La Debicke e… Il giallo di Villa Nebbia

Roberto Carboni
Il giallo di Villa Nebbia
Newton Compton, 2020

Si apre con un crudele e inspiegabile doppio omicidio – che nel prosieguo si potrà ancorare a circa dieci anni prima – e si passa al primo capitolo, nell’inverno del 1978, mentre l’Italia sta vivendo la spaventosa stagione degli anni di piombo, annichilita dagli avvenimenti quotidiani, agghiaccianti e sanguinari, che fanno da cornice a una storia fiorita lontano da tutto e tutti e stranamente fuori dal tempo. Il cinquantenne Piero Bianchi è solo un povero fallito. Era partito bene, Piero: aveva preso una laurea, godeva di una certa agiatezza ereditata dal padre, piccolo impresario edile, si era sposato e aveva una figlia. Ma poi per Sasso Marconi, il suo paese, era diventato una specie di paria. Per anni infatti si era ubriacato giorno e notte, ovunque e senza freni, forse per tacitare insoddisfazione e incontrollabili demoni, trascurando lavoro e famiglia al punto da rendere la convivenza quasi impossibile. E quando finalmente aveva trovato la forza e la volontà di disintossicarsi, la vita gli aveva regalato solo ferite: l’incomprensibile suicidio della moglie e il successivo allontanamento della figlia fuggita via, lontano, che rifiutava di parlare con lui. I suoi compaesani e vicini di Sasso Marconi lo trattano da assassino e non perdono occasione per attaccarlo a parole e con i fatti, danneggiandogli persino la casa con atti di vandalismo. Sarà anche e soprattutto per allontanarsi, per fuggire da quella continua gogna giornaliera, che quando legge l’annuncio che a Villa Nebbia stanno cercando un custode per la proprietà, si presenta per avere il lavoro. L’accoglierà con grande diffidenza l’avvocato Emidio, che tuttavia il giorno dopo glielo affiderà, corredato da una fatiscente casetta semidiroccata come alloggio. Emidio è l’ex marito di Ilde, l’anziana proprietaria di Villa Nebbia. Ilde è stata rimessa in libertà da poco e giudicata clinicamente inoffensiva, dopo aver scontato nove anni in un manicomio criminale per aver trucidato il compagno e la di lui figlioletta. A oggi nella grande casa vive con lei solo Maria Sole, la nipote allora bambina e testimone del delitto. Ciò nondimeno Piero, che non desidera altro che un po’ di tranquillità e allontanarsi dai compaesani, accetta lo stesso l’incarico. Sarà l’occasione per intraprendere una nuova vita e chiudere definitivamente i conti con il passato. Ci sono tante cose da fare nella proprietà…
Ma una volta trasferito comincia a farsi delle domande. Intanto ha sempre l’impressione che qualcuno si aggiri continuamente tra la casa e il giardino… Vede il lucore di torce che denunciano presenze notturne nel bosco limitrofo, nella villa si accendono improvvisamente luci in stanze ufficialmente vuote. Possibile che si stia lasciando suggestionare dalle spaventose voci legate a quel posto? Certo è che superare il cancello della proprietà è come entrare in un altro mondo, un mondo quasi irreale. C’è la giovane Maria Sole, per la quale Piero prova contemporaneamente tenerezza e apprensione per il suo carattere, talvolta schietto e dolce, altre volte indifferente o peggio ostile. E la zia, tornata libera ma ammalata e prigioniera del suo letto, ma sarà vero? Insomma una serie di contraddizioni che lo frastornano. E poi perché Villa Nebbia, una dimora in rovina, cela cantine modernissime, ristrutturate alla perfezione? Un surreale rudere che cade a pezzi assurge al ruolo di protagonista celando la maledizione e il male dei suoi proprietari. E chi sono mai questi padroni che non si vogliono far vedere, e quando lo fanno si comportano come in preda a un incantesimo, accomunati dalla paura o dall’odio?
Piero, in cerca di un’impossibile pace, irrimediabilmente coinvolto in prima persona, si ritroverà in un guaio del quale non immagina lontanamente la portata, con i morti che, uno dopo l’altro, si accalcano nel passato e nel presente, tutti in qualche modo legati al destino dell’antica dimora. Qual è mai il segreto proibito di Villa Nebbia?
Un trionfo del gotico puro, con presenze che si muovono di notte in giardino (fantasmi?) e altre entità sconosciute che spiano. Compariranno misteriosi ordini e minacce scritte sui vetri, colpetti di avvertimento che intimoriscono. Stranezze e incognite che provocano affanno, angoscia, dubbi. Incertezza, inquietudine? Preparatevi a smarrirvi nella nebbia, mai un titolo fu così parlante, e immergetevi nelle parole e frasi del misterioso “giallo di Villa Nebbia“. Un romanzo che occhieggia a storie e ad atmosfere di altri tempi, ma bravamente sorretto da una gelida trama, fatalmente avvincente. C’è un assassino che si muove preciso e letale, una trappola pronta a scattare e imprigionare un innocente, la polizia sembra solo un altro minaccioso nemico…
Con la colonna sonora, sinistramente scandita, di Tu mi fai girar… come fossi una bambola, all’epoca gran successo di Patty Pravo, Roberto Carboni, finora collaudato noirista, si è divertito stavolta (immagino) a concepire e scrivere un tragico ma accorto giallo goticheggiante che intinge il biscotto nel trascendentale.

Roberto Carboni è nato a Bologna nel 1968 e vive sulle colline di Sasso Marconi. È autore di numerosi romanzi e docente di scrittura creativa a tempo pieno. Nel 2015 è stato premiato con il Nettuno d’Oro (in precedenza attribuito, tra gli altri, a Lucio Dalla e Carlo Lucarelli), nel 2016 con il premio speciale Fondazione Marconi Radio Days (precedentemente premiati Enzo Biagi, Lilli Gruber). Nel 2017 ha vinto il Garfagnana in Giallo, nella sezione Romanzo Classic. Nel 2018 è stato vincitore del SalerNoir Festival di Salerno.

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