La scienza e l’Europa (Le varie di Valerio 121)

Pietro Greco
La scienza e l’Europa. Volume 5: dal secondo dopoguerra a oggi
Prefazione di Giulio Giorello
L’Asino d’oro Roma, 2019
Storia e scienza

Europa. 1943-2015. Nella prima metà del secolo scorso, l’Europa è stata sconvolta una guerra civile durata oltre trenta anni, alla cui fine si è profondamente modificata la sua posizione nel mondo, l’antico primato risulta andato perduto. L’asse scientifico e la capacità d’innovazione, conseguentemente la centralità geopolitica, si spostano poi nel Nord America e, in misura minore, in Unione Sovietica. Nei primi anni della seconda metà del secolo, l’Europa sembra voler e poter risorgere dalle proprie ceneri, ben presto riesce lentamente ad affermare il nuovo modello di welfare: una progressiva integrazione istituzionale e un diffuso benessere sociale, entrambi fondati sulla produzione di nuova conoscenza e sulla collaborazione fra Stati. Eppure emergono via via anche i limiti e le contraddizioni del processo e soprattutto una nuova incrinatura nel rapporto con la scienza: all’inizio del XXI secolo, la spesa dell’Europa in ricerca è inferiore a quella media del resto del mondo, per la prima volta nella sua storia dopo la rivoluzione scientifica del Seicento. Sono cresciute sia la diffidenza verso la conoscenza che le spinte centrifughe dei nazionalismi. Appare in crisi lo stesso concetto di solidarietà, aleggiano ovunque sentimenti di ostilità e di odio, manifestazione di un’inquietudine profonda, cui si potrà far fronte solo ricercando con determinazione una nuova sostenibilità, sociale ed ecologica. Come spiega Giorello nell’introduzione del bel volume sul rapporto contemporaneo fra scienza ed Europa: “emanciparsi dai pregiudizi potrebbe sembrare un lusso da intellettuali privilegiati. Ma è proprio grazie a tale liberazione che si possono ottenere, in tempi più o meno brevi, quei successi a livello pratico – dalla ingegneria alla medicina – che fanno emergere migliori condizioni di vita. Senza illusioni, ma con sobria lucidità; senza privilegi, o meglio senza alcuna forma di discriminazione”.

Il miglior giornalista scientifico italiano vivente, a lungo formatore dell’intera categoria, il chimico Pietro Greco (Barano d’Ischia, 1955) ha completato un’opera immensa, il rapporto della piccola e marginale appendice occidentale dell’Eurasia con la scienza, partendo dalla motivata tesi che per millenni la situazione della seconda è stata principale causa dei successi e delle crisi della prima. L’ottima narrazione del quinto e ultimo saggio alterna con chiarezza e profondità la sintetica ricostruzione storica, i fenomeni e gli eventi della geopolitica, con la disamina degli avanzamenti nelle varie discipline scientifiche, comparando sempre il quadro europeo rispetto a quello mondiale. I primi tre capitoli descrivono la situazione degli esausti popoli europei “dopo la catastrofe” e fino al 1989: avevamo perso tutti, “noi” europei (oltre ai mortiferi risultati dei campi di battaglia militare); vi fu subito un enorme massa di migrazioni forzate che in meno di dieci anni ricollocarono ben cinquanta milioni di persone fra i vari Stati del continente; paure e divisioni rallentarono progetti comuni con la splendida eccezione del Conseil européen pour la recherche nucléaire, il Cern a Ginevra dal 1954 (su spinta italiana); si concretizzarono poi le tappe del noto processo di integrazione, che però non tenne abbastanza conto del dramma della guerra fredda e della svolta tecnologico-produttiva realizzata negli Stati Uniti, soprattutto grazie alla nuova “società della conoscenza” impostata da Vannevar Bush, consigliere presidenziale. Il quarto capitolo contiene sette minuziosi godibili paragrafi, ciascuno dedicato a una disciplina della scienza europea: fisica, matematica, chimica, biologia molecolare, medicina e salute, neuroscienze, medicina della mente (qui forse è parziale il quasi esclusivo riferimento a Fagioli). Gli ultimi due capitoli valutano presente e futuro: lo smarrimento europeo e la crescente crisi a partire dal 1991 (e fino almeno al 2008), anche nel confronto con la conquistata nuova centralità asiatica, in particolare della Cina, il quinto; i punti deboli da controllare e i punti di forza da sviluppare per un effettivo rilancio dell’Europa, basato sul ritorno alla scienza e al welfare State, il sesto. Prezioso indice finale dei nomi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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