I cerchi nell’acqua (Le gialle di Valerio 236)

Alessandro Robecchi
I cerchi nell’acqua
Sellerio Palermo, 2020
Noir

Milano. Settembre 2020. Carlo Monterossi, portatore sano di blues dylaniano e di autentici guai (pur avendo orrore della violenza), vivacchia ancora con il programma Crazy Love (che lo ha reso famoso e benestante) e frequenta con crescente affetto Bianca Ballesi, la carina spigliata produttrice televisiva, ormai 41enne. Una sera d’autunno ha lasciato libero creativo spazio culinario alla moldava religiosissima Katrina, vivandiera governante assistente chef, e invitato la sua fresca e fragrante compagna (o congiunta che dir si voglia) e la meno giovane coppia di Tarcisio e Rosa Ghezzi, il sovrintendente (59 anni e 84 kg) con cui spesso ha simpaticamente collaborato e la sua casalinga dolce signora Rosa. S’inizia con gamberi e champagne, poi si prosegue alla grande con tante portate già pronte, fino al caffè. I due uomini si spostano su divano e poltrona dello studio piccolo. Si danno del lei. Monterossi si scusa per non aver saputo aiutare Ghezzi, pur avendo provato, per un torto da raddrizzare tramite tv. Il poliziotto comincia a buttar là qualcosa. Non smette più. “Che ne sa… di quello che c’è là fuori… Parla di ingiustizie e miserabili come se li avessi visti davvero. Ma non è così. Lei ne fa caricature… la sua causa nobile non la capisco. Io ho solo storie ignobili con cui sporcarmi le mani”. Carlo è sorpreso ma interessato, resta seduto e ascolta, il racconto è lungo, riguarda due vicende parallele. Poche settimane prima, un’attempata attraente prostituta faceva la posta a Tarcisio sotto casa, il compagno era sparito; lui se lo ricorda, nel 1990 il Salina era stato il primo arresto da agente, un ladro incappato nel doppio allarme della gioielleria; dopo la sentenza del processo si era impegnato ad andare a trovarla per proteggerla prima che lui uscisse per buona condotta; ora deve assolutamente ritrovarlo. Però è scomparso anche il solitario collega 43enne Pasquale Carella, in cerca di un vero violento delinquente appena uscito di galera, lo odia per vari soprusi e vuol fargliela pagare.

Il giornalista e autore televisivo Alessandro Robecchi (Milano, 1960) continua la serie metropolitana d’alta qualità, inventando ogni volta ottimi romanzi con impasti culturali e sociali differenti, densi e appassionanti, emotivamente tesi e ben stesi. La narrazione è in terza varia al presente, qui il contesto è la casa di Carlo, chi racconta con lucida mestizia è Ghezzi, l’affettuoso coprotagonista è Carella visto che i due poveri dolenti colleghi sono legati nella lotta al crimine, senza carrierismi, diversamente perbene leali stanchi, e i casi finiscono per sovrapporsi. Il filo delle storie è riassunto nel malinconico titolo: il sassolino nell’acqua ferma produce un cerchio, poi un altro, poi un altro, i cerchi si allargano; cerchi concentrici di dolore, delle perdite, delle nostalgie, delle ingiustizie, tutti li abbiamo; che fatica, che pena! All’inizio il caso di Ghezzi è più un giallo investigativo privato, il caso di Carella un noir hard-boiled privato, il primo è spinto da un’antica pudica attrazione e da indizi misteriosi, il secondo dalla rabbia cieca per non aver potuto salvare una o più delle donne ferite dal feroce possente magnaccia. Quasi subito, però, il vicequestore incarica il buon riservato Ghezzi di trovare il Carella messosi sulla cattiva strada, tutti gli altri poliziotti della questura sono impegnati nel clamoroso caso ufficiale, in prima pagina sulla stampa, l’inspiegabile delitto di un rispettato incensurato restauratore e antiquario, Amedeo Crodi, trovato morto, picchiato forte nel suo magazzino-laboratorio, con tanti soldi e ricchi oggetti lasciati lì, non un furto comunque. Ci penseranno loro, scarpinando per la grande biodiversa Milano, non senza amarezze. Ovviamente siamo accompagnati da meno Dylan del solito, Carlo sceglie a caso dalla playlist del computer che comanda lo stereo, qualcosa di sottofondo per riempire le poche pause del racconto: esce la voce di Nina Simone, Memphis in June.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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