L’inquietudine dell’Europa – Peter Gatrell

Peter Gatrell
L’inquietudine dell’Europa. Come la migrazione ha rimodellato un continente
Einaudi Torino, 2020 (orig. 2019)
Traduzione di Anna Tagliavini e Maria Baiocchi
Storia
Recensione di Valerio Calzolaio

Europa. 1945-2019. Dalla fine della seconda guerra mondiale, tutti i principali sviluppi nell’Europa sono legati alla migrazione. Migrazione, non immigrazione. Anche a prescindere dalle emigrazioni, parlare di “migrazione” significa sia considerare anche i frequenti regolari viaggi di ritorno e, comunque, l’intenzione di non bruciare i ponti con il paese d’origine, sia valutare le traiettorie interrotte, i tragitti tra destinazioni diverse, gli affetti e gli interessi collocati contemporaneamente in più luoghi o ecosistemi umani. La migrazione verso l’Europa per motivi economici ebbe un ruolo centrale in tutti i paesi e lungo tutti i settantacinque anni presi in considerazione. Almeno altrettanto significativa fu la migrazione interna ai singoli Stati europei, campagna-industria, periferia-metropoli, sud-nord o nord-sud. Ebbero, inoltre, un rilevante peso gli sforzi compiuti da tante nazioni per offrire ospitalità e protezione ai rifugiati, soprattutto a partire dalla Convenzione delle Nazioni Unite varata nel 1951, che all’inizio riguardava esclusivamente le popolazioni sfollate in seguito a eventi verificatisi in Europa prima di allora. Brutali processi di trasferimenti forzati, di pulizie etniche, di tentativi di fuga e di ritorni dalle ex colonie si susseguirono per anni. Il continente visse intensi prolungati periodi di progresso economico, di miglior tutela sociale e d’incremento dei consumi, cui contribuirono i migranti, rendendolo più diversificato e cosmopolita. La libertà di circolazione divenne una pietra angolare della cooperazione europea, pur condizionata da opzioni di interesse nazionale, anche in relazione con il blocco separato dalla Cortina di Ferro (a sua volta, con propri importanti flussi migratori). E non mancarono mai da nessuna parte dinamiche di discriminazione legate ai migranti, di violenza inflitta da gruppi e singoli residenti ai nuovi arrivati. Quel che accade oggi non è una novità.

L’ottimo storico inglese Peter Gatrell (4 giugno 1950), professore di storia economica all’Università di Manchester si considera primarily a historian of population displacement in the modern world e ne ha ben donde, vista la mole di ricerche e saggi dedicati ai fenomeni migratori, in particolare quello forzato, in particolare quello dell’Est. Qui esamina il nostro aperto fluido continente nei tre quarti di secolo dopo il 1945, anno globalmente periodizzante. Sa di non poter offrire una storia lineare ed evenemenziale, che tutti i migranti hanno affrontato notevoli ostacoli burocratici ed economici e che la migrazione è oggi divenuta un campo di battaglia politico e culturale. La “barca” europea, tuttavia, non è una fortezza sovraffollata e, comunque, è stata costruita anche dai migranti, l’autore lo ricorda giustamente di continuo. Il bel volume inizia con undici mappe, memento preliminare indispensabile per capire come eravamo e quanto siamo cambiati nei confini degli Stati e dell’Unione. Seguono una trattazione ripartita in cinque periodi e corredata da un paio di inserti fotografici: Pace violenta, Guerra Fredda, ricostruzione (1945-1956); Decolonizzazione, lavoratori ospiti e sviluppo economico (1956-1973); Odissee in Europa (1973-1989); Riordinare l’Europa e gestire la migrazione (1989-2008); Dove va l’Europa, dove vanno i migranti (2008-2019). Le fonti evidenziano quanto possa essere vasta la gamma delle motivazioni che inducono a migrare, ogni volta con un complesso carico emotivo, individuale e collettivo. Nei vari capitoli che compongono ogni parte si affrontano dettagliatamente le vicende della geopolitica, prestando attenzione e cura sia ai popoli in movimento che alle comunità di arrivo e valorizzando le opportunità e gli intrecci che hanno arricchito i più. Inquietudini e paure sono comprensibili per ognuno dei soggetti in campo, alla prova dei fatti i benefici sono quasi sempre prevalsi, reciproci e comuni. Il testo è denso e compatto, consapevolmente si parla meno delle emigrazioni dall’Europa e della recente dimensione Onu dei Global Compact.

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