Elefante a sorpresa (Le gialle di Valerio 221)

Joe R. Lansdale
Elefante a sorpresa. Un’indagine di Hap&Leonard
Einaudi Torino, 2019 (orig. 2019)
Traduzione di Luca Briasco
Noir

LaBorde. Il gennaio scorso. Tempaccio in East Texas. Freddo, vento, tuoni, lampi, tanta tanta pioggia. Alberi divelti, strade inondate, corrente saltata, dai temporali a un diluvio, a una tempesta, finanche proprio a un uragano. Hap e Leonard hanno finito un lavoro di sorveglianza a San Augustine e stanno tornando a casa. Non c’è nessun’auto per strada, è buio fitto, d’improvviso i fari della loro Prius illuminano una minuta ragazza asiatica albina, a piedi nudi e in pigiama, gli occhi impauriti di un azzurro slavato. La fanno salire dietro, non parla, ha la bocca piena di sangue. Poi sbuca un Suv nero, esce un nero grande e grosso che solleva una pistola e spara. Scappano, vengono inseguiti, rispondono al fuoco, il Suv sbanda e finisce in un fossato pieno d’acqua sul lato della strada. Portano la ragazza in ospedale, qualcuno aveva cercato di tagliare la lingua della giovane, segata quasi a metà. In piena notte avvisano gli agenti di servizio, il Suv c’è ancora, vuoto e identificato come rubato. I nostri due eroi vengono interrogati alla stazione di polizia della piccola città, mentre un bravo poliziotto è piazzato davanti alla porta della ferita, Nikki è già sotto intense cure mediche. Hap avvisa la sua rossa Brett, rintanata a casa con Chance, Reba e Buffy. Le spiega cosa è accaduto, che non sanno niente della ragazza e che intuiscono non sia ancora al sicuro. Tornano in ospedale e fanno bene. Qualcuno la vuole presto morta, sono tanti e molto cattivi, hanno mezzi e coperture potenti, risulteranno disposti a uccidere chiunque si metta di mezzo. C’è poco da indagare, si tratta solo di tentare di salvarla e salvarsi fra le intemperie del pessimo tempo da lupi, senza saperne bene il motivo.

Un nuovo romanzo di botte sanguinanti e sparatorie letali, classico hard-boiled, arricchisce la divertente intelligente serie noir di Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951). Gli allenati ma attempati Hap e Leonard vorrebbero stare tranquilli, rischieranno l’osso del collo e, come al solito, useranno varie volte non solo le arti marziali ma soprattutto il fattore sorpresa, violenza necessaria fatta virtù con l’ironia, trovate un po’ sceme ma piene d’energia, l’elefante come lo chiamano loro (da cui il titolo). Il narratore è ovviamente Hap, al passato. I capitoli sono brevissimi e i dialoghi la fanno sempre da godibili padroni, fra i due, fra i due e altri, fra i due e i cattivi, tenendo presente che il peggiore è questa volta Wilson Keith, il re del crimine di tutto il Texas orientale; più che al figlio si affida alla crema della crema, una squadra di sicari e delinquenti molto armata ed efficiente, forzuti e forzute della High Cotton Gang, pagati per far diventare LaBorde come Juárez all’apice delle guerre di droga. Per la somma giusta ammazzerebbero anche le loro madri. Mentre a loro volta i due si sono subito affezionati a Nikki che pure, forse, non è proprio uno stinco di santa. Sarà arduo contare i morti. Così Hap per tutta l’avventura mantiene il rovello delle sue regole da idealista ferito ed esitante, con un’anima “liberal” e una mira eccelsa: non c’è motivo di ammazzare una persona se non risulta proprio indispensabile, bene cercare giustizia senza agire per rabbia o vendetta e senza distruggere la speranza, meglio non usare sempre e solo pugni e armi per risolvere i problemi gravi. Peraltro un tempo ballava bene e la playlist di Brett merita morbido ascolto: Runaround Sue di Dion, Beach Boys, primi Beatles, Buddy Holly, Johnny Cash e tutti gli dèi del rhythm and blues.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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