La Debicke e… Il guardiano del parco

Il guardiano del parco
di Franco Trentalance e Marco Limberti
Pendragon, 2017

La presentazione editoriale del romanzo recita: sfumature horror per un thriller scorretto, sensuale e fuori dagli schemi.
Immagino che tali definizioni siano dovute al fatto che Il guardiano del parco, scritto a quattro mani da Franco Trentalance e Marco Limberti, è un thriller, o meglio un horror, a tinte forti. Scorretto sta per sconveniente, presumo, sensuale senz’altro per carnale e mi torna, e fuori dagli schemi magari perché in realtà la trama si rifà a una delle più celebri favole dei fratelli Grimm, quella di Cappuccetto Rosso, riveduta e corretta in una diversa e boccaccesca versione a beneficio di bambini molto, ma molto più grandi e vaccinati.
Comunque, tanto per spiegare: la storia verte intorno alla scomparsa di Alba Scott, la nostra Cappuccetto Rosso, giovane americana che studia arte a Firenze, figlia di un big della agenzie di security international. Lei bella ragazza, indipendente e poco incline alle regole, è alla ricerca di un posto tranquillo dove preparare la sua tesi, lontana dalle grinfie di un padre impiccione e di un viscido, e dico poco, professore che pretenderebbe favori sessuali, va a rifugiarsi nell’International Hostel di Mozzano. Ma la sua scomparsa, durante la meditazione di benvenuto, mette in allarme paparino che, in virtù dei suoi trascorsi, chiede a Paul Ferrara, vecchio amico, ex dipendente, ex militare ed ex contractor, di rintracciargli ipso facto la figlia. E Ferrara, di necessità virtù, muovendosi male e a casaccio, è costretto a ficcarsi mani e piedi in un’indagine che lo costringe a scontrarsi con un lupo davvero molto cattivo, il Guardiano del parco, “the Butcher”, il macellaio, che cattura e squarta i suoi bersagli mentre sono ancora vivi. Insomma un mostruoso serial killer che uccide e registra gli snuff movies dei suoi spaventosi omicidi per poi venderli a caro prezzo sul deep web. Quasi quasi farebbe pensare a un’encomiabile iniziativa privata, di questi tempi in cui si continua a sostenere che il lavoro del futuro deve stare nell’uso della rete.
I personaggi poi escono un po’ tutti dai binari prestabiliti. Alba non è certo l’angioletto di papà che tiene a salvare la sua virtù, anzi! Paul Ferrara, il fiero e ardimentoso cacciatore della nostra favola, non è più il veloce segugio dei tempi d’oro e ormai beve e sniffa a tutto vapore. The Butcher, il lupo serial killer, è un precisino che realizza con cura i suoi filmati al limite del maniacale. E comunque per evitare che le sue vittime si muovano o soffrano mentre le fa a pezzi, prima le seda pesantemente.
Lo scenario, collocato sull’Appennino fra Bologna e Firenze, in un ridente paesino che si chiama Mozzano (ma non è quello che trovate su Google Map) vicino a un paradisiaco parco naturale intitolato a un fantomatico Fauno, gioca un ruolo determinante nella narrazione, permettendo di spaziare nelle poetiche descrizioni di verdi luoghi incantati. Scenario però che alla fine si rivela un bluff, nascondendo pericolosi antri che si prestano a far da teatro a particolari di cruda ed estrema violenza.
Sangue a fiumi e finale a sorpresa. Perfido, drammatico e crudele.

Franco Trentalance, ex pornodivo di fama internazionale con 20 anni di carriera e 445 film all’attivo, ora si occupa di coaching e scrittura. Ha già pubblicato l’autobiografia Ritrattare con cura (Ultra) e il thriller Tre giorni di buio (Ultra), scritto con il giornalista Gianluca Versace.
Marco Limberti, toscano, è regista, sceneggiatore e autore televisivo. Ha al suo attivo film e serie tv (tra cui la sit-com Love Bugs con Fabio De Luigi), ed è stato aiuto regista di Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni, Massimo Ceccherini, Paolo Virzì e Renzo Martinelli.

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