Identità culturale e violenza (Le varie di Valerio 86)

Franco Fabbro
Identità culturale e violenza. Neuropsicologia delle lingue e delle religioni
Bollati Boringhieri, 2018
Scienza

Luoghi e cervelli, io noi altri. Prima e dopo. L’unico e più originale “territorio” di un popolo si situa a livello cerebrale e mentale. La cultura è costituita da informazioni e abilità memorizzate nel cervello umano e, in secondo luogo, nei supporti materiali come manufatti, opere musicali, quadri, lettere, poemi, romanzi, contesti elettronici. Acquista significato solo all’interno di una rete sociale di più individui, gruppi popoli Stati. Anche altre specie hanno espressioni culturali, la nostra è l’unica che per manifestarle si è dotata di un linguaggio articolato simbolico (tradottosi in più lingue, parlate e/o scritte, alcune estinte). Sappiamo ormai qualcosa su quando dove come e perché. L’”invenzione” del linguaggio risale a circa 80 000 anni fa in Africa, un’evoluzione culturale di Homo sapiens che veniva da lontano (rispetto ad altre specie di mammiferi, primati, ominidi, ominini, umani) ed è andata poi molto avanti (dopo che siamo rimasti soli ed è divenuto egemone il modo di produzione stanziale agricolo). I più significativi momenti precedenti Homo sapiens riguardano: sviluppo dell’andatura bipede (4,5 milioni di anni fa), costruzione di primi utensili litici (3,3), fuoriuscita dall’Africa (2,5), controllo del fuoco e aumento della capacità cranica, affinamento delle amigdale bifacciali (1,5), costruzione di lame (0,5), lance e accampamenti (0,4). Lo stile organizzativo di con-vivere in gruppi sociali ristretti in media di 70-150 individui viene ereditato dalla nostra specie e resta invariato per decine di migliaia di anni, con punti di forza (legame bambini-madri-parenti-affini, responsabilità educative diffuse, moderazione dei sistemi punitivi) e limiti di debolezza (scarsa interazione con gli estranei, ostilità e violenza verso comunità linguistiche e culturali differenti). La successiva decisiva svolta avviene con l’”invenzione” dell’agricoltura e dell’allevamento a partire da circa dieci mila anni fa, che consente di sopravvivere e meglio riprodursi a gruppi molto più ampi, popoli, civiltà.

Il neuropsicologo e docente Franco Fabbro (Pozzuolo del Friuli, 1956) da tempo riflette, studia e spiega su bilinguismo e linguaggio, religioni e fede. Condensa ora in un chiaro volume una disamina multidisciplinare sulla crescita parallela negli ultimi millenni di ideali universalistici (integrativi di stranieri) e violenti conflitti identitari (fra istituzioni statuali). Tiene sempre in debito conto la biologia evoluzionistica e le neuroscienze per vedere se e come è possibile conciliare nella mente e nei comportamenti, sia individuali che collettivi, propensioni universalistiche e istanze identitarie, entrambe con radici neuroculturali, entrambe da rispettare e promuovere. Senza differenti popoli, lingue e culture potrebbe non esservi spazio né per un’evoluzione biologica della specie umana, né per un ricco variegato e pacifico progresso culturale e rischiare di imporsi soltanto una desolante, disumana e universale standardizzazione. Serve ragionare bene sia sulla spinta alla violenza sia sull’esigenza di religione. Una certa aggressività intraspecifica è presente in tutte le specie di vertebrati, per l’accesso al cibo o a partner sessuali; fra i mammiferi può essere difensiva, predatoria o di dominanza (soprattutto umana, organizzata e maschile). Quella di dominanza interpersonale non viene approfondita. D’altra parte, in tutte le religioni coesistono nella forma e nelle pratiche, caratteristiche identitarie e aspetti universalistici. Visto che, come per la lingua, esistono strutture cerebrali che rendono possibile l’acquisizione di qualsiasi religione (e opzione relazionale più o meno aggressiva) appare decisiva la prima decade della vita: insegnamenti di storia e geografia delle tradizioni religiose, educazione bi o plurilingue, approcci al pensiero critico e scientifico, induzione all’autoconoscenza. Pochi cenni all’essenziale questione del fenomeno migratorio come straordinario fattore evolutivo della nostra specie.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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