Una perfetta bugia (Le gialle di Valerio 239)

Peter Swanson
Una perfetta bugia
Einaudi Torino, 2020 (orig. 2018, All the Beautiful Lies)
Traduzione di Letizia Sacchini
Noir

Maine, maggio. Tra meno di una settimana Harry dovrebbe festeggiare la laurea a New Chester (Connecticut): tesi pronta, esami finiti, formalità espletate, si sente concentrato e preoccupato. Improvvisamente lo chiama Alice Moss, la seconda moglie del padre: Bill è morto cadendo dalla scogliera, era sull’alto sentiero dove andava a camminare quasi tutti i giorni. Harry parte subito per Kennewick dove la coppia viveva in una vecchia magione vittoriana (ribattezzata la Signora in grigio), un poco restaurata subito dopo la sua partenza per il college. Il padre amava i libri, soprattutto i gialli; prima possedeva una libreria antiquaria col socio Ron nel West Village a New York, poi un tumore aveva ucciso la prima moglie Emily, lui aveva aspettato il diploma del figlio e poi, pur mantenendo alcuni legami, s’era trasferito a nord, nella zona in cui era nato (il Maine); lì aveva conosciuto la bella Alice (di 13 anni più giovane), che lavorava in un’agenzia immobiliare, mai sposata e senza prole, e aperto un negozio di libri per i villeggianti, i turisti e i pochi cittadini. Non si capisce proprio come mai sia caduto, ben presto però la polizia si orienta sull’ipotesi di omicidio, Bill aveva preso una gran botta in testa mentre camminava. Harry è sempre più inquieto, la morbida prosperosità di Alice lo turbava già prima, ora lei è ancor più accogliente e seduttiva, eppure dubita che sia completamente sincera. Inoltre, al funerale vede Grace, una graziosa ragazza 25enne che sembra aver condiviso tempo e interessi con Bill, forse addirittura una relazione amorosa, e che comunque gli nasconde qualcosa. Scopre così di non aver ben compreso le storie sentimentali dell’amatissimo padre e di essere a un punto di svolta delle sue. Ombre e ossessioni, cadaveri e segreti riguardano pure il passato e ora s’infittiscono, molti mentono, tutti sentono il pericolo e qualcuno ha in programma nuovi omicidi.

Il bravo scrittore americano Peter Swanson (Concord, Massachusetts, 1968) ha forse due costanti finora: Old e New England, vari protagonisti a incastro con tranelli dietro l’angolo, sempre nuovi. Conferma qualità di fantasia e abilità di scrittura, anche il nuovo libro è avvincente e compatto, un torbido noir. Il romanzo ha due parti, ognuna con differenti protagonisti, si alternano Harry e Alice nella prima, Caitlin (la sorella gemella eterozigote di Grace) e Jake (l’uomo legato ad Alice adolescente) all’inizio della seconda, vari per il resto. La narrazione è tutta in terza persona al passato, ma affronta e alterna due periodi temporali distanti, le odierne luttuose avventure di Harry e i lontani trascorsi affettivi di Alice. Tutto funziona in modo abbastanza oleato e realistico, le bugie possono essere sia belle che brutte. Non è uccidere il problema, casomai cambiare sé stessi e le vittime. Sono ovviamente continui i riferimenti ad autori e opere di genere giallo: sulla scia del padre (ucciso nemmeno 50enne), Harry appena può sceglie il police procedural di Ed McBain, anche se poi deve far quasi tutto da solo per capire se e come cavarsela. Bill spiega così il piacere assoluto per il genere: “Non sono mai riuscito a fidarmi di un libro che non si aprisse con un cadavere”, una regola stilistica che per decenni molti hanno mantenuto (compresi McBain e, pure qui, l’autore). Segnalo il Phone Finder per localizzare cellulare e persone tramite computer. Nelle relazioni a due l’indifferenza conferisce potere, a futura memoria, meglio archiviate tale dinamica prima possibile. Riempire il vuoto con le domande è sintomo d’egoismo. Si beve tanto e in ogni occasione, mini e superalcolici, ognuno con gusti variegati e legati al momento; il buon vino non si smentisce mai, Primitivo per festeggiare in barca. Jake e Alice ascoltavano i Genesis; Bill preferiva Frank Sinatra e Bob Dylan.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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