La Debicke e… L’ultimo respiro della notte

Ferdinando Pastori
L’ultimo respiro della notte
Edizioni Clandestine, 2019

Ricordi che tornano dall’inferno e fanno male. Quando la memoria torna non fa sconti: «Piove merda dal cielo. Gocce pesanti che, cariche di sabbia proveniente dalle sponde africane del Mediterraneo, esplodono sul parabrezza. La notte è incazzata. Fredda e buia. Il ritmo dei tergicristalli eccessivo e fastidioso…
La vocina che ti parla da dentro, che ti consiglia di muoverti con cautela, si fa più insistente. Se avesse anche un volto, ti lancerebbe un’occhiata colma di disapprovazione. Resta fuori dai guai, dice. Troppo tardi, rispondi…».
A lui piace muoversi da solo, fare il cavaliere solitario. Ma poi il seguito, l’agguato, lo sparo nella notte… E dopo il buio totale, assoluto. Peggio di un incubo, lo sai che qualcuno ti ha fregato e fa male, ma forse non t’interessa più, neppure di saperlo… Basta!
Un nuovo libro di Ferdinando Pastori con un nuovo protagonista, Fosco Pacelli (ma rivedremo anche il suo Fabio Paleari). Fosco Pacelli è un ex poliziotto scampato per miracolo a un colpo di pistola in testa ricevuto nel corso di un appostamento. Un proiettile andandosi a infilare nel lobo temporale ha fatto un bel casino e gli ha regalato mesi di riabilitazione che si sono conclusi con parziali ma spiacevoli amnesie, costanti dolori alla testa e frequenti e sgradevoli sintomi di epilessia che deve controllare con farmaci. E infatti oggi Fosco non è più un ispettore dell’antidroga con l’ufficio in Questura a via Fatebenefratelli. No, è un miracolato, un sopravvissuto che ha fatto i conti con un proiettile incastrato nel cranio, con i ricordi che vanno e vengono come flash back, vittima di un’invalidità permanente che l’ha costretto a lasciare tutto: la sua città, Milano, gli amici, la divisa e trasferirsi a vivere e lavorare a Ibiza. Oggi Fosco vive nell’isola dei sogni, delle vacanze, dell’eterna estate e ha tagliato i ponti con il passato. Una vita tutto sommato non male, un nuovo lavoro con un valido e corretto socio spagnolo che ci sa fare. Insieme gestiscono una società che offre servizi di sorveglianza, rende benino e permette a Fosco di frequentare buoni locali, portarsi a letto giovani turiste e godersi la splendida vista della Play den Bossa e l’azzurro del mare dal suo comodo appartamento. Ma la telefonata che gli annuncia la strana morte di un fraterno amico lo costringerà a tornare in una Milano immersa nell’appiccicosa lava bollente di un agosto fuori del normale e a indagare. Droga, cocaina, tagliata male, l’amico giornalista si faceva da tempo, sempre convinto di sapere e poter smettere a comando. Stava seguendo una pista… Qualcosa di grosso che ha provocato una vendetta? Gli ex colleghi della polizia vorrebbero chiudere sull’incidente ma Fosco non ne è convinto. In casa dell’amico morto, molto abitudinario, mancano i Moleskine con gli appunti degli ultimi tempi e invece saltano fuori precisi indizi, poi ci sono alcune strane coincidenze… Fosco doveva rientrare a Ibiza, invece rimanda e cerca il costoso ma indispensabile aiuto di Paleari, pronto a riciclarsi nei panni di una specie di factotum, battitore libero e investigatore privato senza licenza che lavora sul passaparola e su commissione.
Pacelli si butta, prova a ritrovare il poco buono del passato, a confrontarsi con quanto ha perduto. Gira annusa, corre rischi e cade in trappola. Qualcuno molto crudele e pericoloso intende usarlo come preziosa pedina per scoperchiare una pentola bollente ricolma di pericolosi segreti. Non ha scelta: messo sotto ricatto da un perverso burattinaio, Fosco Pacelli sarà coinvolto di persona, costretto a entrare nel gioco perverso e a interpretare suo malgrado il ruolo dello sfidante.
Un palcoscenico vasto per un inquietante noir che spazia nei diversi quartieri cittadini e che consente all’autore, tramite il protagonista e gli eccellenti comprimari, di dipingere un ritratto senza fronzoli di un certo mondo e di certi aspetti della attuale società milanese.
Ci piace anche Ferdinando Pastori per il convincente taglio noir che riesce a regalare a tutta la storia. Anche se alla fine forse niente è veramente come pare e talvolta gli sviluppi di certe complicate situazioni offrono l’imprevedibilità dell’incertezza. Significativi i continui riferimenti letterari e musicali che accompagnano la narrazione.

Ferdinando Pastori è nato a Galliate (NO) nel 1968. Vive e lavora a Milano. Appassionato di letteratura americana, soprattutto del minimalismo di Carver e della corrente post-minimalista di B.E. Ellis, Jay McInerney e Leavitt, predilige la struttura narrativa del racconto per l’intensità, la tensione e le emozioni che si possono condensare in un breve testo. Scrive dal 2003 e con Edizioni Clandestine ha pubblicato Euthanasia, Vanishing Point, No Way Out e Piccole storie di nessuno. Nel 2004 si aggiudica il premio “Roma Noir. Autori, editori, testi di un genere metropolitano” con il racconto “Mantis (come una…)”. Attualmente collabora con il network d’arte indipendente Karpòs.

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