La Debicke e… Il danzatore dell’acqua

Ta-Nehisi Coates
Il danzatore dell’acqua
Einaudi, 2020
Traduzione di Norman Gobetti

Nella piantagione di tabacco di Lockless in Virginia, vive Hiram Walker. Hiram è nato schiavo, figlio di una schiava negra e del suo padrone bianco. Suo padre, il bianco, il proprietario, ha messo incinta una schiava che poi ha venduto quando Hiram aveva nove anni, come era spesso crudele usanza all’epoca. Hiram è un mezzosangue, ha la pelle scura ma meno degli altri, e gli occhi verdi. Ma ha anche in sé qualcosa, un potere arcano ereditato da un’antenata venuta dall’Africa che lo rende speciale, diverso. Cresciuto tra gli schiavi, praticamente adottato da una vecchia rimasta sola, Hiram non ricorda niente di sua madre. Ora è stato scelto per lavorare nella magione padronale, a stretto contatto con i bianchi (definiti la Qualità). Hiram Walker è una specie di prodigio per memoria e intelligenza, irresistibilmente attratto dai libri, un attento enciclopedico testimone della vita nella piantagione, e le sue eccezionali doti intellettive non sono sfuggite al padre-padrone che, dopo averlo strappato alla sua comunità (quella degli schiavi, detta la Servitù), gli ha affidato il compito di valletto e protettore del debosciato fratellastro Maynard. Una vita all’ombra di un modo dorato avviato al declino: ormai le piantagioni della Virginia, sconsideratamente sfruttate, rendono sempre di meno.
Poi una sera, quando ormai Hiram ha diciannove anni, di ritorno alla piantagione alla guida del calesse, dopo una corsa di cavalli e successivi smodati festeggiamenti del fratellastro, nell’avvicinarsi al ponte sul fiume Goose nota una strana bruma che si alza dall’acqua, un sottile velo di nebbia, e in quel momento vede una donna, in cui riconosce sua madre, che fa la
danza tribale dell’acqua. Cerca di trattenere il cavallo, ma calesse, conducente e passeggeri finiscono nel turbinare tempestoso del fiume in piena. Solo Hiram si salverà e lo spaventoso incidente farà sì che scopra di avere un talento soprannaturale. Un talento che permette di spostarsi da un luogo all’altro, un talento atavico che viene dalla magia africana e che solo pochissimi hanno e padroneggiano: la Conduzione. Questo suo straordinario talento, che gli ha risparmiato la morte per annegamento, risulterà prezioso per la Ferrovia Sotterranea, un sistema di case e percorsi sicuri in quell’epoca. Sistema appoggiato dai militanti antischiavisti, che consentiva agli schiavi del Sud di spostarsi nel Nord libero e sfuggire alle catene. Sistema che lo recluterà nella cellula della Ferrovia Sotterranea della Virginia, facendo della sua vita una missione e di lui uno dei punti di appoggio per liberare la Servitù dalla feroce sottomissione alla Qualità. Hiram avrà bisogno di tempo per imparare a gestire e piegare alla causa il suo talento ma, grazie a questo, si trasformerà in un esempio e una speranza per tutto il suo popolo.
La storia della sua fuga dalla piantagione e di come imparerà a controllare la «Conduzione» diventerà così una storia di presa di coscienza, individuale e collettiva. E una storia di riscatto.
Vivida, sferzante, ma priva compiacimenti, la scrittura in prima persona è limpida, e il panorama dei personaggi che ruotano attorno al protagonista ampio variegato e spesso pluridimensionale. La qualità della ricostruzione storica è perfetta, specie nelle parti in cui lo sguardo di Hiram bambino si sofferma sul «grande baratro che separava la Qualità dalla Servitù», ossia il mondo dei padroni da quello degli schiavi. Un baratro che aveva sicuramente a che fare con la ricchezza, appannaggio dei bianchi, e il lavoro ma si evidenziava soprattutto nel rifiuto da parte della Qualità di confrontarsi o immedesimarsi in qualche modo con il mondo delle Servitù. Non conoscere infatti direttamente gli schiavi era essenziale per mantenere intatto il potere. Era impossibile per i padroni trattarli da simili e poi arrivare a vendere dei figli strappandoli alla madre o far spogliare un uomo, condannandolo poi alla fustigazione, cosparso d’acqua salata.

Nel 2016, Colson Whitehead, due volte premio Pulitzer, nel suo La ferrovia sotterranea, romanzo storico dalle sfumature fantastiche, trasforma la “ferrovia sotterranea” – nome con cui, nella storia degli Stati Uniti, si indica la rete clandestina di militanti antischiavisti che nell’Ottocento aiutava i neri a fuggire dal Sud agli stati liberi del Nord – in una vera e propria linea ferroviaria, operante in segreto, nel sottosuolo.
In Il danzatore dell’acqua Coates usa un espediente narrativo simile: prende il desiderio intimo di ogni persona schiava – la capacità di sfuggire magicamente alla schiavitù tramite teletrasporto – e lo rende realtà. Recuperando a sua volta la mitologia diffusa nella tradizione afroamericana, fatta di schiavi che scappano dalle piantagioni, nuotando o volando in Africa, presente in molte canzoni e racconti popolari. Ad accrescere il legame tra questo romanzo con il substrato della cronaca popolare sulla schiavitù è l’impostazione della trama, narrata in prima persona e come una storia di formazione che ci accompagna dall’infanzia al raggiungimento dello stato di adulto del protagonista, dalla sua condizione di servitù a quella di libertà.
In una sorta di percorso di emancipazione individuale e collettiva, che passa attraverso la danza e il canto e guarda al futuro, senza dimenticare il passato. Con il risultato di fare di questo libro un romanzo sulla memoria, sul suo potere profondo e liberatorio. Servendosi dell’immaginazione letteraria e della sua magia, Coates ci offre per un breve istante la possibilità di immaginare in un’altra Storia, più buona, più umana nei confronti di coloro che per secoli furono oppressi dalla schiavitù. Ma solo per lo spazio di un attimo, perché Il danzatore dell’acqua è soprattutto una profonda riflessione su quella che, purtroppo, è stata in America quella Storia. Quella vera.
Best seller del New York Times, scelto da Oprah Winfrey per il suo Book Club e incluso tra i migliori libri dell’anno dalle maggiori testate americane, da Time al Washington Post, Il danzatore dell’acqua ha rafforzato la nuova effervescente primavera della letteratura afroamericana degli ultimi anni. Primavera che può esibire ben due Pulitzer assegnati nel giro di pochi anni a Colson Whitehead, per La ferrovia sotterranea e per I ragazzi della Nickel, il Man Booker Prize vinto da Paul Beatty per Lo schiavista e i due National Book Award di Jesmyn Ward per Salvare le ossa e Canta, spirito, canta.

Ta-Nehisi Coates è nato a Baltimora nel 1975. Collaboratore dell’«Atlantic», i suoi articoli sono usciti anche su «Time», «The New York Times Magazine», «The Washington Post» e altri giornali e riviste. Nel 2015 il suo memoir Tra me e il mondo è stato selezionato dai più importanti premi letterari americani e ha vinto, tra gli altri, il National Book Award. Insignito nello stesso anno col «Genius Grant» della MacArthur Foundation, Ta-Nehisi Coates oggi è considerato uno degli intellettuali pubblici più importanti degli Stati Uniti. Per Marvel Comics è anche l’autore della serie di Black Panther e di Captain America. Il danzatore dell’acqua è il suo primo romanzo: all’uscita è stato al primo posto tra i bestseller del «New York Times», oltre a essere stato scelto come libro del mese dall’Oprah’s Book Club.

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