La Debicke e… Il rumore della pioggia

Gigi Paoli
Il rumore della pioggia
Giunti, 2020

Prima avventura di Carlo Alberto Marchi, irresistibile protagonista dei romanzi di Gigi Paoli. Con la testa pelata alla Yul Brynner – come diciamo noi dell’altro secolo – Carlo Alberto Marchi è un disincantato giornalista di cronaca giudiziaria, incasinato col lavoro e la famiglia, ma in gamba e spiritoso. Sul lavoro deve convivere con l’antipatico nuovo direttore del Nuovo Giornale, in famiglia, da padre divorziato e single, deve arrabattarsi da cinque anni, da quando la sua ex è scomparsa all’orizzonte consegnandogli il pacco Donata + peluche e valige – a gestire acrobaticamente la figlia ora decenne (per fortuna con l’appoggio della signora Anna, una tata di gran polso).
Ovviamente, data la situazione, i rapporti con le donne sono risicatissimi, quasi ridotti a zero.
Presentato il protagonista torniamo al libro, un giallo ad alta suspense che ci accompagna in una goticheggiante e abbastanza insolita cornice fiorentina.
Novembre e piove a dirotto, un classico e perfido novembre fiorentino di m… che vorrebbe farci dimenticare quanto è bella questa città. E non basta, perché la prevista visita del presidente israeliano sta per intrappolare Firenze in una morsa crudele di traffico, caotico, e sfido chiunque a sostenere il contrario, anche in tempi normali.
Forze speciali, controlli straordinari e ricevimento dell’israeliano, invece che in prefettura, al nuovo tribunale, l’orrido e sproporzionato Palazzo di Giustizia a Novoli dalle avveniristiche architetture cementizie.
Insomma l’ordinario casino previsto in questi casi ufficiali.
Carlo Alberto Marchi dunque, di lunedì mattina, con un diavolo per capello, è intrappolato nell’auto che da Prato dovrebbe portarlo alla sua quasi seconda casa, il Palazzo di Giustizia – che tale è diventato per colpa del suo lavoro d’inchiesta – quando riceve una telefonata. Il collega e amico, firma di cronaca nera del giornale, Alessandro della Robbia detto “l’Artista”, di nobili lombi e pure miliardario, lo informa che è successo qualcosa di ghiotto in Via Maggio, dove c’è un gran “rifrullo” di gente che accorre.
Una notizia parecchio stuzzicante e da approfondire subito.
Scoprirà presto il perché di quella confusione e quel precipitarsi di pezzi da novanta di polizia e carabinieri. Poco dopo le otto e mezzo, nel più famoso negozio di antichità religiose di Firenze, in uno splendido palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, è stato ritrovato morto l’anziano commesso, Vittorio Stefani, colpito da ventitré pugnalate.
La faccenda che rende il caso da prima pagina è che il negozio è sito in un palazzo di proprietà della Curia, e oltre il cortile ha sede l’Economato (e per gli storici aggiungo che detto palazzo è conosciuto come il Palazzo di Bianca Cappello, con le celebri grottesche della facciata ad opera del Poccetti).
Marchi e l’Artista si rendono subito conto che quel feroce delitto potrebbe trasformarsi in un caso speciale in grado di reggere le prime pagine del giornale per diversi giorni. Tanto per cominciare, intorno a quel negozio e a quell’omicidio ruotano una serie di ipotesi e di stranezze e le possibili piste da seguire sono decisamente inquietanti. Si sussurra addirittura di messe nere.
Insomma, quali segreti nascondeva il commesso?
Si va dall’innata reticenza della Chiesa, che tende ad annacquare ogni cosa la riguardi, alla Massoneria e forse a grossi interessi economici.
Per Carlo Alberto Marchi non c’è che da scegliere dove andare a ficcare il naso e, volando in cerchio come un falco in caccia di preda, riesce a coinvolgere il lettore nelle sue acrobatiche investigazioni.
Intanto, visto che il negozio si trovava in un palazzo della Curia, fin dalle prime indagini salta fuori un torbido legame del morto con un giovane prete. Il caso pare chiaro, anzi andrebbe risolto senza tanta pubblicità, e il magistrato sta per chiudere ma poi le cose si complicano.
Tanto per cominciare una breve frase in latino dell’agenda della vittima pare indirizzare anche verso la massoneria, che ancora prospera a Firenze: dal 1978 la sede della Massoneria fiorentina del Grande Oriente d’Italia è il prestigioso ambiente della Galleria al piano nobile di Palazzo Valori Altoviti (per i fiorentini Palazzo dei Visacci per le statue che compaiono sulla facciata).
E poi, da una pista trascurata, si riaffaccia una brutta storia del passato…
Lo dice anche il titolo, gli emblemi dello scenario del romanzo di Gigi Paoli sono due: la pioggia e Firenze.
Piove dall’inizio alla fine del romanzo, una pioggia fastidiosa, continua, che pare quasi voler smorzare certe debolezze e l’umana turpitudine. A fare da contraltare l’incomparabile magnificenza della Signora, di Firenze, da tutti invidiata nella sua maestosità.
Sarò di parte ma al centro, dove la mano sabauda non ha colpito implacabile, tutto trasuda secoli e antico splendore. Poi ci sono quelle sensazioni di un altro mondo, vedi le atmosfere dei luoghi di culto fiorentini quali i panini al tartufo di Procacci. E fa bene Paoli a citare anche la bellezza del Palazzo Non Finito, inizialmente commissionato da Alessandro Strozzi al Buontalenti, con l’ingresso su via del Proconsolo e l’imponente prospetto con le finestre inginocchiate su Borgo Albizi, oggi sede del Museo Antropologico, e la sua leggenda sull’intervento del diavolo nella costruzione.
Un saper narrare, quello di Paoli, che coniuga humour, grande cultura e finissima intelligenza. Una lettura che intriga con scatenato crescendo e avvolge il lettore in una morsa sempre più serrata.
Per Carlo Alberto Marchi e l’Artista sono ore affannate di lavoro e di frenetico andirivieni fra la redazione, il presunto luogo del delitto e il monumentale Palazzo di Giustizia, sempre più cupo, proprio come il suo soprannome: Gotham City (Palazzo di Giustizia che il sito di viaggi Virtual Tourist nel 2011 ha inserito al quinto posto tra i dieci edifici più brutti al mondo. Nel 2016 il critico d’arte Vittorio Sgarbi l’ha definito senza peli sulla lingua “luogo di una bruttezza sordida”).

Gigi Paoli (Firenze, 1971), giornalista, è stato dal 2001 e per 15 anni il responsabile della cronaca giudiziaria della redazione di Firenze del quotidiano La Nazione. Dal marzo 2016 è caposervizio della redazione di Empoli. Vive a Prato assieme alla figlia teenager, una gatta nera e tanti libri.

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