Rapporto sulla popolazione – AA.VV.

AA. VV.
Rapporto sulla popolazione. L’Italia e le sfide della demografia
Il Mulino Bologna, 2021
A cura di Francesco C. Billari e Cecilia Tomassini
Demografia
Recensione di Valerio Calzolaio

Italiani. 2000-2020. La demografia italiana degli ultimi decenni è estrema, eccezionale per tutte le varie dimensioni cruciali e strutturali nella dinamica della popolazione: l’allungata durata della vita, la composizione molto invecchiata, la fecondità bassa, l’estesa transizione dei giovani allo stato adulto, i forti legami familiari, la veloce crescita numerica degli stranieri, la forte diversità delle tendenze a livello locale. Come è noto, le variazioni della popolazione residente, nel suo ammontare complessivo, tra un capodanno e quello successivo, dipendono dal valore di quattro tipi di “flussi” entro l’anno: nati, morti, immigrati (“iscritti all’estero”), emigrati (“cancellati per l’estero”). I dati vanno poi correlati, in particolare attraverso due saldi: il “saldo naturale” è la differenza tra nascite e morti: il “saldo migratorio” è la differenza tra immigrati e emigrati. Le pochissime nascite sono la componente più “eccezionale” dell’ultimo ventennio a livello comparato, accompagnata da tre tendenze: l’età elevata delle madri, il Nord più fecondo del Sud, la quota ampia di bimbi con entrambi i genitori stranieri. Il numero delle morti cresce ovviamente perché aumenta sempre più il peso relativo della popolazione anziana. Nei vent’anni analizzati, comunque, il saldo naturale è rimasto costantemente negativo (fatto salvo il 2004 e il 2006) e ha raggiunto i livelli più elevati in valore assoluto nel 2019 (meno 214.000) e nel 2020 (meno 342.000). Fate voi. La crescita della popolazione fino al picco storico del 2015 (60.800.000 italiani) è stata sostenuta solo dall’incremento dell’immigrazione, per quanto istituzionalmente resa sempre più difficile negli ultimi anni, con una piccolissima quota in condizioni di irregolarità (meno del dieci per cento della popolazione straniera residente). All’1.1.2021 siamo 59.257.566.

Il Consiglio Scientifico dell’Associazione Italiana per gli Studi della Popolazione ha promosso un ottimo articolato rapporto per documentare le tendenze demografiche del nostro paese nei primi vent’anni del terzo millennio. Il volume è stato curato e introdotto da due ordinari della disciplina, Francesco C. Billari (alla Bocconi di Milano) e Cecilia Tomassini (all’Università del Molise). Gli otto capitoli sono opera di loro colleghi di varie altre università e dell’ISTAT, ricchi di dati grafici figure tabelle. Ecco i titoli dei quattro capitoli della prima parte sulle varie componenti sopra richiamate: la fecondità; le famiglie; migrazioni internazionali e popolazioni immigrate; sopravvivenza, mortalità, disuguaglianze e pandemia. Seguono i quattro della seconda parte, specifica sulle disuguaglianze: tra i territori; nell’istruzione secondaria e terziaria; nella transizione allo stato adulto; nella salute, soprattutto degli anziani, tra prospettive di resilienza e fragilità. Infine, i riferimenti bibliografici (purtroppo molto “chiusi”, ovvero incapaci di spaziare sulle altri discipline scientifiche che analizzano gli stessi fenomeni). Molto chiaro è che la demografia si muove lentamente, diacronicamente rispetto alla politica. L’invecchiamento della popolazione è un processo forse inarrestabile, certamente prevedibile a lungo, e l’Italia è a livelli da record. L’unico processo veloce che talora vi si associa (demograficamente) è il movimento migratorio. Nel capitolo dedicatovi viene sottolineato l’attuale lacunoso sistema di norme e politiche per cui lo Stato italiano: combina elevati livelli di severità dichiarata con una gestione inefficiente dei flussi in ingresso, lascia varie zone grigie nella tutela dei diritti fondamentali di ampie fette della popolazione di origine straniera, mette in secondo piano l’esigenza di politiche e di riforme volte a favorire l’inclusione della popolazione straniera che da anni vive stabilmente nel nostro paese tra cui, in primo luogo, la riforma della normativa per l’acquisizione della cittadinanza. Ci servono più immigrati regolari e ci servono italiani più uguali. Appunto.

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