Il lupi di Roma – Andrea Frediani

Andrea Frediani
I Lupi di Roma
Newton Compton, 2021
Recensione di Patrizia Debicke

Il conclave del 1277, convocato a Viterbo a seguito della morte di papa Giovanni XXI, si concluse con l’elevazione alla Cattedra di Pietro di papa Niccolò III, un Orsini.
La feroce lotta per aggiudicarsi il potere assoluto si era prolungata per i quasi sei mesi di sede vacante, dal 30 maggio al 25 novembre, che erano stati necessari per arrivare all’elezione, fortemente contrastata dai simpatizzanti francesi. La fulminea successione, infatti, di tre papi sul soglio di Pietro in meno di un anno, da cui anche la rapida decimazione del Sacro Collegio, aveva finalmente aperto la strada alla faticosa elezione del cardinale Giangaetano Orsini.
Il conclave del 1277 fu quello che vide il minor numero di elettori partecipanti nella storia della Chiesa: appena sette. Il defunto papa non aveva provveduto a creare nuovi porporati; uno solo era stato creato da Innocenzo IV, tutti gli altri da Urbano IV. Dopo i durissimi scontri iniziali incorsi tra loro, i tre cardinali presbiteri e i quattro cardinali diaconi diedero voto unanime a favore del collega di più antica nomina, il cardinale decano Giovanni Gaetano, che assunse il nome di Niccolò III.
La sua ascesa al soglio pontificio rappresentò, in termini politici, un grave smacco per Carlo d’Angiò, allora malato a Foggia e impossibilitato a controllare il conclave. Sappiamo tuttavia che Giangaetano Orsini, durante la sua lunghissima e onorevole presenza nel Sacro Collegio durata trentatré anni, si era dimostrato un politico avveduto e fermo, poco incline alle posizioni estreme e alle utopie, ma molto deciso nei suoi propositi. Il primo passo che dovette e volle compiere dopo la sua elezione, necessario per il risibile numero a cui era ormai ridotto il Sacro Collegio, fu la nomina di nuovi cardinali. Il 12 marzo 1278 il nuovo pontefice elevò alla porpora nove ecclesiastici rinsaldando le fila del suo potere. Tra di loro, tre erano legati a lui da stretto rapporto di parentela. Latino Malabranca infatti, era figlio della sorella Mabilia, Giordano Orsini era un suo fratellastro e Giacomo Colonna, figlio di Margherita Orsini, sorella di Matteo Rosso, era suo cugino. Tra gli altri nuovi cardinali due, Girolamo d’Ascoli (poi Niccolò IV) e Bentivegna da Todi, appartenevano all’Ordine dei Minori, da lui prediletto.
Con tutta evidenza Niccolò III, oltre a prefiggersi di arginare lo strapotere di Carlo D’Angiò, re francese di Napoli e senatore di Roma, mira anche a rinsaldare le fortune della sua famiglia. Dietro suo preciso volere e impulso gli Orsini presero il controllo di Roma, di Viterbo e del collegio cardinalizio. A conti fatti, i congiunti di Niccolo III che trassero vantaggio dalle sue politiche furono, secondo quanto lo stesso Frediani ammette nella sua postfazione, anche di più. Certo è che se gli incarichi di Orso e Bertoldo Orsini, rispettivamente in Tuscia e in Romagna, e quello di Latino Malabranca, come suo legato in Romagna e a Firenze, sono storia, più romanzesco anche se magari reale e utile per movimentare la trama è l’inserimento dei ravennati Da Polenta e di Guido da Montefeltro. Il ruolo di generale nella contesa romana attribuito al senatore Giovanni Colonna ci sta bene, ma è inventato. E, dato l’intento di movimentare e velocizzare la narrazione, bene ha fatto l’autore ad assegnare la carica di vicario di Carlo d’Angiò, a Roma, solo a Guglielmo d’Estendard, quello tra i tanti che tenne più a lungo e più volte la carica.
E tuttavia non tutto va come si vorrebbe. Per esempio le ambizioni del papa e di suo cugino, il cardinale Matteo Rubeo, tra i suoi elettori a Viterbo, da sempre al suo fianco e da Andrea Frediani trasformato in anima nera, costringono alcuni tra i tanti membri della famiglia, come Orso, podestà di Viterbo, e Perna, bel personaggio femminile della quale tuttavia non è facile ricostruire ascendenza e parentela, coinvolti in due difficili amori, a sacrificare i propri sentimenti personali.
Ma quella che sembrava l’inarrestabile e incontrollabile ascesa della dinastia verrà interrotta da un imprevedibile evento. Un evento improvviso che scoprirà il fianco agli Orsini, esponendoli alla vendetta dei loro numerosi nemici.
Prima arroccati in difesa, poi in cerca di riscatto, gli Orsini scopriranno che farsi campioni degli ideali di libertà può diventare un traguardo più gratificante del potere. In quel periodo dovettero fronteggiare soprattutto gli Annibaldi, i più tenaci avversari di un’alleanza Orsini-Colonna. Ma arrivò anche il momento in cui i due clan opposti riuscirono a collaborare, dopo essersi ribellati tutti insieme al regime angioino, indebolito dai Vespri siciliani.
Quel momento venne nel 1284, proprio con la rivolta provocata dalla carestia, durante la quale i romani ribelli assalirono e conquistarono il Campidoglio.
Verità e verità colorita perché questo è un romanzo che narra e ricama su potere, fede, amore e sangue. Il tutto utilizzando una parte importante di quella che fu la vera storia della famiglia Orsini, i Lupi di Roma, che, facendosi protagonisti di tante lotte tra guelfi e ghibellini, contribuirono a tracciare l’affresco dell’Italia tardo medievale
Anche stavolta un bravo Andrea Frediani, con il suo stile colto, affascinante, senza mai cadere nel monotono o ripetitivo, riesce a far immergere il lettore nelle antiche vicende storiche.

Andrea Frediani, consulente scientifico della rivista «Focus Wars», ha collaborato con numerose riviste specializzate. Con Newton Compton ha pubblicato, tra gli altri, i saggi Le grandi battaglie di Roma antica; I grandi generali di Roma antica; I grandi condottieri che hanno cambiato la storia; Le grandi battaglie di Alessandro Magno; L’ultima battaglia dell’impero romano e Le grandi battaglie tra Greci e Romani. Ha scritto inoltre i libri 101 segreti che hanno fatto grande l’impero romano e 101 battaglie che hanno fatto l’Italia unita, e i romanzi storici 300 guerrieri; Jerusalem; Un eroe per l’impero romano; la trilogia Dictator (L’ombra di Cesare, Il nemico di Cesare e Il trionfo di Cesare, quest’ultimo vincitore del Premio Selezione Bancarella 2011), Marathon; La dinastia; Il tiranno di Roma, Gli Invincibili – Alla conquista del potere e I Lupi di Roma.

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