Letture al gabinetto – Luglio 2021

Rubrica a cura di Fabio Lotti

In viaggio con la morte di E. Phillips Oppenheim, Todd Downing e Victor L. Whitechurch, Il Giallo Mondadori 2021.
Il corriere scomparso di E. Phillips Oppenheim
2 aprile 1914, alla stazione di Liverpool Street. Il signor John P. Dunster viene avvicinato da un giovanotto, Gerald Fentolin, che gli chiede se può viaggiare insieme a lui fino ad Harwich, avendo perso la coincidenza precedente. Richiesta accettata. Un viaggio terribile durante lo scoppio di una tempesta e un disastro ferroviario in cui Dunster rimane ferito. Verrà portato da Gerald nella casa di suo zio Miles Fentolin che vive su una sedia a rotelle e terrà prigioniero Dunster, incaricato di una importante missione diplomatica all’Aia dove sono riunite le maggiori potenze del momento con esclusione dell’Inghilterra. Per controllare il vecchio pazzo ecco arrivare Richard Hamel, proprietario di una casetta, la Torre, proprio vicina al castello dove vive il già citato che lo invita a trascorrere del tempo con lui. Qui conosce i due nipoti, Gerald ed Ester, che soffrono la prepotenza dello zio. Tutto è strano e misterioso, qualcuno che origlia e spia, un ricatto, la notte, il buio, il brivido, la paura, il passato funesto che ritorna. L’innamoramento e l’amore. Ah, l’amore!
La luce gialla di Todd Downing
Hugh Rennert si reca in una fattoria del Messico per cercare di comprare un blocco di azioni dalla signorina Bertha Fahn su proposta di Edward Solier. E poi c’è da risolvere un problema, lo strano caso dell’acqua che sparisce. La ricompensa è davvero alta, qualcosa non quadra. Come la morte del socio Stahl, che ha visto una strana luce gialla prima di abbandonare il mondo per insolazione. Visione della luce gialla che si ripeterà in altri casi premonitori. Avvelenamento?… Circola nell’aria un senso di malessere e un vago presentimento di pericolo. E poi la scoperta di una caramella di Stahl tagliata e successivamente ricomposta con dentro una certa polverina bianca.
Sospetti e sospetti, le strane cartoline di Bertha, un fiore particolare, molto particolare, uno sparo nel buio, la scoperta di un nuovo progetto. Ora ecco, finalmente, un formicolio nel corpo di Rennert con la mente che corre sempre più rapida verso la soluzione…
Il treno dei misteri di Victor L. Whitechurch
Horace Carr-Mathers, un ragazzo di dieci anni figlio di un milionario, è sparito misteriosamente da un treno in corsa verso Londra. Il suo accompagnatore E.W. Wingrave chiede aiuto al detective Thorpe Hazell, abile nello sciogliere i misteri più intricati come questo. La carrozza è stata setacciata da cima a fondo ma senza alcun risultato, di Horace nessuna traccia. Eppure, eppure una ragione ci deve essere…
Dunque il viaggio, momento affascinante del giallo. Imprevedibile, come imprevedibili i personaggi che si incontrano, messo bene in rilievo dal curatore Mauro Boncompagni nella sua sempre felice introduzione. Una miscela di situazioni ed emozioni bene amalgamata: un folle su una sedia a rotelle che ha in mente folli progetti; una luce gialla che sembra presagire la morte e una strana, stranissima, incredibile sparizione. Misteri, politica, spie, imbrogli, sabotaggi, dissolvenze e morte. In ambienti e luoghi conosciuti o diversi dal solito. Ce la faranno i nostri eroi a risolvere casi così complessi? Vedremo. Ma occhio ai viaggi. A volte è meglio restare a casa.

Delitti al college di Clifford Orr, Polillo 2021.
Chi narra la storia in prima persona è Kenneth Harris, studente all’ultimo anno al college di Dartmouth. Già all’inizio c’erano stati segni premonitori dello “spaventoso accadimento”. Soprattutto certe frasi dette da altri o, addirittura, da lui sognate. Segni che si concretizzano una mattina alle sei quando Kenneth, svegliato da strani colpi alla finestra, trova il suo compagno di stanza Byron (By) Coates appeso per il collo a una corda fissata dall’esterno. Sembra suicidio ma si scopre essere stato ucciso da un piccolo strumento appuntito che gli ha perforato il cervello sotto la parte posteriore del cranio. Così come avverrà per lo studente Sam Anderson mentre sta scendendo i gradini della chiesa dove si è svolto il funerale. E avrebbe dovuto far sapere delle notizie veramente importanti…
Il caso si fa complesso mentre il padre di Kenneth, interessato alle vicende poliziesche e autore lui stesso di due romanzi di tal genere, incomincia ad indagare su proposta del professor Bostwick, Capo del college. E arriva pure lo sceriffo Ab Barker che intende subito distinguersi dai classici detective libreschi da lui conosciuti “Non assumo oppio e non suono violino, non ho un accento oxfordiano e non ho una profonda conoscenza delle statuette di porcellana”. Fra i due ci sarà una leale collaborazione.
Intanto si scopre che l’ago che ha colpito a morte le due persone deve essere stato “sparato” da qualche particolare congegno silenzioso. Ma come? E da dove? Mentre nel frattempo sembra che ci sia in giro, addirittura, un sosia dello studente ucciso…
Da Jean e da Miss Case, domestica di casa, viene fuori la storia della famiglia dalla quale si scopre una vera e propria venerazione di Byron per la madre, e sembra che ci sia di mezzo anche una discreta eredità. Che potrebbe interessare qualcuno…
Kenneth stesso decide di indagare per conto suo. Gli indiziati sono diversi fra cui, addirittura, la sorella di Byron e lo stesso suo padre con il quale spesso non si trova d’accordo. Importante si rivelerà, al centro della storia, l’ultima lettera della madre scritta al figlio che vuole assolutamente distrutta. Perché? Cosa c’è scritto? E arriva il rischio, il pericolo, la paura, i colpi di pistola, i dubbi che arrovellano: chi è l’assassino dei due studenti? O, forse, sono addirittura due?…
Leggere per credere.

Sherlock Holmes. Il filo rosso della morte di Arthur Hall, Il Giallo Mondadori Sherlock 2021.
Una lettera, una strana lettera che dà il via ad una strana catena di eventi. Con la quale il signor Squire Harcourt Foley chiede aiuto al nostro Sherlock perché perseguitato da un morto. Ovvero, lo sapremo in seguito, da William Lance, che lui stesso ha ucciso in duello, in quanto persecutore della sua bella promessa sposa Priscilla Todbury.
Allora via, insieme al fidato Watson, a Foley Grange nel Cumberland dove abita lo scrivente insieme al personale di servizio composto dal maggiordomo, la cuoca, due cameriere e il cocchiere. Per farla breve il morto, sepolto in una fossa comune, lo tormenta minacciandolo, sia con le apparizioni che con le lettere. C’è pure un uomo, Nathaniel Barley, che può confermare ciò che dice. Incredibile…
Bene, per prima cosa conviene parlare proprio con il suddetto signore che non avrà però vita troppo lunga, perché una grossa corda grezza gli stringerà mortalmente la gola. E al nostro Sherlock viene spedito un messaggio categorico “SIGNOR HOLMES… NON SI IMPICCI”. Ergo l’arrivo di Scotland Yard nella persona dell’ispettore Grey alto, robusto, dagli occhi mobilissimi e dalla mente aperta, pronto a collaborare con il Nostro. Un punto essenziale da chiarire è cosa turba la signorina Priscilla Todbury, che forse nasconde qualcosa del suo passato…
Succedono strane cose a Foley Grange: la droga nel vino del padrone di casa, certi segnali luminosi, agguati, spari, addirittura la casa che va in fiamme. E poi il ritorno a Londra dove Sherlock se la deve vedere, insieme all’ispettore Lestrade, con una banda di truffatori che addirittura fanno sparire dei morti per venderli come oggetti di studio anatomico a scopo didattico. E sfrutta tutti i mezzi a sua disposizione per sconfiggere la banda guidata da una terribile donna conosciuta come la “Feroce”, attraverso l’aiuto degli Irregolari, dell’investigatore Baker, del “Trasformista”, dell’appoggio di Watson e dell’ispettore Lestrade, spesso con “l’espressione arcigna da bulldog”. Tra un’azione e l’altra ogni tanto arriva la signora Hudson con i suoi manicaretti e un bel caffè bollente a distendere la tensione.
Watson come al solito spesso perplesso di fronte a certi silenzi e improvvise iniziative di Sherlock, ma si becca anche qualche complimento per alcune sue acute osservazioni. Continui travestimenti (non solo di Holmes) e classici telegrammi del Nostro a risolvere certi problemi,
Plot ampio, complesso (aggiungo uno strano sequestro e insolite presenze alla National Gallery di Londra), ricco di intuito, deduzione, suspense brivido, paura, lotta, movimento, scontri pericolosi, trucchi e contro trucchi, con il filo rosso del titolo che collega i diversi episodi.
Per Sotto la lente di Sherlock abbiamo Storie apocrife unite da un fil rouge di Luigi Pachì.
Un breve sunto della storia letteraria di Arthur Hall, qualche spunto sul libro e sulla concezione dell’autore nei riguardi di Holmes, per cui bisognerebbe “aderire all’originale il più possibile, se non altro per mostrare rispetto al suo ideatore”.

Il gioco della notte di Camilla Läckberg, Einaudi 2021.
Stoccolma, la notte di Capodanno. Buia e innevata. Qui niente Patrik Hedström ed Erica Falck, mitiche figure della scrittrice, ma solo quattro ragazzi benestanti a festeggiare in una casa lussuosa, mentre i genitori se la spassano poco più lontano. Si parte con Liv che ha dentro di sé il peso tremendo di uno stupro. Non lo ha mai detto a nessuno ma ogni tanto riemerge insieme ai terribili ricordi. Poi c’è Martina, la sua migliore amica, con la quale è “in perenne competizione”. Infine due ragazzi, Max e Anton. Quattro adolescenti con le loro sbruffonate e i loro tormenti che vengono fuori giocando a Monopoli e poi a Obbligo o Verità, rispondendo a certe brutali domande… Giovani belli, ricchi, impasticcati e annoiati. Un gruppo chiuso contro il resto del mondo. Hanno tutto e non hanno niente perché c’è qualcosa dentro ognuno di loro che faticano a nascondere: violenza, abusi, soprusi, liti e tradimenti familiari, mamme sbronze, i rapporti che si logorano, invidie, gelosie, la sensazione di non essere amati.
Si va avanti con battute, bevute, baci, strilli, risate, sghignazzi. Si sentono invincibili, padroni del mondo, capaci di sbeffeggiare anche un povero porta pizze. Ma se arriva l’affetto di qualcuno, magari attraverso un semplice contatto di una mano o di una telefonata, allora può scendere anche una lacrima. L’esterno sfacciatamente ostentato e l’interno gelosamente nascosto, fino a quando, magari, non arriverà il momento giusto per rivelarlo. Fino a quando, nel subbuglio dei sentimenti, non arriveranno anche l’odio e la voglia di uccidere tutti quelli che hanno contribuito a farli diventare così.
Amen.

Alabama di Alessandro Barbero, Sellerio 2021.
Ah, la Storia con la esse maiuscola inculcatami all’Università dal mitico Giorgio Spini! Appena letto il nome dell’autore, conosciutissimo studioso di vicende storiche e il titolo del libro, non ho fatto altro che allungare la mano.
Ricordi. Ricordi di guerra. Ricordi della secessione americana negli anni Sessanta dell’Ottocento. Di un vecchio contadino sudista sconfitto. Di Dick Stanton snocciolati alla studentessa di un college che vuole approfondire l’argomento. Ricordi infilati uno dietro l’altro in forma indiretta a ruota libera, legati dal filo di una memoria talora confusa e disorientata ma allo stesso tempo ricca di terribile verità. Tra il cigolio della sedia a dondolo, una masticata di tabacco e qualche risata. Nomi, fatti, episodi, personaggi di un mondo povero e razzista che tengono all’erta, proprio perché spesso incompiuti, presi e ripresi, sparpagliati in disordine lungo la prateria del tempo. Nomi di semplici amici di chi racconta gli eventi, di semplici soldati colti in certe fasi del conflitto, insieme ai nomi altisonanti rimasti incollati nella memoria storica. La guerra, ah, la guerra! Sudore, marce, scontri e morte. Insieme ad una infinita varietà di episodi che mettono a nudo il razzismo, la fame e la povertà del tempo, infiorettati, talvolta, da qualche spunto comico del narratore che induce al sorriso. Il vecchio parla a ruota libera sbrodolando di tutto e di più, si addormenta, si sveglia, arriva la negra che gli porta da mangiare, tossisce, sputacchia per terra, ricomincia daccapo. La ragazza vorrebbe arrivare ad un punto particolare della storia, ad un episodio di crudele razzismo e violenza perpetrato contro dei negri che chiedevano pietà. Non sa cosa fare, come spingerlo fino a quel punto. E il racconto continua con un’altra, interminabile trenata di personaggi ed episodi sminuzzati nei più piccoli particolari. E poi attacchi, fughe, spari, pallottole che fischiano, sangue, feriti e morti. Morti dappertutto. E ci sono perfino i negri che osano ribellarsi e sparare contro di loro. Mentre la ragazza, tra una tirata di Lucky Strike e l’altra, rimugina, riflette, cerca di capire. Alla fine, però, al vecchio non rimane più niente, c’è soltanto “il vuoto, come quando l’inondazione si ritira, e rimane solo il fango secco”. Il racconto è terminato e un po’ di senso di vuoto e smarrimento, di fronte a tanta tragedia, di fronte a tanta umanità travolta, può colpire anche il lettore.

I Maigret di Marco Bettalli

Maigret e il cliente del sabato del 1962
Romanzo angoscioso, incentrato sulla figura tragica di tal Planchon, modesto titolare di un’impresa di imbiancatura, afflitto dal labbro leporino, che, in un freddo giorno di gennaio, piomba in casa del commissario (dopo avergli fatto la posta in ufficio per varî sabati, da qui il titolo) per raccontargli la sua miseranda storia: da un bel po’ di tempo, infatti, egli convive in casa con l’amante della moglie, prestante operaio della sua ditta, e nel frattempo è stato anche sloggiato dal talamo nuziale, riducendosi a dormire su una brandina. Planchon, la cui unica ragione di vita sembra essere la piccola figlioletta, si rende conto che l’unica soluzione sarebbe quella di uccidere la moglie: da qui il desiderio di “confessare” il proposito a Maigret. Questi si appassiona alla vicenda umana, al termine della quale sarà invece Planchon a morire assassinato dalla coppia “animalesca” (che poi si sbranerà al processo) ormai esasperata dalla sua presenza. Storia “malata” e vicenda un po’ troppo eccessiva, con un Maigret impacciato, indotto a indagare forzando il regolamento, in assenza totale di un delitto (situazione che ricorda l’esperto di trenini de Gli scrupoli di Maigret, anch’egli invischiato in un menage à trois, sia pure più banale). Tutto sommato, non particolarmente piacevole, ma molto intenso.

Maigret e le persone perbene del 1962
Pubblicato anche con il titolo Maigret e la famiglia felice (molto peggiore), il romanzo è incentrato su un tema per certi versi comune in Simenon: i “panni sporchi” delle persone ricche e, come dice il titolo, “perbene”. Perché un piccolo industriale ormai anziano, con una famiglia praticamente perfetta (moglie ineccepibile, figlia a modo con genero medico appassionato), è stato ammazzato con una rivoltella nel salotto di casa, in un quartiere elegante di una Parigi di fine estate? Non sembra esserci un solo motivo plausibile, e più Maigret indaga, più tutti, anche le figure di contorno, appaiono senza macchia. Alla fine, con minuziose ricerche, il dente cariato viene fuori: a uccidere il pover’uomo è stato la classica pecora nera, il fratello disgraziato della moglie che aveva avvelenato la vita “perfetta” dei coniugi già da molti anni e che, come si conviene alle famiglie della buona borghesia, era tenuto nascosto a tutti in modo ossessivo, tanto da convincere la vedova a mentire ripetutamente. La soluzione, come spesso accade, non è particolarmente eccitante, ma l’indagine di Maigret è molto bella e i personaggi ben tratteggiati.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Neroinchiostro di Sara Vallefuoco, Mondadori, 2021
Serra è un villaggio di fantasia della Sardegna orientale, a mezza costa, addossato lungo il lato più dolce del pendio con l’orizzonte che si allarga dalla montagna fino al mare. E a Serra Ghibaudo, che si porta coraggiosamente sulle spalle il nome Robespierre scelto da una madre socialista, dovrà integrarsi e lavorare con un gruppo di carabinieri eterogeneo sia per livello sociale che per provenienza da ogni dove del Regno. E con i colleghi spendersi per far rispettare la legge.
Ma toccherà a lui, il giovane vicebrigadiere piemontese Ghibaudo, ricevere “il ragazzo dei fanali”, quello incaricato di accendere le luci a gas di sera per poi spegnerle di primo mattino, farlo aspettare, parlarci di persona e raccogliere la denuncia prima di svegliare il maresciallo Audisio, un marchigiano alto un metro e novanta. Una denuncia di furto per conto della signora Lianora, la vedova dell’ostaggio ucciso nella Notte di San Giovanni. Cosa quasi inimmaginabile in quei territori dominati da un’endemica diffusa omertà e dove d’abitudine i torti si riparano solo con i coltelli. Chi può osare tanto?
Perché, per quanto risulti a Ghibaudo, a Serra non ci sono precedenti di denuncia. Mai, nonostante agli atti figurino biechi omicidi, una strage famigliare, lesioni gravi, furti di bestiami e, recentissimo, proprio il caso di rapimento del marito di Lianora, finito malissimo la Notte di San Giovanni, con l’ostaggio sgozzato e il brigadiere Marasco ferito e ricoverato in astanteria che lotta ancora tra la vita e la morte, tenendo tutta la stazione con il fiato sospeso. C’è qualcosa sotto questa novità di rivolgersi alla giustizia da parte della donna? Da quello che sembra un semplice caso di furto, salterà fuori un cadavere e visto che il cadavere è di un ex collega che si è congedato dall’arma subito dopo l’agguato, lo scontro di San Giovanni di appena dieci giorni prima, l’indagine cambia aspetto e si fa seria, molto seria. Il morto è stato accoltellato, ragion per cui i sospetti ricadono sul proprietario del coltello, Anania, lo storpio carrettiere poeta che lavorava per Lianora, ma alcuni indizi spingono il brigadiere Moretti e il vice brigadiere Ghibaudo a sospettare che la verità possa essere diversa. Anche perché da quel momento si succedono una serie di omicidi. L’assassino ha preso di mira persino i poeti al volo, i rimatori di strada che nell’ideale di un mondo migliore girano di paese in paese denunciando i torti subiti dalla loro gente. Ma saranno proprio i suoi barbari omicidi a portare finalmente a galla il torbido incrocio di prevaricazioni, torti, violenze, menzogne e ingiustizie perpetrati nella zona.
Una storia di fantasia, come ci ricorda l’autrice, che vola sulle ali della realtà. Oltre al poetare locale più tradizionale, un altro testimone nelle pagine del romanzo è il fenomeno sardo degli scrivani dei briganti, figure realmente esistite, i cui scritti anonimi oggi sono diventati oggetto di studio.
Tante diverse sensazioni ci spingono ad approfondire i caratteri dei protagonisti della storia, a partire dai carabinieri. Un’infilata di personaggi tutta da scoprire a partire da Ghibaudo, costretto a fare i conti con certi sentimenti che crede di provare, umani, profondi, magari inconfessabili e che vorrebbe tenere nascosti, Moretti il  romano estroverso, generoso e che guarda al futuro, Marasco l’educato nobile toscano, Sgrelli il solare ragazzo siculo, Audisio il fiero capo, il maresciallo marchigiano, e Lai il sardo verace, talvolta insondabile. Ma ancora più intriganti sono le figure femminili: Amelia, disposta a ogni artificio per il suo sogno di essere medico, e Lianora, con la sua essenza profondamente torbida e controversa.

Segreti che uccidono di Riccardo Landini, Newton Compton 2021.
Trovarsi a leggere un giallo di Riccardo Landini fa quasi l’effetto di rivedere un vecchio amico. Abbiamo già avuto modo di conoscere Astore Rossi, restauratore di mobili, colto, con un incondizionato amore per i libri e per il suo lavoro ma con la deprecabile tendenza a ritrovarsi in situazioni ingarbugliate e rischiose…
Rossi, uomo schivo, afflitto dal difficile nome affibbiatogli, in onore del condottiero Astore Baglioni, dal padre medico e grande lettore di romanzi epici, dopo essere stato incastrato come pusher da ricchi compagni di scuola, è finito in galera da innocente, ha lasciato gli studi, ha trovato un posto presso un bravo artigiano. Incontro felice perché il suo mentore, che gli ha instillato la passione per il restauro dei mobili antichi, si è ritirato per godersi una meritata pensione, così Rossi ha continuato in proprio, coltivando soltanto i rapporti legati al suo lavoro. Il suo difficile  passato però lo condiziona ancora oggi, soprattutto psicologicamente, facendolo restare alla larga dalle forze dell’ordine e portandolo a voler risolvere in prima persona i misteri in cui si imbatte.
Da quando gestisce la sua bottega, manda avanti l’attività con l’aiuto, si fa per dire, di Oscar, strano personaggio, vittima di una condizione semiautistica che lo rendeva quasi incapace di parlare, ma fedele amico e ormai ineccepibile artigiano, suo braccio destro. Astore, novello San Francesco, ha accolto Oscar nella bottega di via San Giorgio, stipata di mobili ma con annesso appartamentino al primo piano.
Ma da diverse settimane Astore è rimasto solo perché Oscar è ricoverato in una clinica per una forma di leucemia linfatica piuttosto preoccupante. Ha affrontato una durissima chemioterapia con coraggio e i medici si dicono abbastanza ottimisti, ma il timore di Astore è che il trauma di tanti giorni paura e di sradicamento dalla sua vita quotidiana lo facciano nuovamente scivolare nel baratro autistico della chiusura emotiva.
E oggi siamo arrivati al terzo capitolo della saga di Astore Rossi. Il nostro, che ha persino allargato la capienza della sua attività prendendo in affitto un ampio locale, ex doppio garage, sito di fianco alla bottega per servirsene come magazzino, con l’aiuto di un operaio marocchino e dell’amico e fornitore Sergio Condurra, sta scaricando dei mobili da un furgone. La strada è stretta, l’operazione complicata ma finalmente va in porto.
Anche questa nuova avventura si trasformerà nell’esempio lampante dello svagato buon cuore di Astore Rossi. Ancora una volta infatti, non avendo chiara visione di quello che lo aspetta, si troverà impelagato in situazioni troppo più grandi di lui… L’amico Sergio Condurra, oltre ai mobili da rimettere in sesto, che richiedono un certo impegno e forse non garantirebbero un gran guadagno, ha pronta per lui un’altra mela avvelenata… Condurra infatti gli comunica che è costretto a sparire per qualche tempo, forse andrà all’estero, e gli affida la custodia della figlioletta Isabella, rimasta orfana e rifiutata dagli zii.
Astore è spiazzato dalla richiesta, ma decide di aiutare l’amico. Accoglie la bambina e comincia a organizzarsi in qualche modo. E la faccenda non è tanto semplice perché deve anche pianificare il ritorno di Oscar che, indebolito e fragile, sta per essere dimesso dall’ospedale. E, come se non bastasse, deve togliersi i dubbi sui mobili scaricati in garage. Da dove vengono? Per di più, in uno scompartimento nascosto di uno dei cassettoni, trova delle monete antiche, qualche anello e una lista di nomi…. accanto ai quali sono segnate delle funeree croci nere.
Cosa vogliono dire? Cosa ha combinato Sergio?
Da questo momento la trama imbocca diversi sentieri. Il nostro restauratore decide di cambiare aria portando con sé Isabella e Oscar. Affitta a poco prezzo uno chalet, tira giù la saracinesca delle bottega, ci attacca un cartello con scritto chiuso per ferie, e si trasferisce per una settimana nello sperduto paesino appenninico di Garbano, dove si troverà invischiato in una fitta rete di segreti e raggiri mischiati a una giustizia fumettistica alla Diabolik, che metteranno persino a rischio la sua vita.
Tutto sembra gravitare attorno alla misteriosa lista di nomi che, Astore scoprirà, appartengono ad abitanti di Garbano ormai deceduti. Abitanti su cui gravava una fatale maledizione oscura… Ma Rossi deve anche ritrovare le tracce di Sergio Candurra per proteggere sé stesso, Isabella e Oscar da qualcuno che sembra minacciarli.
Il suo obiettivo sarà scoprire il bandolo che collega i due misteri, in un scombinato e pericoloso gioco in cui nulla è come sembra.
Un giallo ambientato in un paesino sugli Appennini. Cambiare palcoscenico fa bene al nostro amico restauratore, lo costringe a riflettere sul passato, magari a metterci finalmente una pezza e a immaginare quanto potrebbe cambiare la sua esistenza se avesse qualcuno da cui tornare. Qualcuno come Isabella, la deliziosa bambina a cui non si può non affezionarsi, oppure Oscar, che sa sempre farsi apprezzare, o magari la deliziosamente interessante e sexy Anthea, che saprà offrire indimenticabili colpi di scena

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi vi presento Le avventure di un amico fantastico di Jeff Kinney, Il Castoro 2020.
Rowley, il migliore amico di Greg, vuole diventare uno scrittore e decide di scrivere un libro. Ma, non essendo capace, va da Greg che lo aiuterà con le sue “straordinarie” idee. Il libro di Rowley parla di un ragazzino di nome Roland che deve salvare la sua mamma perché è stata rapita dallo Stregone Bianco. Roland ha paura di perdersi durante il viaggio, così chiede al suo amico muscoloso Garg il Barbaro di andare con lui per aiutarlo. Durante il percorso recluteranno altri membri del gruppo e incontreranno anche molti pericoli… Riusciranno i nostri eroi a salvare la mamma di Roland? Ma, soprattutto, riusciranno a trionfare sul Male impersonato dallo Stregone Bianco?…

Le letture di Jessica

Cari bambini,
oggi vi presento Il piccolo libro delle emozioni di Geronimo Stilton, Piemme 2020.
Personaggi: Geronimo, Trappola il cugino, Ficcagenio l’inventore, Trappy e Benjamin i nipoti. Si parla delle emozioni come la sorpresa, la tristezza, la rabbia, la paura, il disgusto, la serenità, la vergogna, la gelosia e la felicità. E vengono narrati molti episodi dove possiamo trovare queste emozioni. Ficcagenio vorrebbe inventare una macchina che riesca a crearle, ma non lo può fare perché le emozioni nascono dal cuore. Un racconto che mi ha davvero emozionata!

 

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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