La Debicke e… Il giallo di Montelepre

Gavino Zucca
Il giallo di Montelepre
Newton Compton, 2018

Benvenuti nella “Sardegna dei misteri” degli anni Sessanta, con un altro caso scottante per il tenente Giorgio Roversi, bolognese DOC trasferito, o meglio sbattuto, in Sardegna per motivi disciplinari.
1961. Siamo a Sassari, dieci giorni prima di Natale. Sono passate poche settimane dall’arrivo in Sardegna del tenente Giorgio Roversi, bolognese laureato in fisica, fanatico della scorza di cioccolato e di Tex Willer. Poche settimane colme di avvenimenti nelle quali Roversi, che si è messo subito di buzzo buono per imparare la lingua del posto, è persino riuscito a risolvere un misterioso omicidio con l’aiuto della Squadra Speciale, formata dai suoi impagabili nuovi amici di Villa Flora: il padrone, Luigi Gualandi, ex ufficiale veterinario dell’Arma (anche lui cultore di Tex) e Caterina, la bella governante della tenuta.
Natale si avvicina, ma a Villa Flora è tutto un fiorir di rogne. Due preziosi lenzuoli sono spariti, il capanno degli attrezzi è nel caos: qualcuno ha buttato per aria i sacri bulbi di donna Brunilde (moglie tedesca di Gualandi) e rubato il sacco di patate da friggere pronte per la semina. Rimedia, la nipote del gestore tuttofare Michele, è sicura che si tratti del fantasma che protegge il tesoro che, secondo un’antica leggenda, fu nascosto nella villa dai Gesuiti. Luigi Gualandi invece è sicuro che qualche ladruncolo si diverta e faccia man bassa a sue spese. Interpella così l’amico Giorgio Roversi affinché lo aiuti a sbrogliare la situazione. Il tenente arriva in suo soccorso, ma al suo rientro in caserma deve andare a constatare un omicidio: Millomì, sbandato e confuso reduce del fronte russo diventato un barbone ma ben tollerato in città, è stato ritrovato morto in una piazza del centro storico. Qualcuno gli ha fracassato la testa con una pietra. Subito si pensa che a ucciderlo sia stato un altro barbone, Barrasò, con cui era venuto alle mani pochi giorni prima. Il caso pare semplice: una testimone ha addirittura visto il presunto omicida che sottraeva qualcosa dalle tasche della vittima, ma Barrasò ha fatto perdere le sue tracce. Si scatena dunque la caccia all’uomo, anche se alcuni indizi suggeriscono a Roversi che la verità sia da ricercare altrove. E, nonostante le pressioni del capitano Armani, suo superiore, che spinge per chiudere in fretta il caso, allarga le indagini. La piazza e il bar, tipici posti di ritrovo dei sassaresi, rappresenteranno succose fonti di informazioni. Ma Roversi deve anche confrontarsi con i fantasmi del suo recente passato bolognese, evocati dall’arrivo dell’amica Flavia Lanzarini che è venuta a chiedere il suo aiuto. Pur passando in secondo piano, però, i misteri di villa Flora non verranno trascurati, anche perché continuano a infittirsi e ad arricchirsi di nuovi strani particolari! Ai furti dell’ipotetico fantasma si aggiunge una misteriosa invasione di gatti gialli che coinvolgerà anche altre case della zona e, altro mistero, la comparsa al bar di un inquietante e pericoloso figuro: il pindacciu (lo jettatore). Possibile che l’arrivo in città di questo personaggio foriero di sventura sia legato agli ultimi avvenimenti? Jella delle jelle, viene rinvenuto anche un secondo cadavere. Roversi ha davvero poco tempo per agire, ma per scoprire la verità dovrà tornare indietro nel tempo seguendo gli indizi disseminati ovunque con l’aiuto di Luigi Gualandi e della sua Squadra speciale, formata dalla famiglia di Villa Flora allargata, prima che l’assassino riesca a farla franca. Le ultime pagine lasciano aperti molti interrogativi anche squisitamente logistici: appuntamento alla prossima puntata! In Sardegna? Oppure?

Nella Sardegna degli anni Sessanta, fra antiche tradizioni, leggende locali, credenze popolari, sapori particolari che fanno venire l’acquolina in bocca e paesaggi unici, si snoda una trama popolata da una brillante carrellata di personaggi, che mischia i toni tipici impegnati del genere poliziesco al sorriso. Ma Il giallo di Montelepre ci fa anche ripercorrere gli anni bui del Fascismo e riflettere sui brutti giorni legati alla sua fine. Dopo il 25 Aprile 1945, ovunque in Italia e anche in Sardegna la barbarie prese il sopravvento. Bisognava dare una lezione, pareggiare i conti con i gerarchi e le camicie nere che, per più di vent’anni, avevano tenuto l’isola sotto il tallone dei loro stivali…

Gavino Zucca è laureato in Fisica e Filosofia ed è specializzato in Progettazione di Sistemi Informatici. È nato a Sassari nel 1959 e vive a Bologna.

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