Clima (Le varie di Valerio 134)

Angelo Tartaglia
Clima. Lettera di un fisico alla politica
Edizioni GruppoAbele Torino, 2020
Scienza

Pianeta Terra. 2020. Alcuni hanno l’irragionevole speranza che dialogando, cercando di capire e di spiegare, ognuno di noi si renda conto che alla fin fine guardare lontano nello spazio e nel tempo è più conveniente del chiudersi in sé stessi; perseguire l’interesse generale salvaguarda anche nel migliore dei modi l’interesse personale e non viceversa. Il grande fisico in pensione Angelo Tartaglia (Foggia, 1943), piemontese d’adozione, già ordinario di Fisica presso il Politecnico di Torino, ha deciso di scrivere una lettera al presidente del Consiglio e, per il suo tramite, alla politica in generale. Coglie l’occasione della maggiore attenzione per la scienza e forse per i temi della sostenibilità, connessa alla drammaticità dell’epidemia che stiamo vivendo, per formulare dubbi e proposte sulle evidenti contraddizioni nella narrazione degli organi di informazione, nelle politiche istituzionali, nelle politiche aziendali. La questione cruciale è quella del clima. Sembra vi sia ormai un consenso generale sul fatto che il rapido mutamento climatico sia un complesso di fenomeni più che reale: da un secolo e mezzo a questa parte vi è stata una crescita della temperatura superficiale del nostro pianeta (circa 1,3 °C dal 1880 a oggi), più marcata nelle regioni artiche che in quelle tropicali, con conseguenti innalzamento del livello medio dei mari (di circa 20 centimetri), aumento dell’intensità e frequenza degli eventi meteorologici estremi, ampie migrazioni forzate di masse di disperati. Tuttavia, “guardandomi intorno, mi pare di non cogliere molti indicatori di politiche di prevenzione/mitigazione, né su scala nazionale né su scala regionale né su altra scala: sembrerebbe quasi che si preferisca intervenire dopo che qualche guaio si è verificato, non prima. Eppure generalmente costa meno prevenire che curare, tanto più che in qualche caso la cura potrebbe risultare impraticabile… Lei, quale strada pensa di seguire?” L’autore suggerisce di muoversi bene e in fretta sulla base di analisi concrete.

È colpa nostra, dobbiamo aver ben chiara la premessa dell’azione: la responsabilità dell’aumento della temperatura risiede nei processi di combustione provocati dall’umanità per ottenere maggiore disponibilità di energia, che immettono nell’aria tanta anidride carbonica e, attraverso una pluralità di fenomeni specifici, riscaldano l’atmosfera. Dunque, non c’è scelta: bisogna abbattere le emissioni di CO2 di origine antropica, tagliare la ricerca (e le relative trivellazioni) di combustibili fossili (anche quella e quelle sostenute dall’Italia o da gruppi italiani), riconsiderare i miti della crescita dei consumi energetici e delle grandi opere. Non sarà l’innovazione tecnologica a salvarci: la tecnologia riguarda le applicazioni della scienza, l’innovazione avviene e avverrà comunque all’interno dei vincoli che le scienze fisiche hanno scoperto e vengono scoprendo. La presenza di limiti fisici invalicabili si esprime con uno slogan semplice e chiaro: non c’è nessun “pianeta B”. Un’azione decisa per ridurre le emissioni appare anche come una questione di giustizia e di redistribuzione della ricchezza: il combinato disposto di crescita e competizione partorisce diseguaglianze crescenti e un tracollo prossimo venturo. Ciò significa anche cambiare le regole del gioco economico. Una transizione ecologica richiede una radicale trasformazione anche nella sfera della consapevolezza, un’azione auto-pedagogica per sconfiggere la triade egoismo-ignoranza-superstizione, ancor più urgente in questi tempi di pandemia Covid-19. L’autore conclude la lettera con le grandi parole di un poeta: le Operette morali di Leopardi hanno ancora molto da insegnare.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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