Tutto ciò che è sulla terra morirà – Michel Bussi

Michel Bussi
Tutto ciò che è sulla terra morirà
Edizioni e/o, 2021 (orig. 2017 La Dernière Licorne, 2017 come Tobby Rolland; poi 2019)
Traduzione di Alberto Bracci Testasecca
Noir
Recensione di Valerio Calzolaio

Monte Ararat e resto del mondo. Prima e ora. Verso il 2014-15 in alto sull’Ararat, almeno tremila metri sopra la pianura di Erevan e di varie frontiere, Estêre parla con Aman nel giorno del decimo compleanno della figlia, le regala una collana con un disco di rame attaccato a un laccetto di cuoio e spiega che così diventa anche lei guardiana del segreto millenario della loro famiglia e della loro tribù di pastori curdi, dal quale dipendono miliardi di vite sulla terra, tutto ciò in cui gli esseri umani credono e per cui vivono, uccidono, saccheggiano e amano. Più o meno nello stesso momento il 35enne Zak Ikabi, prima nella sala dell’inferno (l’archivio segreto) della Biblioteca apostolica del Vaticano riesce rocambolescamente a fotografare tutte le pagine del manoscritto originale del Libro di Enoch, quindi nel museo d’Aquitania a Bordeaux individua un legnetto dell’arca ostacolato da tre killer, per poi dirigersi verso Tolosa dalla giovane famosa competente scienziata Cécile Serval, piccola e geniale autrice di una recentissima perizia glaciologica sull’Ararat (il rapporto RS2A-2014, appena inviato al Parlamento mondiale delle religioni riunito a Melbourne in Australia). Più o meno nello stesso momento svariati miliziani mercenari assassini guidati da Kyrill Eker, prima nella Cattedrale apostolica di Santa Echmiadzin (Vaticano bizantino) a Erevan in Armenia terrorizzano vari religiosi e civili alla ricerca del frammento dell’arca, quindi nella biblioteca dell’Università statale Immanuel Kant di Kaliningrad in Russia bruciano gli impiegati e tutti i libri rubando solo l’originale inedito Rapporto Roskovirsky del 1917 sull’Ararat, sempre in contatto con i crudeli colleghi che hanno avuto assegnati compiti analoghi altrove, per poi rifugiarsi nella repubblica autonoma azera, presso il Palazzo di Ishak Pascià a Naxçivan. Ed è solo il mistico inizio, c’entrano gli unicorni.

Il magnifico scrittore Michel Bussi (Louviers, 1965), professore universitario di Rouen (Normandia) e direttore di ricerca al Cnrs francese, ha pubblicato dal 2006 una quindicina di divertenti corpose avventure, tutte senza protagonisti seriali, ambientate in originali ecosistemi biodiversi, non solo della sua regione, e appartenenti al genere policier o noir. Oltre la metà dei romanzi ormai sono tradotti in italiano: dopo una sporadica apparizione nel 2014, dal 2016 le Edizioni e/o alternano la pubblicazione delle novità (è atteso Au soleil redouté, uscito in Francia a febbraio 2020) con la proposizione dei primi romanzi; oppure, come in questo caso, con la pubblicazione di altre opere inedite. Il volume in questione era uscito nel 2017 con un altro titolo e sotto lo pseudonimo di Tobby Rolland, scelto dall’autore “per non disorientare” i lettori, considerando la prima stesura “ben più nera e violenta” dei suoi soliti romanzi, come spiega lui stesso nella prefazione, scritta quando fu ripubblicato in edizione tascabile due anni dopo. Il titolo attuale riprende la citazione biblica del capitolo 6 della Genesi ed è Dio che parla, annunciando a Noè la necessità sia il diluvio che dell’arca (altrimenti tutto perirà). Il fatto è che nella mirabolante splendida fiabesca sanguinosa avventura c’è quasi tutto di vero: le fedi e i miti, i testi e i luoghi, le spedizioni e i personaggi antichi citati sono no fiction. Su ogni continente da millenni ampissime comunità di sapiens conservano memoria analoga di un diluvio universale e di un’arca salvifica quasi per ogni specie vegetale e animale. La narrazione è in terza varia al passato, sui vari protagonisti, più o meno buoni e cattivi, ciascuno con la propria morale e i propri obiettivi, scandita da nove concitate corse plurali, a partire dall’antica culla mesopotamica verso propaggini umane in tutti gli angoli del mondo, sull’asse meticcio Kurdistan-Francia. L’autore si è documentato da scienziato e conclude: “è sempre per spiegare l’inspiegabile e far credere l’incredibile che gli uomini inventano le loro storie più belle”, i conflitti religiosi come gli affetti familiari, invidie e odi come amori e progetti, un miscuglio riuscito di tanti generi letterari. Champagne M&C, ma non mancano le vigne sul versante abitato del massiccio. Cucine e musiche per tutti i gusti.

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