Il tempo e l’acqua (Le varie di Valerio 145)

Andri Snær Magnason
Il tempo e l’acqua
Iperborea Milano, 2020 (originale 2019)
Traduzione di Silvia Cosimini
Scienza e letteratura

Islanda. Al tempo dei cambiamenti climatici antropici globali. Nei prossimi cent’anni si verificheranno dei mutamenti pesanti nelle caratteristiche dell’acqua del nostro pianeta. Alcuni sono in corso, accelerato. Molti ghiacciai al di fuori delle calotte polari si sciolgono vistosamente, il livello degli oceani si innalza, la temperatura sale causando più frequenti e intensi periodi di siccità e inondazioni, le sostanze chimiche stravolgono ingenti quantità di acque dolci e salate, e il grado di acidità dei mari aumenta e aumenterà più di quanto sia avvenuto negli ultimi cinquanta milioni di anni. Non stiamo avendo finora una reazione proporzionata. È come se il cervello non riuscisse a comprenderne le dimensioni. Gli elementi fondamentali della Terra non seguono più i tempi geologici, ma si stanno modificando al ritmo dell’uomo: ormai si verificano in un secolo trasformazioni che prima avvenivano in centinaia di migliaia di anni. Gli scienziati hanno messo in rilievo che il sistema Terra, il fondamento stesso di ogni forma di vita, è prossimo al collasso. E quando un sistema crolla, il linguaggio perde ogni presa sul reale. Le parole, invece di catturare cose e concetti come dovrebbero, restano sospese nel vuoto, inapplicabili. Da un giorno all’altro i libri di testo si fanno obsoleti e ogni gerarchia si deforma. Il pensiero e la lingua si liberano dalle catene dei concetti. Partiamo allora dalla tradizione manoscritta del popolo islandese e dai nonni Hulda e Árni che facevano da sempre escursioni in alta montagna con la Società glaciologica, cerchiamo di toccare corde competenti, cognitive, morali, poetiche.

Lo scrittore e poeta Andri Snær Magnason (Reykjavík, 14 luglio 1973) ha un natio punto di osservazione (vicino al Polo Nord) che gli ha offerto molti spunti evidenti sul tempo e sull’acqua, che sono il titolo e la sostanza della sua bella originale riflessione: “per parlare o scrivere di simili argomenti posso solo girarci intorno, dietro, di fianco, di sotto, spostarmi avanti e indietro nel tempo, andare sul personale e insieme essere scientifico, e usare la lingua del mito. Devo scrivere di cose senza scriverne, devo retrocedere per avanzare.” Ci riesce. Il volume è composto da una venticinquina di capitoli con storie di famiglia (gli studi, i nonni, la moglie e i figli, i viaggi), squarci scientifici, interviste culturali (come quella al Dalai-lama), romantiche incursioni letterarie, gradevoli inserti fotografici in bianco e nero, indignazione lirica sui cambiamenti climatici antropici globali, spinta alla mobilitazione urgente e all’attivismo ecologista. Significa pure qualcosa la biografia dell’Okjokull! L’antichissimo ghiacciaio vulcanico copriva un’area di 16 chilometri quadrati nel 1901, di 3 nel 1978, di 0,7 nel 2012, ed è stato dichiarato morto nel 2014, commemorato il 18 agosto 2019 dalla premier islandese in una cerimonia alla fine della quale è stata affissa la lapide “Lettera al futuro” redatta proprio da Magnason. L’ultimo capitolo è datato 4 ottobre 2102, cui è stato aggiunto un post scriptum del giugno 2020 sull’emergenza COVID-19: “possiamo fidarci dei climatologi come di fidiamo di medici e infermieri? C’è qualcosa in questa pausa globale che possa indicarci la via da seguire?” Azzeccate la seconda di copertina con l’opinione dell’Editore e la terza sull’autore.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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