi nel buio di Margaret Millar, Mondadori 2016.
Una famiglia tormentata quella degli Heath. La morte per malattia della madre Isabel e un incidente d’auto che toglie la vita a Geraldine, la ragazza del figlio John, e rende cieca la figlia minore Kelsey al centro della vicenda tormentata e tormentante. Chiaro che ci lascia le penne. È il momento dell’ispettore Sands, uomo di statura normale, di mezza età, che sembra più alto per la sua magrezza, eternamente solo (non è sposato) e stanco. Un delitto del presente e un incidente automobilistico del passato che si intrecciano e danno vita a dubbi, ipotesi e congetture dentro una cornice da brivido. Splendida ricostruzione finale dell’ispettore con l’immancabile colpo a sorpresa.

L’uomo autentico di Don Robertson, Nutrimenti 2016.
luomo-autentico“Don Robertson è stato ed è uno dei tre scrittori che mi hanno influenzato quando ero un ragazzo che stava cercando di diventare un romanziere (gli altri due sono Richard Matheson e John D. MacDonald)” scrive Stephen King nella sua Introduzione. Un bel viatico e, dunque, un forte stimolo alla lettura. Qualche parola in più qui è d’obbligo.
Vediamo. Houston in Texas. “Herman Marshall guardava di traverso la pioggia.” È il personaggio principale. Ha settantaquattro anni. La moglie, Edna, giace sul letto d’ottone. Sta per morire. Il figlio Billy è già morto. A diciassette anni di meningite spinale. Arrivano i ricordi, a ondate, con un continuo ritorno al punto di partenza. Lì, in quella stanza. Fratello minore maltrattato dagli altri tre, prima base in una squadra di quasi professionisti, ottimo giocatore di scacchi, autista di camion, uccisore di nazi in guerra. Una vita in giro a bere e scoparsi ragazze, cameriere, puttane, mogli di pastori. E ora è davanti alla sua Edna ad ascoltare la “rivelazione”. Billy non è suo figlio ma di un suo amico, Romero, il messicano.
E ancora il tempo passato che si affaccia, spinge e non da tregua, frasi in corsivo, dirette, che sfrecciano nella memoria: la sofferenza del figlio, gli amici, i vecchi che si intrattengono al Top of the World con la birra che scende a fiumi, le loro stupide barzellette, le pisciate continue al bagno, qualche figura particolare tra gli ubriaconi che si lascia dietro una scia di morti, comprese le tre mogli, i quattro figli e i sei nipoti. E poi Edna, il suo incontro, l’innamoramento, la passione, la terribile verità, la voglia della moglie di farla finita. Che sia lui toglierla di mezzo…
E via, di nuovo Herman a correre indietro negli anni con il suo eroe Tom Mix di cui ha visto tutti i suoi film, Tom Mix che uccide tutti quegli sporchi farabutti e fuorilegge e avrebbe fatto qualunque cosa per essere come lui; i pensieri e le domande su Dio, sull’inferno e il paradiso, gli applausi di quando giocava a scacchi, il momento in cui Edna si concesse a lui per la prima volta, il matrimonio, la guerra, l’uccisione dei soldati nemici, l’amicizia con il messicano Romero…
C’è tutta la vita, la stramaledetta vita in questo libro, già pubblicato nel 1987. Così com’è. Nuda e cruda. Un paese per vecchi con la loro schifosa puzza di piscio e qualche sbandata di sentimento. Con le avventure, gli errori, le umiliazioni, il senso di colpa e l’istinto brutale che ci accompagna anche nei momenti più teneri e delicati. A chiusura il classico colpo finale, insospettato, tragico e terribile che inchioda il lettore. C’è tutta la stramaledetta vita in questo libro.

poirot-e-i-quattroIl rapporto giallo-scacchi mi ha sempre incuriosito. In effetti parecchi pezzi grossi dell’indagine poliziesca (notare la parola “pezzi” che viene a fagiolo) conoscono bene il “nobil giuoco”. Partendo dalla regina del giallo Agatha Christie che in Poirot e i quattro fa usare all’omicida l’Alfiere di Re del Bianco per uccidere l’avversario. In una maniera del tutto inaspettata (leggete il libro). Alla testa d’uovo si può aggiungere Sherlock Holmes, Philo Vance, Philip Marlowe, Lord Peter Wimsey e tanti altri. Così come tanti altri autori di successo o meno. Magari ne riparlerò più ampiamente in una mia lunghina. Chi vuole leggere le mie cose di scacchi qui e qui.

Per rimanere nell’ambito del “nobil giuoco”, colpito da fischerite acuta, ho preso (quante volte l’avrò fatto!) dalla mia libreria i tre volumi di Bobby Fischer, Ediciones Eseuve 1992, con le partite del grande campione americano commentate da altrettanti campioni, e me le sono gustate, anche se in minima parte, sulla scacchiera sembrandomi di averlo lì, accanto a me. Bello, forte, solo contro tutti. Siccome, poi, vicino ai suddetti libri ne ho trovati tre piccoli dalla splendida copertina rossa, li ho ripassati con calma senile. I primi due appartengono al reparto storia (una delle mie passioni): Il massacro di San Bartolomeo di Tommaso Sassetti, Salerno editrice 1995 e Vita di Giovanni de’ Medici detto delle Bande Nere di Giovangirolamo de’ Rossi, Salerno editrice 1996. Il terzo, una vera chicca, è Lucifero disoccupato di Aleksander Wat, sempre della stessa casa editrice del 1994. Cinque racconti ironici e grotteschi che aprono la bocca al sorriso. Nel primo (dà il titolo alla raccolta) Satana sta girando per le strade di una città quando si accorge, sconsolato, che gli uomini non hanno ormai più bisogno dei suoi consigli per le loro malefatte e si ritrova ad annegare la sua disperazione in un bicchiere di latte. Ha perso il suo lavoro e non gli rimane che tentare la fortuna nel… Un libro e un autore (tra l’altro morto suicida) che vi invito a leggere e conoscere.

Il diavolo, sotto le sembianze di Woland, lo si ritrova nel libro accanto al già citato (vedete un po’ le coincidenze) Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, La biblioteca di Repubblica 2002, quando arriva nella Mosca degli anni Venti per portare sia il Male che il Bene dato che ormai la società sovietica è priva di valori e disvalori. Capolavoro assoluto di fantasia, ironia, di satira sociale e politica.
Più in là c’è pure Belfagor arcidiavolo in I classici del pensiero italiano Niccolò Machiavelli, a cura di Mario Bonfantini, Biblioteca Treccani 2006. E qui la creatura infernale viene mandata da Plutone a Firenze (prenderà il nome di Federigo di Castiglia) per vivere dieci anni ammogliato “e di poi fingendo di morire tornarsene e per esperienza fare fede ai suoi superiori quali sieno i carichi e le incommodità del matrimonio.” Come a dire, secondo il noto fiorentino, uomo avvisato…

la-voce-delle-ombreCon La voce delle ombre di Paolo Lanzotti, Mondadori 2016, siamo catapultati a Venezia nel 1849, durante la difesa estrema della repubblica sotto i colpi degli austriaci. All’ex sbirro della polizia asburgica Teodoro Valier, viste le sue eccellenti qualità di investigatore, viene dato l’incarico da Daniele Manin, capo storico della resistenza, di indagare sull’uccisione di Alvise Scarpa (già sepolto), combattente volontario in prima linea, molto vicino all’ala più estrema di Sirtori. Urge scoprire l’assassino perché non si insinui che lo abbia fatto uccidere proprio lo stesso Manin.
Bel romanzo in un contesto storico in parte vero, in parte inventato (lo scrive l’autore stesso), capace di far rivivere l’atmosfera cupa e disperata di quei tragici momenti insieme a episodi e personaggi riusciti. Discussioni su questa “Italia” che ha da venire, scene miserabili, il colera che si diffonde, piccoli cortei funebri, disgraziati con la mano tesa, bambini senza sorriso (riporto integralmente), folle inferocite, lotte tra fazioni, sotto i colpi di cannone e le scariche di fucileria degli austriaci.
Con il solitario Teodoro Valier (racconta in prima persona la vicenda) che si aggira “in quel delitto come un fantasma, ascoltando le voci delle ombre”. E ne esce, anche lui stesso, come un’ombra, come un fantasma. Ma qualcosa ancora deve fare… Sicuro che lo rivedremo.

scomparsaPer chi vuole avere un’idea della situazione sociale e morale degli Stati Uniti, almeno nella seconda parte sottoposta a indagine, si becchi Scomparsa di Joyce Carol Oates, Mondadori 2016, e si ritroverà sbattuto tra reduci di guerra, criminali di ogni risma, drogati, poveri che muoiono di malattie perché non hanno soldi per curarsi e tutto il marciume dell’umanità. Con un pizzico di luce (spiluzzicato ma è un bel malloppetto).

Spiluzzicato pure Stivali di gomma svedesi di Henning Mankell, Marsilio 2016, un autore che ci ha lasciato l’anno scorso e che ci offre praticamente un testo sul senso della vita (proprio nel momento in cui stava combattendo per questa). Un personaggio su un’isola, il vento, il fuoco, la casa che brucia. Ormai quasi solo, rapporto sfilacciato con la figlia, un amore appena sbocciato. E la gente crede che sia stato proprio lui ad appiccare il fuoco.

giallosveziaE, a proposito di Svezia, letto tutto con bella soddisfazione GialloSvezia di Asa Larsson, Stieg Larsson, Henning Mankell e altri, Marsilio 2016, diciassette racconti di autori noti e meno noti, direi pure sconosciuti qui da noi, con una breve introduzione sugli stessi e una interessante postfazione di John Henri Holmberg sulla storia del giallo svedese. Che dire? Difficile farne una sintesi. Molti racconti sono ambientati la vigilia di Natale con la neve che scende o è già scesa, spesso rigata di rosso sangue. Un’atmosfera candida brutalizzata dall’uomo. Delitti con l’immancabile ispettore, uomo o donna che sia, travagliato/a dalla sua vita matrimoniale e uno sguardo acuto su certi aspetti della società. Spesso il rapporto interpersonale sta alla base delle vicende narrate, un qualcosa che si è rotto nel passato (il passato riemerge sempre terribile), che può portare a tragiche conseguenze, anche se queste vengono mascherate abilmente dallo scrittore sino alla fine. C’è la vendetta di chi si sente tradita da tutti, o il pazzo omicida che cammina nella notte, bussa alle porte e uccide, travagliato da ricordi mostruosi e incubi ricorrenti. Morti e morti ma anche racconti senza un filo di sangue, di puro intrattenimento e anche un po’ di fantascienza. E poi storia di bambini le cui mamme da sole non ce la fanno più, il milionario cafone e prepotente, un matrimonio sotto terra, la vendetta di un’isola… Abilità di costruzione, sapienza di scrittura, ora intensa, ora lieve, drammatica, leggera, ironica secondo l’occorrenza. Ottimo livello con qualche piccola caduta che diciassette racconti possono produrre nel lettore una certa ripetitività. Ricordo anche gli ultimi due libri di racconti letti e qui recensiti Menti pericolose di Jeffery Deaver, Rizzoli 2016, e Rebus indecifrabili di Ian Rankin, Longanesi 2016.

un-pomeriggio-da-ammazzareUn pomeriggio da ammazzare di Shelley Smith, Polillo 2016. “In viaggio verso l’India a bordo di un piccolo aereo privato, Lancelot Jones è costretto da una avaria a un atterraggio d’emergenza nel deserto.” Qui farà la conoscenza di Alva Hine, che gli racconterà la sua storia, stimolata dalla domanda perché una signora inglese viva in un posto così strano e solitario. Storia di un rapporto edipico con il padre e sofferto con una bella matrigna, storia familiare di inganni e tradimenti che culmina con la morte della matrigna stessa. Mentre il nostro Lancelot ascolta paziente, attento e incuriosito, diventando una specie di detective su ciò che apprende in un pomeriggio da ammazzare. Nancy Hermione Courlander, alias Shelley Smith (1912-1998), si allontanò dalla formula del poliziesco tradizionale di allora, dando rilievo soprattutto agli aspetti psicologici della personalità criminale. In questo caso ha tirato fuori una vicenda davvero intrigante.

asso-di-quadriAncora della Polillo (in netta ripresa dopo un momento di impasse) Asso di quadri, asso di cuori di Edgar Wallace che ci presenta il noto investigatore privato J.G. Reeder, primo assistente del Procuratore Generale Inglese e tipico rappresentante degli investigatori alla Poirot, tutto cervello e niente muscoli sulla pista del Malvagio che uccide. Con gli inseparabili occhiali, ombrello e bombetta. Le due carte del titolo saranno molto utili per le indagini. Non sono uno fan sfegatato di Wallace (spesso mi ha deluso, evidentemente a mio disdoro vista la sua popolarità) ma questo, a occhio, sembra almeno buono. Mi sa che, prima o poi, lo leggo tutto.

La mogliera e la sorella consigliano Le mille bocche della nostra sete di Guido Conti, Mondadori 2010, storia di due ragazze dopo il 1946 che si innamorano fra loro. Un amore, però, “sporco” e proibito… Romanzo coinvolgente e delicato.

Dalla mia figliola Claudia letto e apprezzato il libro postumo di Anna Marchesini È arrivato l’arrotino, Rizzoli 2016, che va giù come una spremuta d’arancia. Racconta la nascita e l’infanzia della scrittrice e la storia di Maddalena nata in prigione, legate entrambe dalla figura dell’arrotino. Tra il sorriso e la commozione.

E dall’amico Stefano Piersimoni questi tre brevissimi spunti di lettura: Teutoburgo di Valerio Massimo Manfredi, Mondadori 2016. La storia di Arminio, figlio del capo supremo della tribù germanica dei Cherusci, catturato dai romani e fatto crescere come uno di loro, ma che gli inflisse una severa sconfitta nella selva di Teutoburgo; Il giorno del giuramento di Steve Berry, Nord 2016. Nuova avventura per Cotton Malone, questa volta alle prese con vecchi esponenti del KGB decisi a vendicare in maniera estremamente spettacolare il crollo dell’Unione Sovietica; Gli eredi della terra di Ildefonso Falcones, Longanesi 2016. Il seguito del famoso La cattedrale del mare, ambientato nella Barcellona a cavallo tra XIV e XV secolo. Al quarto romanzo, l’avvocato catalano risulta meno godibile rispetto ai suoi precedenti lavori.

Un giretto tra i miei libri
La ballata degli impiccati di Peter Lovesey, Mondadori 2009.
la-ballata-degli-impiccatiPeter Diamond, sovrintendente della polizia di Bath, storica città inglese, ha perso da tre anni la moglie Steph assassinata al Royal Victoria Park. Fisico aitante, forte carattere “Una cosa si poteva dire di Peter Diamond: nessuno riusciva a scoraggiarlo”, al bisogno passa alle mani anche contro la legge. Preso dai ricordi della moglie non vuole altre storie sentimentali fino a quando non arriva una lettera di una ammiratrice che poi si rivela essere Paloma Kean, ricca e divorziata…
Al dunque: scomparsa e poi trovata morta impiccata alle altalene gialle dei bambini più grandi Delia Williamson. Un signore, D. Monnington, ha cercato un approccio con lei che lavorava in un ristorante. Secondo l’anatomopatologo Bertram Sealy prima è stata strangolata e poi impiccata. E quasi sicuramente trasportata. Dopo un po’ arriva un’altra impiccagione di un uomo al viadotto di un ponte. E si tratta, guarda un po’ di… (lascio in sospeso). E due anni prima era successo un caso analogo. Urge indagare anche su questo.
Abbondanza di interrogatori, dialoghi, ritmo vivace, schema conosciuto con continui capovolgimenti di prospettive e abbordabile, abbordabilissima soluzione finale.

La bella di Buenos Aires di Manuel Vázquez Montalbán, Feltrinelli 2013.
la-bella-di-buenos-airesBiscuter a Carvalho “Lei, capo, manca di modernità”. Unico mezzo tecnico presente nell’ufficio il telefono. Immobilismo. Bisogna stare al passo coi tempi. Occorre almeno un fax per la ditta “Carvalho & Biscuter, detective associati” (intanto ci si tira su con “spaghetti alla genovese e blanquette d’agnello al curry”).
Subito la magia del fax con la richiesta di un consulto. Sparita una ragazza che avrebbe potuto essere l’Emanuelle argentina (chi non ricorda Sylvia Kristel?). Bisogna cercarla. Trovata morta come barbona assassinata da una serie di pugnalate, l’ultima al cuore. Nome Barbara Helga Singer, Palita “per i suoi colleghi di miserie”. Una ragazza che sognava di diventare una star, sfruttata e rimasta incinta. Indagine della polizia, di Carvalho e Biscuter. Nel mondo del teatro, fra i barboni che hanno la merda come corazza “sul corpo e sull’anima”.
Altri morti ammazzati, un po’ di sesso (Biscuter montato da una Pepita sbracata) anche per Carvalho dimentico di come sia fatta una donna, la buona cucina che ritorna ogni tanto (vedi l’agnello in salsa di capperi), la fissazione di bruciare i libri che non insegnano a vivere ma solo a mascherarci.
Ma chi è l’assassino? La Storia, la guerra sporca, il passato? O si tratta di uno spunto individuale? Una brutta vicenda che scopre una società ipocrita, fatta di compromessi, raggiri e violenza (di mezzo pure un corpo operativo speciale) delineata con un sorriso ironico leggero (soprattutto se si parla del “moderno” Biscuter, ex ladro di macchine costose) e spesso malinconico, con un buon finale da colpo di teatro.
Montalbán è Montalbán.

La briscola in cinque di Marco Malvaldi, Sellerio 2007.
la-briscola-in-cinque“La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell’immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l’immaginaria Pineta… Ma caso vuole che, per amor di maldicenze e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del Bar Lume e il suo barista.”
Il primo libro di una serie fortunata dell’autore, semplice, schietto, con personaggi vivi e reali, facilmente riconoscibili in qualsiasi borgo toscano: Ampelio Viviani di anni 82, Gino Rimediotti di anni 75, Pilade Del Tacca di anni 74, Aldo del ristorante “Boccaccio” senza espressa età (così mi sembra) e Massimo il barista sulla trentina costituiscono il nucleo principale della vicenda insieme ad altri messi in risalto con pochi tocchi efficaci.
Attraverso i loro discorsi, le loro baruffe, i loro battibecchi in un toscano accessibile viene fuori il volto di una piccola società con le sue manie, i suoi pregiudizi, i suoi istinti. E poi lo stile, ora garbato ora incisivo e popolare al momento giusto, con una buona dose di affettuosa presa in giro (diciamo pure presa di culo) caratteristica peculiare delle nostre parti. Chiusura tipica da giallo classico con il barista che alla fine ci spiega tutto l’ambaradan della vicenda.

La casa dei sette cadaveri di Jefferson Farjeon, Polillo 2011.
la-casa-dei-sette-cadaveriTrovarsi di fronte a sette cadaveri non deve essere stata una bella esperienza per il ladruncolo Ted Lyte nella villa di Haven House. Più precisamente sei uomini e una donna nel salotto dell’abitazione. Durante la sua fuga precipitosa viene fermato dal giornalista freelance Thomas Hazeldean, un personaggio franco e indipendente con indole romantica, che si trovava da quelle parti con la sua imbarcazione.
Indaga l’ispettore Kendall, cervello acuto, minuzioso nelle indagini, in continua discussione con il sergente Wade (una specie di spalla un po’ dura di comprendonio). Spariti gli abitanti della villa, Mr. Fenner e Dora Fenner, la nipote. Alcuni particolari: le imposte delle finestre inchiodate, una dozzina di giornali infilati nella canna del camino, il ritratto di una ragazza colpito da una pallottola, una vecchia e consunta palla da cricket sopra un vaso di fiori, un orologio spostato sulla mensola, un biglietto a stampatello “CON LE SCUSE DEL CLUB DEI SUICIDI” e dietro un indirizzo indecifrabile, tra le dita di un morto un mozzicone di una vecchia matita rossa. Delitto o suicidio?
La scena si divide in due. Da una parte Halzedean a Boulogne per ricercare Dora con uno strano mercante di seta che lo segue, dall’altra Kendall a continuare l’indagine presso la villa esaminando accuratamente il terreno intorno ad essa. Pensieri, turbamenti, riflessioni, suspense, innamoramento, uno scontro, la classica botta in testa, ancora un paio di morti e un diario che svela l’arcano.
Un autore amato dalla Sayers che svolge con dignità il suo lavoro.

E ora la parola alla nostra cara Patrizia Debicke (la Debicche).
Il gioco del male di Angela Marsons, Newton Compton 2016.
il-gioco-del-maleIn questo suo secondo romanzo, dopo Urla nel silenzio, la Marsons mette in secondo piano la trama gialla e costruisce un thriller psicologico che pone una serie di terribili e inquietanti interrogativi. Ci saranno omicidi che fanno pensare a un burattinaio, una persona spaventosamente intelligente ma dalla distorta personalità sociopatica, che inspiegabilmente, o almeno pare, manovra i fili delle sue marionette e avvelena tutto ciò che tocca. Questi delitti hanno qualcosa, o meglio forse qualcuno, in comune? Seguendo la buona regola dei thriller, Angela Marsons fa onnisciente il lettore, che sa ma non può indirizzare gli inquirenti sulla buona strada. Ciononostante Kim Stone, il sergente detective inglese che deve indagare, sente subito che qualcosa non quadra, intuisce la spaventosa forza di questo burattinaio, crede di sapere chi è ma non ha le prove o il modo per fermarlo.
L’unica possibilità per lei è mettersi in gioco di persona. Ma sarà un gioco molto pericoloso e dall’esito incerto.
C’è qualcosa in comune tra Kim e il criminale: le loro personalità, che si incontrano si valutano e in un certo senso si assomigliano, pur con reazioni diametralmente opposte, li costringono a un lunga e preliminare schermaglia prima dello scontro finale.
Ottimo ritmo narrativo e un’eccellente caratterizzazione anche psicologica di tutti i personaggi, con la “squadra” del detective Stone in crescita. Benvenuti i nuovi acquisti, quali David Hardwick, il direttore della struttura di ricupero degli ex carcerati, e il complessato cane Barney, che è riuscito a scalfire l’acciaio della corazza di Kim Stone. Appuntamento alla prossima.
ultima-notte-in-oltrepoAltri libri consigliati Ultima notte in Oltrepò di Alessandro Reali, Frilli 2016, quinta avventura dell’inossidabile e strampalata coppia di detective pavesi Gigi Sambuco e Selmo Dell’Oro dell’omonima agenzia di investigazioni a Pavia. Stavolta i nostri due eroi dovranno sbrogliare un caso, nel borgo di Fortunago, un’incredibile location da cartolina, tra le colline oltre padane, un paese decadente, una specie di paese fantasma, che dall’autunno vive immerso nella palpabile umidità della nebbia. Un luogo romantico e crepuscolare quasi come i suoi abitanti e coprotagonisti del romanzo. Il caso, affidato a Sambuco e a Dell’Oro, è l’inspiegabile scomparsa del Conte Oramala, ricco proprietario locale di vigne, terreni e di una splendida villa, in cui abitava con Licia, la moglie paralizzata dopo una caduta da cavallo e con Marzia la bella, misteriosa e affascinante cognata…
Per troppa luce di Livio Romano, Fernandel 2016. Eccitazione, divertissement esaltato e per-troppa-lucelinguaggio erotico grottesco sono gli elementi principe della nuova stravagante commedia o fatica letteraria di Livio Romano, una specie di funambolica e vorticosa storia all’italiana, una storia che prova ad affrontare ogni aspetto della comune vita civile talvolta esibendo una sfilata di tragiche maschere umane. Allora commedia, o forse tragedia? Un tentativo riuscito, oppure no (al lettore l’ardua sentenza), di illuminare tanti degli ossessivi contorcimenti e lati bui della attuale società? Sullo sfondo di una provincia italiana libertina, in cui l’impegno civile potrebbe essere un modo per dare un senso alla propria esistenza lasciando qualche traccia di sé. Per troppa luce prova a descrivere il Caos di questo scorcio di secolo, pur vivo e vitale nonostante i suoi smisurati difetti, e le tante zone d’ombra della società e dei suoi protagonisti. E narra delle due anime italiane che da sempre si contrappongono e per sempre lo faranno: da una parte i cialtroni, i populisti, i cultori degli slogan, e i quasi salvatori della patria dall’altra, meno esibizionisti, gli equilibrati, i colti, i riflessivi che magari sono i più, ma da troppo tempo l’aspetto mediatico legato all’Italia riesce a dimostrare che i primi la vincono e fanno man bassa.
Buona lettura.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

P.S.
Uscito per le Montechino edizioni Chiamatemi Marlowe. No, non “quel” Marlowe, di Lucius Etruscus. Racconti esilaranti letti su Thriller Magazine che mi lasciarono con il sorriso sulle labbra. Ora finalmente in libro. Qui il suo blog.

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