La casa delle bugie (Le gialle di Valerio 223)

Ian Rankin
La casa delle bugie
Rizzoli Milano, 2019 (originale 2018)
Traduzione di Alberto Pezzotta
Noir

Edimburgo. Dodici giorni del febbraio 2018, da martedì al secondo sabato successivo. Quattro ragazzini di 11 anni trovano casualmente un’auto sotto un canale ai margini del bosco, all’interno del bagagliaio sembra esserci uno scheletro, meglio chiamare la polizia. L’ispettore capo della Omicidi Sutherland, una dei suoi due vice Siobban Shiv Clarke e la patologa della Scientifica Deborah Quant guidano il sopralluogo: il cadavere è maschio, lì dentro da anni dopo aver subito un trauma cranico, con due manette a legargli le caviglie, strano. Il duro onesto circa 70enne sergente in pensione John Rebus, capelli castani e occhi verdi, ex gran fumatore e bevitore, da tempo separato, una figlia lontana, ora più o meno fidanzato con Deborah, chiama l’amica Shiv, cresciuta con lui, e domanda se la macchina era una Polo. È convinto possa appartenere a Stuart Bloom, un esperto investigatore privato di Edimburgo scomparso nel marzo 2006, che a quel tempo aveva come compagno il figlio ricercatore di un detective di Glasgow e lavorava per il proprietario di quei boschi, il produttore cinematografico Jackie Ness, rivale dell’uomo d’affari Adrian Brand (poi divenuto sir) sia caratterialmente sia sulla compravendita di un terreno (futuro studio per girare film o campo per giocare a golf). Le indagini furono un fallimento, i poliziotti commisero errori e furberie (compreso John), la famiglia di Bloom protestò molto. Appena la notizia si diffonde, riprendono le stesse dinamiche di dodici anni prima, la famiglia è sul piede di guerra, il detective Malcom Fox (amico di Shiv e John) viene inviato dai Crimini Gravi a verificare se le lamentele del passato erano fondate, incombe l’Anticorruzione (non si chiama più CCU bensì ACU) anche se vi lavorano proprio due che erano allora sul campo. Poi qualcuno perseguita Clarke su un differente caso recente, telefonate anonime e minacce: chiede aiuto agli amici.

Ancora un ottimo romanzo, 22esimo della serie, dello straordinario scrittore scozzese Ian Rankin (Cardenden, Fife, 1960) in terza varia, soprattutto sugli investigatori, per quanto nessuno di loro proprio sulla stessa lunghezza d’onda. Un incastro perfetto di cold cases, nuove trame, intrecci paralleli, antico e moderno nel lavoro di polizia. Nel 2006 si era occupata del caso Bloom la vicina Sezione investigativa del quartier generale della Lothian and Borders Police di Fettes Avenue, guidata da Bill Rawlston (che allora aveva una relazione con una collega e ora è vedovo di una fumatrice, malato di tumore quasi all’ultimo stadio), con Rebus e altri cinque sei poliziotti ai suoi ordini. Veniva detta la “Grande Casa” ma, come Rebus spiega a Malcom “nelle famiglie mentono tutti – e noi eravamo una famiglia. Dentro e fuori la Grande Casa, ci raccontavamo balle a vicenda, e spesso anche a noi stessi.” Non è cambiato nulla (da cui il titolo): “tutti continuano a pararsi il culo, a pugnalare gli altri alle spalle e a far finta di essere impegnati quando non hanno niente da fare”. E tante bugie vengono dette dietro le mura domestiche, segreti e tradimenti, altrettante famiglie disfunzionali enormi e infelici. Come quelle coinvolte nell’omicidio di una 17enne qualche mese prima, che Clarke aveva apparentemente affrontato e risolto, una soluzione sensata che nasconde però ulteriori torbidi intrecci come Rebus scopre, scavando e trovando così il modo di affrontare i colleghi corrotti anche in relazione allo stesso insospettabile colpevole del caso principale. Ancora Rebus a suo modo riuscirà infine a farlo confessare, tutti immersi nella criminalità. Non c’è redenzione che tenga, tanto più che pure la Brexit potrà risultare una miniera d’oro per chi è pronto a capitalizzare sui disastri. Più vino (Merlot e Pinot grigio) che birra per i non astemi. Encomiabile colonna sonora, Brian Eno per pensare.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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