La Debicke e… La specie meticcia

Valerio Calzolaio
La specie meticcia. Introduzione multidisciplinare a una teoria scientifica del migrare
People, 2019

Tutto comincia dal DNA o acido desossiribonucleico, in termini semplici dagli acidi nucleici che contengono ed esprimono l’informazione genetica. Ogni essere vivente è fatto in uno specifico modo, capace di molte funzioni (riproduzione, crescita, movimento e altre ancora) perché ha ricevuto dai suoi genitori una lunga molecola di DNA contenente tutte le informazioni necessarie. Poi, con l’uso di molecole di RNA o acido ribonucleico, può realizzare quelle informazioni. DNA e RNA sono acidi nucleici, molecole complesse che si trovano nelle cellule. Le proprietà chimiche con cui è scritta l’informazione del DNA fanno sì che questo possa essere copiato in un’altra molecola identica, e quindi trascritto in una molecola di RNA e poi interpretato per produrre le proteine necessarie alle funzioni della vita. Il tutto valido al 100% sia per le piante che per gli animali.
Ma che significato ha tutto ciò per specie umana?
Il DNA ci dice qualcosa sul nostro presente, sul passato vissuto e sul plausibile futuro. Il genoma, ossia l’insieme del codice genetico che ognuno di noi eredita dai genitori, ricorda le informazioni. Anche quello dei nostri genitori l’aveva fatto, come pure quello dei nostri nonni. Pertanto, andando indietro nel tempo, possiamo avere informazioni sul passato e suggerimenti su caratteristiche che potrebbero influire sulla nostra futura esistenza. E tuttavia casuali errori nella copiatura (le mutazioni) aggiungono altre notizie, più incerte perché il ritmo delle variazioni non è costante e uniforme.
Ai nostri giorni il test del DNA è diventato usuale, in qualche caso una moda esagerata senza reale interesse sanitario o sociale.
Si moltiplicano le analisi scientifiche, sia quelle di carattere strettamente medico sia quelle che fecero fondare circa mezzo secolo fa la genetica delle popolazioni, che vide pochi scienziati pionieri (con il ruolo primario di Luca Luigi Cavalli Sforza). Analisi in cui sono impegnati laboratori di ricerca e università di tutto il mondo. Sappiamo, grazie alla possibilità di estrarre il DNA dalle ossa antiche, che le persone che vivono oggi in un qualsiasi posto non discendono sempre da coloro che vivevano in quello stesso posto in passato. Le varie popolazioni hanno potuto approfittare di un costante flusso, di un ricambio, di una continua fusione di gruppi diversi tra loro. Le attuali popolazioni sono un amalgama di quelle del passato, a loro volta frutto di tanti elementi eterogenei.
Oggi i circa 7,7 miliardi di homo sapiens che calcano il suolo terrestre sono frutto di continue antiche mescolanze e migrazioni.
Ricapitolando, sappiamo che mercé una lontanissima comune origine africana, la composizione dell’attuale popolazione dell’Eurasia fu facilitata dalla massiccia migrazione di agricoltori dall’oriente di 9000 anni fa, che andò a mischiarsi con cacciatori-raccoglitori.
Una seconda migrazione di 5000 anni fa, proveniente invece dalle steppe euroasiatiche, portò un altro tipo di DNA e, si pensa, anche le lingue indoeuropee.
Le stesse popolazioni nativo-americane, prima dello sbarco degli europei, godevano di un corredo genetico derivato da successive importanti ondate migratorie provenienti dall’Asia. L’ascendenza est-asiatica è collegabile alle grandi diaspore di genti originarie del cuore agricolo della Cina. E comunque nel lontano passato le popolazioni umane sono sempre state in qualche modo connesse tra loro, che si parli di Africa, Eurasia, Australia o Americhe. E tutte le migrazioni hanno apportato qualcosa in più.
Per dare maggior risalto a questo continuo miscuglio sempre e ovunque, citiamo ad esempio i luoghi che oggi si chiamano Roma, Italia, Africa, Eurasia, Inghilterra, Americhe. Innanzitutto bisogna ricordare che questi stessi luoghi sono cambiati nel tempo, quasi avessero “migrato anche loro”. Si pensi che fino a circa 15.000 anni fa il canale della Manica non esisteva e l’area occupata dal Mediterraneo era molto ridotta rispetto a quella attuale (e dunque dove ora sorge Venezia era lontano dal mare). Per non parlare dei passati ciclici biomi (vedi il Sahara, un tempo una distesa di foreste e ora deserto).
Valerio Calzolaio, con una colta e dettagliata ricostruzione dell’evoluzione umana basata su una lunga serie di importanti ricerche scientifiche, spiega le innumerevoli umane “mescolanze e migrazioni” e, con una coraggiosa definizione, titola il suo saggio La specie meticcia.
Storia millenaria, geografia planetaria e teoria scientifica evoluzionistica delle migrazioni sono lì a confermarcelo, grazie anche ai recenti studi sul DNA antico e moderno. Ogni essere e individuo vivente è il risultato di geni trasmessi nel corso del tempo e di geni adattatisi ai luoghi e agli eventi. Si badi bene: non si tratta di emigrazioni solo umane e mai di immigrazioni solitarie. Ci sono sempre implicazioni ambientali ed economiche. E i profughi ambientali e climatici sono ormai molti di più dei profughi politici. Di fronte al loro imponente e crescente numero, e di fronte alla vastità e complessità del fenomeno migratorio contemporaneo, andrà sempre più definito che cosa significhi essere “liberi di migrare”. Ci sono decine di milioni di migranti attualmente in cammino su tutto il pianeta e non c’è muro o violenza che possa veramente fermarli.
Anche questo libro regala spunti e riflessioni atti a spiegare e rendere più comprensibile il perché di queste migrazioni. Ciò nondimeno noi sappiamo che in futuro, così come è già stato nei secoli e nei millenni, le migrazioni resteranno un fattore evolutivo primario per continenti, Stati, popoli, ecosistemi. Nel tempo si sono mescolate sovrapposizioni genetiche, biologiche e culturali che hanno reso globalmente meticcio ogni luogo e ambiente terrestre. Nel lungo periodo si sono sovrapposte e incrociate migrazioni da e verso più direzioni. Veniamo tutti da uno stesso passato plurivalente e quindi nessuno tra noi può essere considerato davvero come indigeno originario.
Dunque, che ci piaccia o meno, dobbiamo tutti riconoscerci come specie “meticcia.

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