Le gialle di Valerio/98: Robecchi

Alessandro Robecchi
Torto marcio
Sellerio, 2017
Noir

Milano. Marzo 2017. L’alto sottile solitario nervoso 40enne sovrintendente di Polizia Pasquale Carella arriva sul luogo in cui hanno sparato per strada di notte a Fabrizio Gotti, 60enne ricco imprenditore (catena di lussuose macellerie, giro d’affari di 16 milioni di euro), prima allo stomaco e poi in testa, non un professionista, facendo pure trovare una busta di plastica trasparente con dentro un Sasso. La sera dopo, mentre stanno ancora cercando di capirci qualcosa, con un solo colpo in testa qualcuno uccide l’urbanista immobiliarista ammanicatissimo 59enne Cesare Crisanti e lascia un altro sasso. Carella coinvolge pienamente il vicesovrintendente Tarcisio Ghezzi, acuto e indisciplinato, più vecchio (ormai a 5 anni dalla pensione). Raccolgono informazioni, cercano connessioni, avanzano ipotesi ma prefetto e vertici del Quirinale fanno una riunione e li estromettono. Le indagini passano a una squadra mandata da Roma, Digos, esperti di terrorismo, un profiler israeliano come consulente. Il vicequestore Gregori consiglia loro di mettersi in ferie e di lavorare in squadra clandestina, di nascosto, in silenzio, facendo rapporto solo a lui, che a sua volta li informa e aggiorna sulle dinamiche ufficiali. Fanno tana a casa Ghezzi, la 48enne moglie Rosa li accudisce, non hanno figli. Incappano in vecchie storie degli anni di piombo, nel collettivo del diritto alla casa interno ai casermoni popolari di piazza Selinunte (c’è un Quaderno nel prologo novembrino) e, al solito, nel buon bel beffardo Carlo Monterossi che deve ritrovare l’Anello rubato alla ricca mamma di Katia Sironi, agente e stratega della sua carriera di autore televisivo. Finché non si aggiungono un altro morto con sasso e la sua bellissima moglie.

L’acuminato giornalista e autore televisivo (anche con Crozza) Alessandro Robecchi (Milano, 1960) entra nell’olimpo noir con notevole merito, satirico romanziere ormai d’alta qualità, in terza varia al presente, ogni romanzo della serie (questo il quarto) migliore del precedente. Davvero ottimo! Meno al centro, il protagonista resta Carlo, benestante portatore sano di autentici guai, a quattro puntate dal liberarsi del programma televisivo Crazy Love che lo ha reso ricco e famoso, in permanente procinto dall’iniziare a scrivere un colto documentato saggio su Bob Dylan (specie dopo il Nobel), del quale ricorda e usa mitici versi in ogni contesto assimilabile (a esempio “il mondo è pazzo di giustizia”). Sarà lui (insieme al suo amico borderline private eye Oscar Falcone) a offrire informazioni rilevanti sul caso dei sassi e a scoprire quella parte decisiva della verità ingestibile dalla giustizia ordinaria. I sassi servono appunto a metterci una pietra sopra, anche su carnefici e vittime. Propriamente un noir, dunque, in cui non può darsi insieme giustizia civile e giustizia sociale, giustizia personale e giustizia collettiva, tanto quanto sono evidenti e crescono disuguaglianze formali e sostanziali, delle quali i poliziotti perbene si rendono almeno conto. Il ruolo del vero cattivo lo svolge così l’informazione, la Grande Fabbrica della Merda che non dorme mai, sia gran parte della programmazione tivù sia il combinato disposto dei vari quotidiani. E nella narrazione si capisce che tutti hanno o commettono un qualche torto marcio, da cui il titolo. Ancora Oban 14 in compagnia e Sauvignon blanc da soli, per liberare la mente. Chissà se è ancora a Roma la vedova Campana, Isabella De Nardi Contini?

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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