Troppo freddo per Settembre – Maurizio de Giovanni

Maurizio de Giovanni
Troppo freddo per Settembre
Einaudi Torino, 2020
Noir
Recensione di Valerio Calzolaio

Napoli. Gennaio (non 2021). La conturbante dottoressa 42enne Gelsomina Mina Settembre, miopi occhi e capelli corvini, labbra piene, zigomi alti, seno prosperoso, gambe lunghe, assistente sociale nel consultorio del quartiere più popoloso (Quartieri Spagnoli Ovest), milleduecento euro mensili pagati a singhiozzo, riceve la vedova Antonia D’Amato che le chiede un aiuto inedito.
Il figlio Rosario Contini è appena uscito dal carcere, dove ha scontato una pena di anni dieci ridotta a sei e mezzo, la madre è certa che stia per essere accusato di omicidio volontario e, in effetti, è davvero morto Giacomo Gravela, docente di Lettere in pensione. Sul caso stanno indagando l’integerrimo intelligente ambizioso magistrato Claudio De Carolis e il maresciallo Gargiulo. La portinaia di uno stabile ha trovato in soffitta, un sottotetto di pertinenza condominiale, il cadavere dell’uomo, è stato probabilmente avvelenato dal monossido di carbonio, intossicato dal vapore della stufa, appariva già strano che si trovasse lì e sul cornicione verificano che la canna era stata scientemente ostruita. La residenza del professore risultava al piano di sotto, con la famiglia del debole figlio Alessandro, l’antipatica nuora Tiziana e la sveglia nipotina Fabiana di dieci anni, che adorava il nonno, ricambiata. Rosario aveva perso il padre quand’era neonato, ucciso per questione di famiglie criminali, poi era stato un ottimo studente di Gravela, si era sposato con Deborah, la figlia del boss numero uno, avevano un amato figlio Pasqualino che lui non aveva visto crescere; proprio il professore lo aveva denunciato alla vigilia di un colpo criminale imposto dal contesto, si era laureato in carcere e, una volta libero, tutti si attendevano che si sarebbe vendicato. Appunto. Appunto? Mina è buona e sincera, pronta ad accollarsi cause disperate; si confida col bellissimo collega ginecologo della porta accanto Domenico Mimmo Gammardella e, insieme, passano all’azione per capire, sbrogliare e risolvere. Forse.

Il grande scrittore napoletano Maurizio de Giovanni (1958) prosegue con successo la nuova serie gialla sulla prorompente protagonista apparsa già (per Sellerio) in due racconti di raccolte di qualche anno fa e nel precedente romanzo del 2019, uscito in libreria sempre nel mese di settembre. L’autore si mostra ancora alla ricerca di un incidere specifico e meno caricaturale, diverso dagli altri ingranaggi già e meglio noti. Comunque il personaggio piace e tornerà presto, nel 2020 sono stati girati fra l’altro i dodici episodi della serie televisiva con Serena Rossi. La narrazione è sceneggiata in terza persona varia, soprattutto sulla volitiva Settembre (con le pettegole amiche sodali) e sul suo ex marito De Carolis (con lo schiavizzato maresciallo); oppure su Rudy, il portiere dello stabile dell’ufficio con lo sguardo fisso sulle tette di Mina (è a loro che parla) e su Rosario, colpevole designato e vittima sociale, accreditato erede a un trono che non desidera, giustamente segnato a scuola da Il conte di Montecristo. In corsivo, ogni tanto, le gradevoli brevi storie raccontate dal nonno alla nipote. Segnalo che anche gli assassini possono migrare, a pagina 198. La trama è ben congegnata, a tratti fiabesca; come al solito lo stile è godibile ed empatico. Mina vive ancora con l’insopportabile madre e ne soffre molto; mostra notevole insofferenza pur essendo sempre più attirata da Mimmo, è confermato. Ora gli ricorda l’irresistibile Kevin Costner, in ogni situazione di contatto riferibile alle diverse interpretazioni di indimenticabili film; l’attrazione è crescente e reciproca, pur se ancora non si esplicita in gesti e parole. Fuori, fa un terribile freddo siberiano, ci si imbacucca (da cui il titolo). Napoli vien fuori come sempre alla grande, nel male e nel bene. Dal suo ventre emerge il personaggio di Enrico Scotto Il Dottore, vecchio colto barbone, sincero amico del defunto: gli basta uno sguardo e individua tutte le reali malattie dell’interlocutore. Vino rosso, se possibile Aglianico del Taburno.

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