Ogni riferimento è puramente casuale (Le varie di Valerio 101)

Antonio Manzini
Ogni riferimento è puramente casuale
Sellerio, 2019
Racconti

Italia. Intorno a oneri e onori della produzione di libri e a noi ignari lettori che alcuni ne consumiamo. Le presentazioni: il 34enne romano Samuel Protti, barba rossiccia ed esperienze ecosostenibili, dopo 5 romanzi rifiutati da tutte le case editrici del paese, diventa improvvisamente celebre quando un grande editore milanese gli pubblica L’altra bellezza; ora dovrà presentarlo in giro per l’Italia, gli hanno organizzato 143 appuntamenti nei successivi tre mesi; comincia da Gorizia a gennaio, già a inizio febbraio talora piange solo in albergo, dopo la 74° presentazione a Brugherio lo chiamano dall’ufficio stampa in seguito alle lamentele per le risposte sgarbate e gli scarabocchi sulle copie, poi Como e Pavia, finché se ne perdono le tracce; un’odissea, un incubo per ogni scrittore. Le recensioni: l’incorruttibile critico milanese quasi sessantenne Curzio Biroli è il più accreditato commentatore di romanzi, intrattabile cane sciolto; detesta premi e scuole di scrittura creativa, ormai non sopporta più quel che gli suggeriscono di leggere con i continui pacchetti postali, le telefonate, le raccomandazioni; ogni giorno scrive una critica, solo che ormai sono sempre stroncature; tutti gli innumerevoli professionisti non scrittori (né lettori, spesso) operanti fra chi ha scritto (non sempre molto letto, talora) e chi compra (perlopiù in libreria, ancora) s’industriano per corteggiarlo; ci provano anche negli uffici della famosa Hyperion di Brugherio per Amore 2 punto zero, il discutibile manoscritto di Gabriele Seppi; così si rivolgono alla costosa arma finale Adoración Moretti, diversamente bella, una bomba sessuale dalla chioma rosso fuoco naturale. E Biroli forse capitola, a suo modo, i recensori sono vittime. Seguono i mitici autentici scrittori stranieri con i loro amici editori; i mitici isolati scrittori sardi nella collana Meridiani di Mondadori; i mitici librai indipendenti periferici (questa volta a Giugliano) con i loro parenti, amici, amori; le apprese arti dei ringraziamenti finali e delle dediche autografe durante i firmacopie.

L’attore, sceneggiatore e regista Antonio Manzini (Roma, 1964) è uno degli scrittori italiani di maggior (meritato) successo da solo sei anni, dall’avvio della mitica serie alla ricerca dello Schiavone perduto. Aveva pubblicato qualcosa di interessante anche prima e ha continuato poi ad alternare scritture varie ai romanzi e ai racconti sul vicequestore romano trasferito ad Aosta per punizione. Qui in sette brevi episodi grotteschi e surreali immersi in un vocabolario di parole appropriate, sceglie la forma del racconto con l’obiettivo di descrivere alcuni aspetti sostanziali del mondo dell’editoria per come ha imparato a conoscerlo in poco tempo sulla propria pelle, nella fama e nei drammi, nei trucchi e nelle leggende, nelle dinamiche di cultura e di mercato, nei miti tragici e nei tic ridicoli, fra i saloni di Torino, i cortili di Mantova e le tecnostrutture di Pordenone, fra circoli dei lettori, uffici di marketing e quattro amici al bar. Delizioso tutto, a tratti esilarante, con una persistente vena satirica e noir; compreso il titolo, visto che molti riferimenti non sono affatto casuali, tanto che ai ringraziati corrispondono nomi più o meno importanti di quel mondo. Solo pochi scrittori hanno fatto eccezione alla regola che sui Meridiani si pubblica solo chi non è più in vita: “ma quelli sono scrittori senza regole, esecrano tutti i dettami e nella vita fu impossibile misurarli, sia coi meridiani che coi paralleli. Sempre sfuggirono alle conte e … ai cataloghi. Liberi come la lingua e come le storie” (uno fu Camilleri). Sembra per altro che l’unico vero autentico scrittore italiano contemporaneo, Alvaro Careddu (sostiene Protti), abiti nelle campagne del maceratese o faccia il barbone in Friuli Venezia Giulia. Come al solito, discreta attenzione al panorama enologico.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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