Verità imperfette (Le gialle di Valerio 261)

Jeffery Deaver
Verità imperfette. Due nuovi casi per Colter Shaw
Rizzoli Milano, 2020 (originale 2020)
Traduzione di Sandro Ristori
Giallo

Indiana e Kansas. Estate 2019. Colter Shaw di mestiere fa il localizzatore, ovvero insegue ricompense, materiali e affettive. In genere, cerca le persone che qualcuno vuole ritrovare, valutando caso per caso, non lavora per criminali, risulta allergico alle burocrazie. Ha 31 anni, parla solo sobrio e composto, sorride molto raramente, è permanentemente leale e irrequieto; uno da non prendere alla leggera, talento da vendere nello sviscerare ogni tipo di indizio, calcola gli eventuali nessi di causa ed effetto e le probabilità dei possibili eventi futuri. Sfiora il metro e ottanta, capelli biondi corti, occhi blu con spruzzate di grigio, carnagione chiara, corporatura imponente e compatta, spalle larghe, muscoli tesi, cicatrici su guancia, coscia e (più grande) collo; vive solo in un camper (Winnebago), se può gira in moto (Yamaha da cross), affitta berline anonime e servizievoli. Il padre gli ha insegnato il grande Libro del Mai, l’arte della sopravvivenza in condizioni estreme o inattese; prima o poi dovrà scoprire perché era stato perseguitato, ora sceglie altre urgenze. A fine agosto il divorziato 52enne Ronald Ron Matthews, titolare in difficoltà di un’impresa di attrezzature industriali di Indianapolis, gli chiede per diecimila dollari di ritrovare la 29enne pittrice e nuova moglie Evelyn Maude Evie Fontaine, scomparsa da due giorni probabilmente di propria volontà, dopo tredici mesi di matrimonio. A fine luglio la madre gli chiede di ritrovare la 19enne Emma Cummings, scappata da casa dopo che due giorni prima le aveva trovato un po’ di erba nei Levi’s e forse diretta in prima battuta da una compagna di scuola a Humble, dove però Colter si trova preliminarmente coinvolto nelle trattative per uno strano caso di ostaggi, che non può esimersi dall’affrontare con vicesceriffo e sceriffo.

L’eccelso scrittore americano di thriller Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Illinois, 6 maggio 1950), dopo altri cicli ed esperienze narrative (dal 1988) e lo straordinario successo della serie con Lincoln Rhyme (1997-2018), ben conosciuto in 24 lingue e oltre centocinquanta paesi, pure al cinema, insiste con il nuovo affascinante personaggio. Durante il 2020, l’anno della pandemia, ha scritto ancor di più: la nuova avventura di Lincoln di prossima uscita, un’altra avventura (il terzo romanzo) di Colter ambientata nell’estate dello stesso anno dei precedenti, questi due racconti lunghi pubblicati in coppia. Come al solito i testi dell’autore hanno meccanismi perfettamente oleati, ormai ritmi e linguaggi delle serie televisive, meno chiacchiere e più azione, dialoghi godibili ed essenziali. In entrambi i casi la verità è nascosta e stratificata (imperfetta nel titolo italiano); come in ogni giallo alla fine tutti i nodi si sciolgono e si ricomincia da capo. Segnalo che in seconda di copertina si scrive frettolosamente che la prima vicenda si svolge a Chicago. La terza persona è fissa su Shaw, la narrazione serve a presentarcelo come un amante del viaggio alle prese con gli incredibili casi della vita, forte e veloce di mano e di cervello, figlio di un survivalista (quelli che si preparano alla futura terribile emergenza, qualsiasi sia quella che certamente arriverà), cresciuto all’aria aperta senza tv e internet, coperto per esigenze di ricerca sulla rete dalla lontana collaboratrice Mack. Ha letto molto e il genere noir è presto divenuto il suo preferito, per situazioni e immagini. Il contrario di gentilezza è cattiveria, lui è gentile e incorruttibile. Poca musica e birra a volontà, di marca o artigianale.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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