Occhio a non passare di qua! (2)

Il pittore Tito Lessi dipinge una scenetta arguta dove un uomo origlia dietro una porta pronto a giocare uno scherzo. Nel quadro “In agguato” movimentate prospettive creano un gioco ombre e di chiaroscuro plasmate da un’intensa luce illuminando l’intera stanza. Tecnica: Olio su su tavola,
18 x 14 cm

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…
Rubrica di Fabio Lotti

Non avvicinatevi! State alla larga! Questo è un angolo tutto mio. Buio da far paura. Da qui guardo, scruto e azzanno. Non voi reietti della penna ma tutti quelli che vengono incensati e osannati. Autori e personaggi. Maschi, femmine e… come sono sono. Qui passano in tanti, soprattutto di notte a sbevazzare, farsi delle canne e andare a… che ce ne sono di belle sventole. E passano personaggi che mai avreste creduto di trovare. L’altra sera, per esempio, è arrivato uno bello alto, massiccio, corpulento, insomma, con due baffoni giganteschi, capelli folti come una foresta grigia su cui spuntava un cappellaccio a tesa larga. O stai a vedere che… mi sono detto. Portava anche occhiali legati con nastro nero e camminava appoggiandosi ad un bastone. O stai a vedere che…ho continuato. Quando con voce tonante ha gridato più volte “Arconti di Atene!” l’ho riconosciuto. Era Gideon Fell, l’esuberante Gideon Fell che spandeva nella notte il suo urlo rompitimpani. Allora sono uscito di corsa dal mio nascondiglio, l’ho afferrato per la gola e gli ho gridato in faccia “Imperatori di Roma!”, l’ho trascinato via e me lo sono mangiato con le mie zanne robuste.
Passano, dicevo, personaggi di tutti i tipi. Grotteschi e imponenti come Gideon Fell ma anche timidini e ritrosini, tutti ini ini come il commissario Ricciardi che una scappatella se la fa pure lui. Fermi! State alla larga! Non mi credete eh? Coglioni che non siete altro, state alla larga o vi riduco in brandelli! Anche Ricciardi, sì, anche lui viene qui con i suoi occhietti verdi ed i capelli imbrillantinati, si ubriaca, canta canzonacce e fuma come un turco. E le sue visioni? Voglio dire le sue fantastiche visioni con le quali apprende le ultime parole di ogni singolo morto? No, non di ogni moribondo, non fate finta di non capire, ho detto morto, proprio morto! Tutte balle per attirare la vostra ingenua e stupida attenzione. Viene qui, si ubriaca, canta a squarciagola e a va da quelle… Ma ora non ci andrà più, l’ho abbrancato, l’ho steso a terra e gli ho chiesto quali visioni del famoso Fatto avesse prima di morire. Non ha spiccicato parola.
E, come lui, ci sono altri personaggi artatamente dotati di “doni” speciali che vi stanno prendendo in giro! Volete che ve li enumeri? Eccoli: il commissario Roberto Serra, Don Attilio Verzi, l’ispettore Marzio Santoni, il Grifo, Julius von Hertenstein e così via. Con i loro falsi superpoteri che vi ammaliano e vi stendono a terra. Sono persone normali, normalissime che arrivano qua in gruppo solo a far baldoria. Ve lo volete mettere in testa, allocchi che non siete altro!
E qua arrivano anche pezzi grossi di fama internazionale. Di tutte le specie, di tutte le categorie. Anche preti. Sì, anche preti, pretucoli da strapazzo come padre Brown. Me lo ricordo come fosse ora. Era una notte buia e tempestosa. Stasera non si mangia, mi stavo dicendo, quando da lontano vicino ad un lampione scorgo un’ombra piccola e saltellante insieme ad un’altra ombra più grande. Si avvicinano ed ecco apparire un volto per nulla “inespressivo come gli gnocchi di Norfolk”, ma gaudioso e rosso come un cocomero. È lui, lo riconosco, tra l’altro spiccicato a Renato Rascel! Abbrancato ad una sventola negra dal didietro pazzesco che fa voltare anche le fronde degli alberi. Incuranti dei lampi e dei tuoni si appartano e iniziano il loro concerto gaudioso che, il nostro buon padre, ad ogni assalto snocciola la litania del rosario. Che forza! Che impeto! Che resistenza! Non ce l’ho fatta a saltargli addosso e li ho lasciati tra un ora pro nobis e l’altro.
Arrivano, dicevo, da ogni parte del mondo. Anche dall’America circondati da una mitica fama. Come quella di Mike Hammer. Sì, proprio lui, il duro investigatore privato nato dalla penna violenta di Mickey Spillane. Tutta una farsa! Tutta una finta! È arrivato tronfio con la sua Betsy, ovvero la 45 Colt M1911, a farsi largo tra i frequentatori del luogo per una ripulita, credendoli dei comunisti, ma gli è andata male. L’ho visto tutto stravolto, inseguito dalle allegre del bosco in cui mi nascondo quando mi trasformo in licantropo, beccandosi una gragnuola di borsate in testa. Il grande Hammer! Il duro Hammer! Ma mi faccia il piacere! avrebbe esclamato Totò.
E le donne? mi chiederete voi. Ci sono le donne? Certo che ci sono! Di tutti i tipi, di tutte le stazze, di tutte le razze. Proprio ieri ne è arrivata una che, pur camminando, sferruzzava e sferruzzava, tossiva e tossiva. Giuro, sferruzzava e tossiva mentre camminava. L’ho riconosciuta proprio dalla tosse. Ecco la zitellona di Miss Silver! mi sono detto. Ora me la pappo. Ma poi ho desistito. Mi è venuto il dubbio. Che abbia il coronavirus?
Oltre a Miss Silver sono passate di qui altre. Molte altre. Potrei farne un lungo elenco. Ve ne cito solo qualcuna che ho digerito da un pezzo: Adelia Ortese Aguilar, Agatha Raisin, Alice Allevi, Angie Gennaro, Antonia Monanni, Barbara Gillo e potrei continuare all’infinito.
Ho sempre avuto la passione per la storia sin da fanciullo imberbe quando spalancavo gli occhi di ammirazione al gesto di Pietro Micca o a quello di Enrico Toti che scaglia la gruccia contro il nemico, non avendo altro da tirargli addosso, o alla risposta fulminea di quel generale francese napoleonico che, alla richiesta di resa da parte degli inglesi, gli urlò in faccia la parola ignobile (oggi farebbe ridere) diventata nobile almeno in quel caso. Perciò ho seguito il filone del giallo storico con animo perturbato e commosso (tanto pe’ fa ‘na citazione). Affezionato ad una caterva di scrittori come Ellis Peters (il Medioevo mi ha sempre affascinato) ma, soprattutto, alle indagini di Aristotele della Margareth Doody che mi fa venire in mente l’illustre Dorothy L. Sayers per gli studi, la classe dello stile e il suo pallino per il filosofo greco. Traduttrice, tra l’altro, quest’ultima, dell’Inferno di Dante. Ecco l’obiettivo, Dante, non tanto come scrittore e poeta, ma come investigatore, o comunque infilato a forza nei delitti più atroci. Vedete un po’ voi la tiritera dei vecchietti per arrivare al dunque. Questo per dirvi che il divino poeta è passato di qui anche lui in un momento in cui mi trasformo in licantropo (troppi “in”!). È arrivato tutto incazzato nero alla ricerca del suo autore, quel disgraziato di Giulio Leoni che lo ha costretto a inseguire assassini, proprio lui che li ha già infilati tutti nel Flegetonte! Lo stava cercando per buttarlo, digrignava fra i denti, in una nuova bolgia, quella dei “Rompicoglioni” dove un diavolo li stende per terra e gli fracassa le palle come loro hanno fatto in vita agli altri. Era talmente fuori di sé che ho avuto paura ad affrontarlo e l’ho lasciato scorrazzare a suo piacimento per la selva selvaggia asprina e fortina.
Ma la voce si deve essere sparsa perché nei giorni successivi una brancata di altri esseri umani di tutti i tipi e di tutti i tempi, ridotti forzatamente a fare i detective, altrettanto incazzati neri e con i volti stravolti dalla rabbia, si è sparpagliata da queste parti alla ricerca dei loro infami burattinai. Tra il lusco e il brusco ho riconosciuto Aristotele, Machiavelli, Giordano Bruno, Leonardo da Vinci, Socrate, Aurelio Stazio, Guglielmo da Baskerville, Kant, ma ce n’erano anche altri di cui non sono riuscito a scorgere le sembianze. Ad un certo punto urla e grida disumane hanno risuonato terribili lungo la tenebra. Una carneficina.
Da qui sono passati anche scacchisti famosi. Di tutte le specie, di tutte le età, dei tempi di oggi e del passato Non mi credete, eh? Vi riconosco, siete della banda di Soloscacchi capitanata da Martin… Acc… chi ha tirato il sasso? Ti ho visto Mongo, non ti nascondere insieme a Sveta, Pandolfo, The dark, Della Rocca, Monti, Castiglioni, Uomo delle valli e compagnia bella. Siete fortunati, sta albeggiando, devo scappare ma stanotte ne vedrete delle belle!
Da qui, ripeto, sono passati anche scacchisti famosi. Uno era già ubriaco di suo. Me lo sono visto arrivare lungo un viottolo con un’andatura barcollante che sembrava cadere da un momento all’altro. Tracannava una bottiglia di whisky e cantava a squarciagola. È lui, mi sono detto, è proprio lui Joseph Henry Blackburne, forte giocatore dell’ottocento. È lui, La morte nera, così soprannominato per il suo stile aggressivo tale da “uccidere” velocemente avversari più deboli di lui. Se vedeva qualcosa di alcolico in giro non aveva scampo, fosse pure sul tavolo da gioco di un avversario. Una volta, persa una partita con Steinitz, altro grande Re degli scacchi, lo buttò giù dalla finestra. Fortuna che si era al pian terreno. Già questo episodio che mi è tornato alla mente me lo ha reso simpatico. E allora niente assalto che già quella notte ero bello pieno di altre carni succulente. Mi sono avvicinato a lui e insieme, abbracciati come vecchi compagni di baldorie, ci siamo messi a brindare e a cantare le osterie mescolando italiano, inglese e alcol.
Ad un certo punto della passeggiata baldoriesca è successo un casino del diavolo. Grida, spari, urla poco lontano da noi. Ho lasciato il novello amico ancora barcollante e sono andato a vedere. Erano gli strampalati Hap e Leonard, il bianco e il nero di Lansdale che stavano facendo fuori, a cazzottoni e pistolettate, tutti i papponi che trovavano in giro. Finita la strage, quando si sono allontanati, mi sono messo a fare uno spuntino. Li ho ritrovati in seguito a giocare a scacchi con la morte nera che anche loro conoscono il nobil giuoco. Mi hanno fatto tenerezza.
È passato anche un altro sbevazzatore famoso, addirittura già campione del mondo. Ma questa volta non mi sono messo a cantare le osterie, gli sono saltato subito addosso e me lo sono pappato. Mi stava un po’ sul culo per quel suo disgustoso antisemitismo.
Ho invece lasciato perdere Perry Mason che camminava imbambolato con gli occhi dolci su una sculettante Della Street mentre la luna faceva capolino in un cielo stellato. O guardiamo se questa è la volta buona, mi sono detto, che in tante storie non è mai riuscito a far niente…
Non ci crederete ma una sera è arrivata la banda dei nonnetti e frequentatori del BarLume. Sì, proprio quelli del Malvaldone con Ampelio in testa a cantare canzonacce toscane. Che bel colpo, ho pensato, se li stendo tutti avrò un pasto sicuro almeno per un mese. Allora sono uscito di corsa dal mio nascondiglio ululando a squarciagola per atterrirli. “Ma come ti se’ ‘onciato, Fabio, un fa i’ bischero che ti ri’onosco dalla faccia a culo anche se coperta di peli, unn’è mia la festa di Alllouinne!” ha esclamato Massimo, “Su, levati ‘odesta pelliccia di dosso che fai schifo e vieni con noi a puttane” ha continuato Pilade. Sono rimasto imbambolato come un bischero davvero, li ho seguiti mogio mogio con il pelo abbacchiato ma quelle erano già impegnate. E tutto è andato a puttana.
Mi sono ritirato veloce nella mia tana con la coda tra le gambe e ho deciso di non uscire per un bel pezzo.

(Foto in alto: Tito Lessi, In agguato)

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