La regola di Santa Croce – Gabriella Genisi

Gabriella Genisi
La regola di Santa Croce
Rizzoli Milano, 2021
Noir
Recensione di Valerio Calzolaio

Lecce, Salento. Primo novembre 2019. La bella fiera carabiniera maresciallo Francesca Chicca Lopez, madre sparita, padre noto e assente (non l’aveva riconosciuta), nata a Leuca e ormai uno scricciolo 29enne, ha finalmente rotto con la sua storica manesca compagna Flavia ed è tampinata da un maschio riccioluto, il giovane aitante geometra griko Carmine Scorrano, che la chiama di continuo mentre lei è solitaria in ferie e prova a dipingere, leggere e rilassarsi nella casa dei pescatori che ha affittato a Porto Badisco (il luogo antico dove era approdato Enea). All’alba del giorno dopo, se lo trova a cantarle una dolce serenata accompagnato dalla fisarmonica; torna comunque a dormire; due ore dopo Carmine è ancora lì, lei gli offre un caffè, gli spiega che le “piacciono le femmine” e poi accetta con affetto l’invito a visitare una particolare bellezza di Lecce. Lui è titolare di una piccola impresa e ha ottenuto il subappalto per rinforzare la struttura della magnifica basilica di Santa Croce e restaurare alcune parti in pietra leccese. Entrano soli, non c’è nessuno, con caschetto e giubbino prendono un montacarichi, si avventurano fra ponteggi: i decori sono a portata di mano, statue putti telamoni cornucopie rosoni allegorie, meraviglie. Chicca si mette a fotografare ogni fregio. Alla fine, rifiuta il bacio e si fa riportare all’amata sgarrupata casetta. Quando torna al lavoro, il nuovo colonnello Manin, considerandola problematica (dopo le ripetute bizze nel caso della “Pizzica nera”), le comunica il trasferimento dal Nucleo Operativo all’Informatico, che ha una delega speciale alla Tutela dei Beni Culturali e del Paesaggio. Sull’attenti! Torna inferocita, cerca di distrarsi, si mette a guardare le foto della basilica e, per caso, scopre un’incisione che non dovrebbe esserci, uno sfregio: tra le mani di un Santo c’è un libro di pietra, la Regola di San Benedetto, ove qualcuno ha inciso con un punteruolo tre nomi e una cifra: Eva, Renzo, Cesare, 499. Si apre un caso. E si allarga. Non è facile ricostruire chi erano e, comunque, sono tutti e tre scomparsi da decenni. Eva chiede permesso, gira con la sua moto Bonneville e si butta a capofitto nell’indagine.

La brava scrittrice Gabriella Genisi (Mola di Bari, 1965), corroborata dal meritato successo televisivo della sua mitica friccicosa barese Lolita Lobosco (otto romanzi dal 2010 al 2020, interpretata su Rai Uno da Luisa Ranieri), ripresenta la nuova protagonista salentina in grande spolvero, con il secondo ottimo noir della serie (il primo nel 2019). Il titolo richiama i beni culturali e artistici cruciali nella storia, occasione per narrare tante delizie di quei luoghi, una guida pure agli spettacolari anfratti meno conosciuti. La narrazione è in terza non proprio fissa ma quasi, concentrata sulla volitiva Chicca, che indaga sempre anche sulle proprie sensibilità emotive: due figure genitoriali che le sono venute a mancare, una ex compagna che l’avvinghiava in un rapporto subalterno e morboso, una sessualità gender fluid, affettuose amicizie sincere da coltivare e consolidare, un forte desiderio di realizzarsi sul proprio lavoro di sbirra, un legame viscerale con i magnifici ecosistemi umani del salentino. Molto si sta affinando, lei è determinata. Questa volta deve tornare a oltre vent’anni prima, agli intensi legami adolescenziali dell’ultimo decennio del secolo scorso; lo fa con garbo e rispetto, per quanto fosse già allora una vicenda criminale, pure di contrabbandi e Sacra Corona Unita. Fra passato e presente, la vicenda si dipana in oltre quindici capitoli che hanno denominazioni tratte dai versi del grande poeta Girolamo Comi (1890-1968), letto e amato grazie all’esperta radicata Michela Santoro, divenuta personaggio della serie e già amica dell’autrice, in quanto titolare della Libreria Idrusa di Alessano. Segnalo Nardò e Renata Fonte, a pag. 170. Si beve di tutto di più, andranno assaggiati sia vari liquori del Monastero di Santa Maria della Consolazione, sia il cocktail “il mare in un bicchiere” al Glenda’s bar (ricetta a pag. 244). Beddhra ci dormi è la serenata, invischiati nel mal di Salento.

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