La Debicke e… Bellezza rossa

Arantza Portabales
Bellezza rossa
Solferino, 2019

Bellezza rossa si presenta ai lettori con tutti i crismi del giallo classico alla Agatha Christie. La vittima sacrificale, Xiana Alén, ha appena quindici anni quando viene trovata con la gola tagliata, distesa in un lago di sangue nella sua camera da letto. La scena, dai macabri risvolti teatrali, ricorda la coreografia di La morte rossa, uno dei famosi quadri dipinti da Aurora Sieiro, nonna della morta e celebre artista a livello mondiale. Accade nella tarda serata della vigilia di San Giovanni, il 23 giugno, mentre i genitori di Xiana, Teo Alén e Sara Somoza, la zia Lía, la prozia Amalia e gli amici e vicini di casa Fernando e Inés stavano cenando nel giardino della bella villa. Sei persone attorno a una tavola, una tipica cena dell’alta e ricca borghesia di Santiago de Compostela. Xiana non era con loro, ma in punizione in camera sua perché i risultati scolastici di fine anno si annunciavano disastrosi, con ben sei materie marchiate dall’insufficienza. Ma la famiglia di Xiana non è una famiglia come le altre. Sua nonna, la madre di Sara e Lía, era una grande artista. Lía ha ereditato la sua passione ed è diventata una pittrice di fama internazionale. Anche Xiana mostrava già una straordinaria bravura. Lía e Sara sono gemelle ma, sebbene si assomiglino molto nel fisico, caratterialmente sono agli antipodi. Lía è fragile, delicata ma calda e appassionata, par vivere solo per il suo mondo fatto di colori. Sara, fredda, calcolatrice e dominatrice, conduce una vita normale, si è sposata, ha messo al mondo una figlia e non si è mai interessata d’arte, il tacito marchio di famiglia.
Ma chi ha ammazzato Xiana? Non risultano segni di effrazione, la villa è ben protetta dai sistemi di sicurezza. Le telecamere istallate all’esterno dicono che nessun altro, nella presunta ora dell’omicidio, è arrivato o ha lasciato la dimora. Un agghiacciante particolare striderà ben presto con tutta la storia: buona parte del sangue in cui giace il cadavere era artificiale. Una atroce e simbolica messinscena?
Al commissario Santi Abad e alla sua brava assistente Ana Barroso pare subito evidente che il colpevole debba essere per forza tra i sei commensali del 23 sera. Tutti sono sospettabili: sia la madre, l’affascinante Sara, donna arrivata, alta dirigente al top di un’azienda, che il biondo e bel padre Teo Alèn, funzionario pubblico, sia la zia Lia che la prozia Amalia, che ha cresciuto le nipoti, e non si possono scartare i due vicini ospiti: Ines, notaio, e Fernando, insegnante delle scuole superiori. Avevano tutti l’occasione. Ma chi aveva il movente per un simile delitto? I soldi, il sesso, la rabbia, l’invidia, la gelosia, oppure la follia?
Tra tanti segreti di famiglia, relazioni illecite e ripetuti crolli psichici, pian piano la trama si stringe intorno all’assassino. Santi Abad, il moderno Poirot della situazione, con l’indispensabile appoggio di Ana Barroso deve interrogarli tutti, uno dopo l’altro, per arrivare alla soluzione.
Bellezza rossa è il secondo romanzo di Arantza Portabales tradotto in italiano, dopo Lasciate un messaggio dopo il segnale. Arantza Portabales sa come tenere il lettore ancorato alle pagine, con il suo stile asciutto, veloce e incalzante, efficace e senza sbavature. Stavolta ci regala una trama avvincente ma cruda, tanto che potrebbe stupire la scelta di ambientarla in una città celebre per essere meta di pellegrinaggi frequentati dai credenti cattolici e no. Una città in cui si svilupperà un giallo/noir a forti tinte, come il rosso del sangue che è uno dei protagonisti. La bellezza rossa del titolo, infatti, è la bellezza del sangue, perché ciò che a molti può sembrare disgustoso, riveste invece per le pittrici un fascino speciale, magnetico e inquietante. Molto ben descritti i personaggi che si incrociano e scontrano fra silenzi, accuse, torbide relazioni, complicati interessi e crolli psichici. Le due gemelle per esempio hanno mantenuto fin dall’infanzia una strana relazione, troppo intensa, dipendente, tossica. Una relazione che, pagina dopo pagina, incombe e permea la trama che diventa sempre più inquietante, fino a condurci, in un clima di massima suspense, alla drammatica conclusione. Ma quando tutto sembra finito, si riuscirà finalmente a capire cosa sia successo davvero in quella tragica notte di morte di San Giovanni?
In fondo, pur dopo aver chiuso con successo l’indagine della polizia, Arantza Portabales lascia in sospeso qualcosa di una parte più personale nella sua narrazione. Non la conosciamo come romanziera seriale e ignoro se farà tornare in un nuovo libro Santi Abad e Ana Barroso, ma il finale lascerebbe immaginare un altro romanzo pronto a riprendere la loro storia.
Convincente ed efficace aver preferito la narrazione in prima persona per Lia, la gemella pittrice ossessionata dai timori e dai tanti flash back della memoria.

Arantza Portabales (San Sebastián, 1973), galiziana, dopo gli studi giuridici si è dedicata alla scrittura. La sua prima raccolta di racconti, A Celeste la compré en un rastrillo, è del 2015. Dello stesso anno è il suo primo romanzo Sobrevivindo che ha vinto il XV Premio de Novela por Entregas de la «Voz de Galicia». Bellezza rossa è il secondo romanzo tradotto in Italia, dopo Lasciate un messaggio dopo il segnale (Solferino 2018).

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