La Debicke e… La cassa refrigerata

Francesco Recami
La cassa refrigerata. Commedia nera n. 4
Sellerio, 2020

Con La cassa refrigerata torna in libreria Francesco Recami, maestro dell’ironia, sottile e perfido delatore dell’umana miseria.
6 settembre 1992: in una tipica villetta monofamiliare della campagna veneta, un eterogeneo gruppo di una ventina di persone si accalca in attesa sotto la pioggia battente davanti al portone d’ingresso, ancora chiuso.
La villetta, tagliata stile geometra, con finestre protette da robuste inferriate a mo’ di bunker casalingo, era in buona posizione, sopra una collinetta in mezzo agli alberi.
Due giorni prima, il 4 settembre, a 82 anni è mancata la proprietaria Maria Carrer, nata a Zenson di Piave il 10 febbraio 1910. Alle 15 e 2 minuti l’incaricato delle pompe funebri apre la porta, subito superato da un’orda incontrollata di persone che pare a caccia di saldi di fine stagione. Nel salotto, trasformato in camera ardente, troneggia la lussuosa bara bianca avorio con sgargianti finiture dorate, sormontata da un monumentale coperchio refrigerante Body Freeze con un oblò sulla parte anteriore. Della defunta, avara e scostante, malvista da vicini e conoscenti, non si conoscevano figli o parenti stretti. Ma le voci, sussurrate più o meno, della zona la volevano ricca come Creso anche per la recente vendita di diverse proprietà immobiliari, tra cui farmacie e altro. Il ricavato, trasformato in carte o contanti, potrebbe essere nascosto da qualche parte.
La maggior parte delle persone entrate in casa infatti, dopo essersi brevemente soffermate davanti al feretro, si sono riversate come cavallette a setacciare le stanze del pianterreno e primo piano dell’edificio. Nessuno di famiglia, ma ci sono la donna di servizio, artigiani che hanno lavorato per casa, una donna con un lattante, sconosciuti curiosi, falsi affaristi, altri illusi e soprattutto compaesani.
Tutti in cerca di denaro o altro, in una sfrenata e immorale caccia al tesoro senza esclusione di colpi, uno scenario principe per i continui litigi offerti dai presenti, cupidigie e invidie scatenate da anni di cinghia, panni sporchi messi in piazza da squallide esistenze che trasudano vizio, matrimoni sull’orlo del baratro ma anche piccoli malinconici amori che nascono, peccatucci da scaricare nel confessionale e vistose macchie sull’anima del parroco.
Il tutto descritto in un caleidoscopico vorticare di idee e situazioni ai limiti dell’impossibile. Il dramma grottesco, tuttavia, assume i toni della tragedia gialla alla Poe quando, mentre fuori imperversa la pioggia che si sta trasformando in una pericolosa tempesta, dopo un improvviso guasto elettrico, si scoprirà che qualcuno è stato ucciso. Non basta, perché dopo il falegname ci saranno altri morti, altri cadaveri che provocano dubbi e accuse reciproche tra i membri di quella improbabile adunata. Tra loro, è evidente, si cela almeno un assassino, un uomo o una donna, pronto o pronta a eliminare i concorrenti per mettere le mani sui beni della defunta. Ma se all’inizio nessuno era disposto a rinunziare alla possibilità di diventare ricco, e quindi nessuno ha voluto chiamare la polizia, ora non si può più perché, per colpa del nubifragio che si è abbattuto nella zona facendo tracimare i corsi d’acqua, allagando la piana e trasformando la villa in una trappola isolata, è diventato impossibile allontanarsi. E non mancheranno altre sorprese.
La cassa refrigerata è un viaggio nei farseschi e tragicomici punti dell’esistenza a cui ogni essere umano sembra condannato. Un disincantato elenco di stravaganze, bruttura, ipocrisie, pregiudizi, con personaggi fuori dalle righe, scorretti, volgari e spesso mancanti di ogni possibile empatia. Francesco Recami mischia con perversa voluttà generi letterari diversi, dal thriller al giallo, poi li mette alla berlina, lasciando il passo all’umorismo più nero caratteristico della serie e della sua letteratura. Ispirandosi ai gialli britannici, da Dieci piccoli indiani ai delitti della camera chiusa, giocando con il genere, Recami prosegue, con questa nuova Commedia nera, la satira sociale, affondando la lama negli inconfessabili segreti che affliggono la nostra società. Insomma, a chi vuol capire regala un spietato specchio vetrina in cui guardare e guardarsi.
Come in un’opera teatrale, La cassa refrigerata è strutturato in trenta scene successive; per ognuna l’autore elenca minuziosamente il numero degli attori presenti, vivi o morti, nella villetta: si va da un massimo di 24 a un minimo di 7 (salvo che nell’ultima, la trentesima, che si svolge un anno dopo e concerne solo 2 di loro). La soluzione? Beh, ora chiedete troppo, la troverete alla fine e non è detto che sia come pare…

Francesco Recami, fiorentino, scrittore pubblica due titoli con Mondadori Education: Assassinio nel Paleolitico e Trappola nella neve (2000). Con Bianca Sferrazzo nel 1998 scrive per Giunti Celti e Vichinghi. Ma la sua popolarità arriva con l’editore Sellerio, e particolarmente con il ciclo di romanzi dedicati al pensionato Amedeo Consonni: L’errore di Platini (2006), Il correttore di bozze (2007), Il superstizioso (2008, finalista al Premio Campiello 2009), Il ragazzo che leggeva Maigret (2009, con il quale vince il Premio Scrittore Toscano), Prenditi cura di me (2010), La casa di ringhiera (2011), Gli scheletri nell’armadio (2012), Il segreto di Angela (2013), Il caso Kakoiannis-Sforza (2014), L’uomo con la valigia (2015), Morte di un ex tappezziere (2016), Sei storie della casa di ringhiera (2017), Il diario segreto del cuore (2018) La verità su Amedeo Consonni (2019). Il suo racconto “Il mostro del Casoretto” appare nell’antologia Sellerio La scuola in giallo, del 2014. Del 2015 è invece il romanzo Piccola enciclopedia delle ossessioni, sempre per la casa editrice palermitana. Nel 2017 inizia a scrivere la serie Commedia Nera di cui fanno parte: Commedia Nera 1 (Sellerio, 2017), La clinica Riposo & Pace (Sellerio, 2018), L’atroce delitto di Via Lurcini (Sellerio, 2019) e La cassa refrigerata (Sellerio, 2020).

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