Nero lucano – Piera Carlomagno

Piera Carlomagno
Nero lucano
Solferino, 2021
Recensione di Roberto Mistretta

Il magma incandescente delle donne del sud fa da collante al nuovo romanzo di Piera Carlomagno, giornalista e scrittrice nonché direttrice artistica del Salernoir Festival.
Nero lucano, uscito nella collana GialloSolferino, è un romanzo corposo e complesso in cui l’autrice declina in tutte le sfumature l’amore per la sua terra d’origine, quella Lucania aspra e ferace dell’entroterra, quasi ancestrale, e che in alcuni tratti per potenza descrittiva ricorda Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi.
E di magma primordiale sembra impastata la protagonista, Viola Guarino, anatomopatologa forense che affianca alla conoscenza del male, vissuta sul campo e studiata sui libri, l’intuitiva introspezione dell’animo umano che le deriva da un fiuto quasi animalesco, una dote innata che la fa considerare dagli altri una sorta di strega, non fosse altro che è nipote di cumma’ Menghina, la prefica più capace, la più richiesta. Sua nonna, che coi morti era di casa.
Sì, sarà stata la nonna, con i suoi scialli neri sfrangiati, la mia grande nonna, certamente da lei sono stata influenzata.
Un freddo giorno d’inverno, sulla riva del lago alla diga di San Giuliano viene rinvenuto il cadavere straziato di un uomo benestante. Chi ha ucciso lo ha fatto con ferocia, non certo per derubarlo, e ha lasciato un messaggio nelle mani del cadavere: la cartina geografica della Basilicata, con una freccia a indicare una direzione ben precisa.
Viola è stata convocata dal procuratore della repubblica Corrado Basile, che conosce il suo fiuto e la vuole come consulente.
La scena del crimine alla diga di San Giuliano faceva sorgere in Viola tre interrogativi. Primo: visto che il colpevole non aveva portato via nulla oltre il portafoglio con i documenti, lasciando l’orologio d’oro, il telefono cellulare e un altro porta banconote in pelle con dentro 500 euro, si poteva escludere categoricamente il delitto d’impeto? Secondo: era possibile che il cadavere fosse stato trasportato lì dopo la morte? Terzo: che cosa significava quella cartina geografica?
A Grottole intanto, borgo in provincia della Città dei Sassi, la sofisticata Leda Montessori, signora lombarda altolocata, continua a farsi del male intrattenendo una relazione torbida e umiliante con un bruto del posto a cui si concede come se fosse una cosa. Sposata con un facoltoso ingegnere lucano che ha fatto fortuna nel nord, lo attende invano nella loro villa, ma il marito sembra scomparso. Fatto inammissibile per chi lo conosce molto bene, a cominciare dalla sexy segreteria che sembra nascondere più di qualche segreto. L’ingegnere doveva concludere un affare importantissimo con partner giapponesi collegandosi via Skype con Tokio, e per nessuna ragione al mondo avrebbe mancato l’appuntamento, a meno che non gli fosse stato fisicamente impedito.
A seguito della denuncia di scomparsa, Viola farà la conoscenza della signora Montessori e della segretaria e intuisce che dovrà scavare a fondo nella vita privata dell’uomo per inquadrare le coordinate del suo omicidio, ma ecco che a Montalbano Jonico un nuovo delitto viene compiuto. Anch’esso contiene un messaggio.
Quali sono i collegamenti?
Trama solida e ben costruita, resa ancora più coinvolgente dall’introspezione dei personaggi, come Loris Ferrara, il sostituto procuratore con cui Viola ha avuto una relazione, un rapporto che ha lasciato tra loro degli strascichi.
Loris non dubitava che avrebbe ingaggiato una nuova battaglia con Viola Guarino la strega, il suo intuito impazzito e chissà quale altra diavoleria. Perché quella donna, da cui era fuggito per paura di un’attrazione troppo violenta, non era una donna come le altre, tanto meno era un investigatore come gli altri. E lui era certo che avrebbe dovuto frenarla, rimproverarla, offenderla quasi, perché le indagini seguissero un corso regolare. Per starle dietro, insomma. E sbuffò.
Ma anche Viola, che abbiamo già conosciuto nel primo romanzo Una favolosa estate di morte, deve tenere a bada la parta oscura di sé da cui attinge il proprio fiuto.
Viola la strega ormai sapeva che quelli che subiva erano assalti della coscienza, muti e terribili attimi che la tormentavano fin da ragazza. Erano il suo segreto più nero, che però aveva cominciato a confidare a Ferrara, durante l’indagine sugli amanti di Tinchi: morti che tornavano, quelli che aveva esaminato per le indagini giudiziarie o – non lo ammetteva neanche con se stessa – coloro che aveva odiato in vita, quelli i cui corpi aveva violato con le autopsie e quelli che avevano violato la sua anima facendole del male. Nessuna differenza, se non l’orrore degli ultimi momenti. Non in sogno, ma da sveglia. Come adesso.
Un giallo, Nero lucano, che condensa il male in un luogo bellissimo dove le ombre del passato offuscano la luce, e Piera Carlomagno, col suo indulgere in descrizioni quali voli dell’anima se non vere e proprie pennellate d’autore, sembra voler stemperare il nero del male nei colori della vita e della giustizia.
La valle era cupa e in lontananza pareva di sentire onde del mare rotolare gigantesche verso la riva. Dall’altro lato, su una giogaia di calanchi e montagne brulle cavalcate da un andirivieni di grotte e precipizi, incombeva il rudere di un castello o di un monastero, mentre il cielo che sovrastava questo paesaggio era basso e spugnoso, protettivo quasi, nei confronti delle casette sparse qua e là.
La Lucania, location d’atmosfera e autentica protagonista, emerge magica e indecifrabile dalle pagine e la percorriamo, attraversata da creature che vorrebbero trattenerla quale parte di sé, ma anche un temporale sembra volerla portare via dal mondo, con la pioggia che lava via la sozzura degli uomini e lascia intatta la bellezza incontaminata e bellissima della natura circostante.
Una terra per pochi eletti e pochi uomini, che vivono un’eterna guerra difensiva, arroccati tra mura immaginarie e confini discutibili, abitanti di una terra di mezzo che sembra un’isola, con lo sguardo dignitoso di chi ha poco, ma se lo fa bastare, di chi continua a dare molto e a ricevere di meno.
Piera Carlomagno prende il lettore per mano e lo scaraventa nel suo mondo, dove sensazioni ed emozioni confluiscono grazie alla sua scrittura magmatica.

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