Della gentilezza e del coraggio (Le varie di Valerio 146)

Gianrico Carofiglio
Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose
Feltrinelli Milano, 2020
Politica

Sempre, in presenza di altri. Ovunque. Che bella idea tratteggiare un sommario di regole e suggerimenti per la pratica della politica e del potere, rivolto sia a chi vuole esercitarli un poco sia a chi desidera soltanto essere un cittadino più consapevole! Si comincia e si finisce con la gentilezza, lo strumento chiave per produrre senso nelle relazioni umane e un buon metodo per affrontare e risolvere i conflitti. L’incipit illustra inevitabilmente un insieme di arti che l’autore pratica da decenni, mantenendosi competente e allenato a un alto livello di qualità, le arti marziali. In molte di loro, pur con modalità diverse, il principio fondamentale d’ispirazione e tecnica ha a che fare con l’uso proprio della forza dell’avversario al fine di neutralizzare l’aggressione o l’aggressore e, in definitiva, di eliminare o ridurre la violenza del conflitto; la neutralizzazione dell’attacco non implica l’eliminazione del contendente e cerca di mostrare, comunque, nel modo più gentile possibile, che aggredirci gli è inutile e magari gli si ritorce pure contro. Il primo consiglio è di ragionare spesso per sinonimi e contrari, scrutare le specificità rispetto a quel che si pensa, si vuol dire o scrivere. La gentilezza non corrisponde alla buona educazione, al garbo, alle buone maniere, nemmeno alla mitezza (illustrata da Bobbio), doti gradevoli e auspicabili che, tuttavia, non definiscono un significato etico proprio e che non garantiscono strumenti per disinnescare le semplificazioni che portano all’autoritarismo e alla violenza. La tecnica gentile mira a trasformare il conflitto in energia positiva quando è possibile; evitarlo quando è impossibile; renderlo più breve e meno dannoso se è inevitabile e ingovernabile. La premessa è ascoltare con mente aperta, non influenzata dai pregiudizi, dai preconcetti, dalle sovrastrutture e scegliere con coraggio di silenziare un poco l’invadenza e la rumorosità del proprio ego. L’obiettivo è diventare un buon comunicatore, non un’efficace manipolatore.

Il grande intellettuale e karateka Gianrico Carofiglio (Bari, 1961), prima magistrato poi deputato infine scrittore a tempo esclusivo, forse oggi l’autore italiano più seguito e apprezzato, mette a disposizione di lettori e cittadini qualche gentile utilissimo consiglio per stare in società e agire in politica. Le etichette, gli schemi, le categorie precostituite aiutano la demagogia, consentono magari di vincere un’elezione, ma non di capire la realtà e influire positivamente su di essa. Sappiamo che ad alcuni va bene così, intanto vincono, lasciano poi ad altri (intellettuali intelligentoni) di fare cultura e chiacchiere; allora non è male sottolineare che sopraffare gli altri non è l’unico modo per stare insieme al mondo e per promuovere individualmente trasformazioni collettive. C’è un’alternativa allo scontro fisico e verbale, tecniche e pratiche per non far fare loro come gli pare senza accettare il loro terreno. Vale nelle sedi pubbliche e nelle relazioni private. E riduce almeno un pochino ruolo e influenza della stupidità, del cui eccessivo potere ognuno corre il rischio. I capitoli dell’agile denso volumetto scorrono veloci, chiari nello stile, godibili nella lettura, ricchi di storie, aneddoti, citazioni, metafore, aforismi sempre ragionati, con l’essenziale riferimento a saggi, studi e ricerche (di varie discipline) ridotto ai testi prioritari. Frequente la citazione di personalità contemporanee, spessissimo Trump, in negativo ovviamente, come massimo esponente della categoria dei demagoghi bugiardi e manipolatori, pur se anche di Obama viene segnalata una argomentazione scorretta. Dal reale di fake news vengono presi molti esempi dell’arte del complotto: come furono o sono motivati l’intervento in Iraq, l’opposizione ai vaccini, la diffusione geopilitica delle epidemie. E, nel corso del ragionamento, si prende posizione su alcuni aspetti di eventi d’attualità rispetto alla vicenda Pamela Mastropietro, alla legalizzazione delle droghe leggere, al testamento biologico e ad altre questioni di bioetica, alla teoria del diritto naturale. Il capitolo sulle fallacie descrive errori nella costruzione di un discorso (deliberati o involontari) che invalidano le argomentazioni; quello successivo sulle discussioni ragionevoli offre regole operative di autodifesa dialettica e di lettura critica dei dibattitti politici. La più importante è la coltivazione di umorismo e autoironia, una virtù connessa al valore delle verità plurali e al principio di responsabilità (che comprende anche sane paura e vergogna). La pratica della gentilezza è, dunque, una libera scelta, per esercitarla ci vuole un gran coraggio!

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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