Gli eletti (Le gialle di Valerio 246)

Jeffery Deaver
Gli eletti
Rizzoli Milano, 2020 (originale 2020, The Goodbye Man)
Traduzione di Sandro Ristori
Giallo

California. Giugno 2019. Avevamo lasciato incerto Colter Shaw, sprofondato in una sedia da giardino nella Silicon Valley: rintracciare i due ragazzi probabili autori di un crimine d’odio nazista a Gig Harbor nello Stato di Washington o buttarsi finalmente alla ricerca del segreto nascosto dal padre alla Tenuta nella Sierra Nevada.
Colter di mestiere fa il localizzatore, potrebbero andar bene entrambe le missioni. Lui insegue ricompense, materiali e affettive. In genere, cerca le persone che qualcuno vuole ritrovare, valutando caso per caso, non lavora per criminali, risulta allergico alle burocrazie.
Ha 31 anni, parla solo sobrio e composto, sorride molto raramente; uno da non prendere alla leggera, talento da vendere nello sviscerare ogni tipo di indizio, calcola le probabilità di ogni eventuale nesso di causa ed effetto. Sfiora il metro e ottanta, capelli biondi corti, occhi blu, spalle larghe, muscoli tesi, cicatrici su guancia, coscia e (più grande) collo; vive solo in un camper (Winnebago), se può gira in moto (Yamaha da cross), affitta auto servizievoli. Il padre gli ha insegnato il grande Libro del Mai, l’arte della sopravvivenza in condizioni estreme o inattese; prima o poi dovrà scoprire perché era stato perseguitato. Intanto, parte per il selvaggio nord e trova subito complicazioni. Non è detto che i due sospetti siano colpevoli e, quando riesce a rintracciarli prima della polizia, il 27enne si lancia felice nel vuoto da un dirupo. Era stato ospite di una strana Fondazione Osiride, isolata tra le valli delle Montagne Rocciose. Vuole capire e vi si intrufola, ottima idea; sono vietati armi e cellulare, pessimo posto; non è fatto per uscirne felici vivi. C’è una Victoria a motivarlo.

L’eccelso scrittore americano di thriller Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 1950), dopo altri cicli ed esperienze narrative (dal 1988) e lo straordinario successo della serie con Lincoln Rhyme (1997-2018), ben conosciuto in 24 lingue e oltre centocinquanta paesi, pure al cinema, insiste con il nuovo affascinante personaggio. Anche il secondo romanzo è ottimo, meccanismi perfettamente oleati, il seguito è già in corso di stesura. La terza persona è fissa su Colter Shaw, il testo serve a presentarcelo a tutto tondo, forte e veloce corridore, gran lottatore e arrampicatore, incapace di incassare bene la gratitudine, continuamente alle prese con le regole del mai apprese e aggiornate; se ne contano citate in corsivo oltre venti, in contrapposizione con altrettanto numerose regole obbligatorie durante le settimane del Percorso per i novizi. Il titolo fa riferimento al particolare ristretto esclusivo gruppo di accoliti e affiliati della setta, l’ipnotico guru Maestro Eli propone presto a Colter di entrare a farne parte, lui capisce però di essere un Elemento Tossico. La sua salvezza si chiama Mack McKenzie, donna detective stanziale in grado di creare a tavolino le premesse di ogni attività dell’uomo d’azione. L’autore ci introduce con maestria nel mondo delle variegate sette americane, sono tutte programmate e poi servono deprogrammatori. Alcolici apparentemente vietati, il vino rosso potrebbe essere adulterato, i liquori circolano di straforo. Nel campo risuonano a ogni ora le note dell’introduzione dell’Inno alla gioia, il movimento corale della Nona sinfonia di Beethoven. L’occasionale alleato canticchia Paverelli (Pavarotti).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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