La spinta – Ashley Audrain

Ashley Audrain
La spinta
Rizzoli, 2021
Traduzione di Isabella Zani
Recensione di Patrizia Debicke

È la vigilia di Natale e nevica forte. Blythe, voce narrante della storia, donna sola e divorziata, è intenta a spiare una famiglia perfetta dalla sua auto parcheggiata di fronte all’abitazione che le interessa. Attraverso le tende chiare di lino che velano appena i vetri delle finestra, Blythe vede chiaramente padre, madre, figlia adolescente e figlio, un bambino piccolo, e i gesti premurosi tra loro. Sono i gesti di una famiglia unita, felice. Il marito sta piazzando la macchina fotografica con l’autoscatto per la foto ricordo, tutti eleganti, seduti sul divano. In un angolo della stanza l’albero sfavilla di lucine brillanti, al centro della parete scorge il camino acceso. La perfetta rappresentazione di una giornata di festa, con le candele che ondeggiano lievi al centro della tavola. Blythe sa che quella famiglia avrebbe potuto essere la sua, ma non lo è. Anzi non lo è più. Perché ora è quella di Fox, il suo ex marito, della sua nuova moglie Gemma e del figlio loro Jet.
La ragazzina, Violet, è anche sua figlia, la sua strana incomprensibile misteriosa figlia che ora si è avvicinata alla finestra con il piccolo Jet, il fratellastro. Ridono forte allegri, insieme, lei gli mostra i fiocchi di neve che dall’altra parte del vetro scendono fitti a formare un manto niveo in giardino. Ma ora Violet la guarda, ora vede, riconosce sua madre e anche Blythe ricambia lo sguardo. Prima Violet la fissa, scruta immobile la macchina, poi…
Da questo momento Blythe, la protagonista, torna indietro nel tempo e comincia a raccontare la sua vita, in prima persona, descrivendo angosciosamente la sua esperienza di moglie felice, credeva, di madre, del parto, dell’allattamento, dell’immane fatica che provava nell’accudire Violet, la primogenita, difficile da crescere da neonata e dopo.
Il romanzo si frammenta spesso in flashback che allungano le radici nell’infanzia di Blythe ricollegandoci alle esperienze di vita della madre e della nonna di Blythe, descritte dall’autrice come donne molto complicate, indifferenti, dure con le proprie figlie o, peggio, capaci anche di episodi violenti e crudeli. Tanto che, durante i primi anni di vita matrimoniale, Blythe si era chiesta spesso se fosse la sua triste infanzia solitaria a impedirle di essere una buona madre con Violet, o se invece, per colpa dei suoi geni, ci fosse qualcosa di incomprensibile e malsano nascosto nelle meschinità del comportamento di Violet, anche quando lei era l’unica bambina di casa, sempre capricciosa, difficile, manipolatrice. Tuttavia, quando cercava di parlarne con Fox, il marito, lui le dava torto. Ma poi era nato Sam… e quelle che erano iniziate come ansie si erano trasformate in paure.
E ora Sam non c’è più. L’incidente
Blythe però ora è pronta a raccontare la sua parte di verità. La sua voce lenta, accorata ci accompagna dentro una storia in cui il rapporto tra madre e figlia si sfalda implacabilmente. Perché è Violet, che sin dalla nascita ha avuto strani e preoccupanti comportamenti e reazioni, a creare attesa e suspense. Una suspense che aumenta a ogni pagina.
La spinta è un romanzo angosciante, inquietante, spesso viscerale ma sincero fino alla brutalità, un viaggio coinvolgente ma necessario nella psiche di una donna cui nessuno è disposto a credere. Un viaggio che pare irreale e lascia attoniti fino alla conclusione. Un lungo viaggio che permetterà a tutte le tessere del puzzle di incastrarsi al loro posto.
Con la forza narrativa di un thriller, benché non lo sia, La spinta mantiene il lettore ancorato alle pagine e, provocando un senso di insicurezza che perdura per tutta la storia, concede poco spazio all’immaginazione. Ma è anche un romanzo introspettivo che indaga nell’animo umano e porta a chiedersi se quanto si racconta sulla maternità sia tutto così vero.
La Audrain infatti è brava anche nello spiegare cosa vuol dire essere madre, evidenziando le aspettative della società verso le donne, costrette a essere in ogni caso e a ogni costo madri perfette. La scienza medica spiega come la nascita di un figlio scateni nell’organismo femminile l’ossitocina, l’ormone dell’amore che si esalta nella maternità. In La spinta, infatti, la Audrain parla anche dei tanti momenti difficili – come la depressione post partum – che alcune neomamme possono dover affrontare. E tuttavia il romanzo verte non tanto sulla maternità, quanto su come un passato fatto di violenza e trascuratezza possa in qualche modo avere uno strascico nel presente. Questo è il filo del rasoio su cui La spinta avanza inesorabilmente. La completa verità, attesa, temuta ma purtroppo rifiutata, verrà svelata solo nel finale.

Ashley Audrain vive a Toronto. Ha lavorato a lungo come capo ufficio stampa di Penguin Books Canada. La spinta, il suo primo romanzo, ha conquistato gli editori di tutto il mondo.

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