Gli ultimi giorni di quiete (Le gialle di Valerio 262)

Antonio Manzini
Gli ultimi giorni di quiete
Sellerio Palermo, 2020
Noir

Abruzzo. Novembre 2016. Nora, capelli biondi e lisci, rigorosa minuta 64enne con padre generale di corpo d’armata, è stata a trovare per tre giorni la bella famiglia della cugina ad Ancona e sta tornando a casa con l’interregionale verso la natia Pescara, dove a casa l’aspetta il marito Pasquale Camplone, capelli ancora neri, silenzioso meticoloso 65enne proprietario di una tabaccheria, con padre avvocato. La loro vita è stata travolta poco più di dieci anni prima, l’unico figlio Corrado era morto il 12 marzo 2010 quando stava sostituendo il padre in negozio e aveva cercato di impedire una rapina, avrebbe compiuto 29 anni il prossimo 29 novembre. Sul treno Nora s’accorge che è salito un uomo con i Ray-Ban seduto di fronte a una donna con la “Settimana enigmistica” sui quattro posti oltre il corridoio centrale alla sua sinistra. Dopo una galleria lui si toglie gli occhiali da sole e lei lo riconosce: è il ladro, l’assassino di Corrado, Paolo Dainese, pupille nere, bruno, capelli neri ricci e bianchi alla radice, bocca piccola e carnosa, barba di tre giorni, 38 anni. Scende alla stazione di Roseto e lei, con qualche esitazione, prova a seguirlo, ma lo perde presto di vista. In un turbinio di pensieri riesce a prendere un treno successivo, si butta a letto con lo sguardo fisso, Pasquale la raggiunge e si fa dire cos’è successo, restano impietriti, il mondo si è fermato di nuovo. Il giorno dopo l’amico avvocato ricostruisce cosa può essere accaduto: Corrado era stato sbattuto contro uno spigolo, l’incensurato Dainese era riuscito ad ottenere il preterintenzionale, aveva preso 14 anni ma, fra appello, buona condotta e permessi annuali, sì, poco dopo cinque anni di prigione poteva star fuori. Nora e Pasquale vivono ormai percorsi separati, ognuno decide di far qualcosa a suo modo, lei scopre dove e con chi vive libero l’assassino, si trasferisce a Roseto; lui si procura una pistola senza matricola, riattiva la moto Guzzi; Paolo Dainese non potrà prescinderne.

Dal 2013 l’attore e regista Antonio Manzini (Roma, 1964) è divenuto uno degli scrittori italiani più seguiti e apprezzati, famoso per i nove godibilissimi romanzi oltre a vari racconti dell’eccelsa sospesa serie Schiavone e per le relative tre serie televisive. Aveva realizzato e poi pubblicato belle storie anche prima, iniziando come regista e sceneggiatore, poi con una pièce per il teatro, “Sangue Marcio” (2005), cui era seguito “La giostra dei criceti” (2007). E ha continuato anche in parallelo con il successo travolgente della serie Schiavone, attraverso godibili narrazioni di vario genere. La vicenda del nuovo interessante romanzo urgeva da tempo, tutto avviene in terza persona al passato, varia sui tre protagonisti, soprattutto separatamente sui due coniugi: in lei matura una lucida autodistruzione, in lui un’inedita aggressività. Lo spunto è una storia vera, circa quindici anni fa l’autore incontrò un padre disperato per aver casualmente rivisto l’assassino di sua figlia; in casi simili ogni risposta non può che essere solitaria e personale, Manzini ha scritto per approfondire e capire; qui è la madre Nora a decidere che deve arrivare l’ultimo giorno di quiete per Dainese (da cui il titolo), antipatiche dinamiche e curiosi intrecci sono di triste angosciosa plausibile invenzione. Tutti e tre scendono in un inferno relazionale di provincia, condizionato solo un poco da altri personaggi di contorno, pur vitali e significativi: Francesca, la sorella di Nora, con Danilo, il figlio ragazzone ritardato ed epilettico; la nuova compagna acconciatrice e i suoi parenti, datori di lavoro nell’officina d’auto dove Dainese è in prova. Lo stile risulta asettico, secco e viscerale, coerente con la storia, mai ironico, lieve, musicale. Marito e moglie balbettano ormai in orbite diverse, sei anni grigi e uguali con azioni inerti, senza vita, lei nel profondo materno, lui più combattuto; amici e congiunti non sono d’accordo e sostengono scelte alternative, ma ci sono forse solo piccoli eventuali pertugi per farsi ancora qualche domanda e provarci davvero.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.