Maremoto – Alessandra Calanchi

Alessandra Calanchi
Maremoto
Ventura Senigallia, 2021
Racconti brevi
Recensione di Valerio Calzolaio

Centro Italia. Casi del presente e del futuro. Si cominciò a sentir parlare del culturavirus nel mese di gennaio del 3020. Il primo episodio avvenne in una biblioteca cinese di Tientsin, un anziano abituale lettore s’accorse che in una pagina mancavano alcuni ideogrammi, si spaventò e nei giorni successivi lui stesso parve disimparare gradualmente. Il misterioso morbo colpiva rapidamente e selettivamente libri riviste giornali manoscritti, poi si trasmetteva agli umani. Chi ne era contagiato perdeva la concentrazione, o l’attenzione, o la memoria; o tutte e tre insieme. La cultura sembrava ritrarsi all’avanzare del virus. Si fecero varie ipotesi sulle origini: un topo di biblioteca? Un complotto o una cospirazione? Gli hikikomori giapponesi? Fatto sta che raggiunse presto l’intero mondo, l’Italia al terzo posto per numero di contagi: eravamo pieni di musei, librerie, biblioteche, atenei anche molto antichi! Dai libri cadevano le pagine, le riviste perdevano parole e frasi a fiumi, nei volumi restavano solo il prezzo e il codice ISBN. In campo medico non si poté fare nulla. Oggi, come noto, tutto è cambiato. Al momento non esistono libri e, a onor del vero, non si può avere alcuna certezza che siano mai esistiti. Lo story-telling ha inghiottito ogni possibile forma di narrazione, la poesia è un genere orale di prima necessità solo per i bambini, e non esistono riviste e giornali. Ricordare è un’usanza antica, un verbo desueto, un atto faticoso ed estremo. E cosa fanno allora adesso le persone? Lo scoprirete completando la lettura del racconto (già pubblicato online nel marzo 2020) e intuirete qualcosa di interessante pure leggendo gli altri, l’ultimo dei quali dà il titolo alla raccolta, Maremoto, tre sogni consecutivi di passeggiate lungo la riva del mare e, forse, un risveglio, appunto.

La docente universitaria di Letteratura e Cultura Angloamericana a Urbino Alessandra Calanchi (Bologna, 1959) legge, elabora, spiega, insegna, traduce, poeteggia e, fra una vita e l’altra, fa molte altre cose. Pubblica ora una raccolta di ventisette racconti brevi, scritti nel corso di oltre un decennio (seppur per lo più recenti), in piccola parte già editi in varie forme, oltre la metà con narrazione in prima persona al passato o al presente (sperimentando pure dialoghi, lettere, seconde persone, singolari e plurali), sempre garbati e ironici, colmi di cinema e letteratura varia. Lo stesso titolo nulla c’entra con il forte rischio attuale per tutti gli abitanti delle coste del nostro Mediterraneo, a causa dell’elevata sismicità e della presenza di vulcani attivi. L’autrice ha una esplicita riconoscibile predilezione per il genere cosiddetto noir (non per caso contribuisce da tempo a organizzare la manifestazione e il collettivo Urbinoir), riuscendo a trattare con perfida leggerezza sia esperienza quotidiane che vicende globali. “La forma perfetta del coniglio” è il più breve e tratta di topi. I più lunghi (“Kill Me Softly” e “Come una piadina”) hanno una propria minuscola sceneggiatura imbastita su più giorni. Il viaggio a Pescara è autobiografico, la degustazione perfetta consuma avanzi di bottiglie di vino lasciate dal buon ex-marito.

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