La stagione dei ragni – Barbara Baraldi

Barbara Baraldi
La stagione dei ragni
Giunti, 2021
Recensione di Patrizia Debicke

Affidandosi alle nostalgiche note dei Simple Minds, dei Duran Duran e dei primi Litfiba, Barbara Baraldi ci immerge con un tocco delle sua bacchetta stregata in un’epoca passata, vicina e lontana allo stesso tempo. Sono i mitici anni Ottanta, anni che è sempre bello rievocare, e qui siamo a Torino, conosciuta come la più misteriosa ed esoterica delle città italiane, con una storia che pare fatta su misura, un intrigo da cardiopalma di paure e ossessioni che si susseguono senza concedere tregua.

Siamo in piena estate e mancano pochi minuti alla mezzanotte di venerdì 26 agosto 1988, accoppiata che rende semideserte le strade cittadine. Carlo Brezzi, in sella alla sua bicicletta argento e blu, con la fiammante Leica, dono del nonno per il suo compleanno, dentro lo zaino, è sulla via di casa dopo aver passato ore a immortalare strani particolari o suggestivi scorci da fotografare. Li ha sempre scelti con calma e con cura, tanto che spesso passano settimane prima che avesse finito il rullino e potesse passare allo sviluppo dei negativi. Arrivato a metà circa del ponte Vittorio Emanuele I, Brezzi frena di botto, convinto di aver notato qualcosa che si muove sulla ringhiera. Sceso dalla bicicletta, vede che tutto il ponte è avviluppato da uno smisurato intrico di ragnatele rese lucide e argentee dalla luce dei lampioni e intessute da fitte colonie di ragni, alcuni grandi quasi come un pugno. Lunghissime e incredibili ragnatele che corrono dal parapetto alle arcate: da un giorno all’altro il ponte Vittorio Emanuele si è trasformato nell’incontrastato rifugio di una colonia di ragni. Come se la natura avesse deciso di evidenziare un malessere con un evento raro, quasi un prodigio che nei giorni successivi attirerà decine di increduli e sbalorditi curiosi. Un prodigio che resisterà fino all’autunno e verrà ricordato dai torinesi come la stagione dei ragni. Uno strano evento che alla fine si rivelerà basilare nella risoluzione del più spaventoso caso di cronaca nera che la città abbia mai dovuto affrontare. Un prodigio che Carlo avrà la prontezza di spirito di immortalare con alcuni felici scatti della sua Leica, avvalendosi del supporto della luce di una macchina che, proveniente da Corso Moncalieri, lo superò transitando lentamente, per poi dirigersi verso piazza Vittorio.
Fine agosto 1988, 33 anni fa: data, ambientazione e personaggi scelti da Barbara Baraldi per il suo – permettete, e giuro lo dico con affetto e rispetto – nuovo thriller monumentale (599 pagine), La stagione dei ragni.
Tocca a un magistrato, e non a un rappresentante delle forze dell’ordine, il difficile fardello di protagonista. Un protagonista però che per suoi lettori ha l’immediato effetto di farli sentire di casa.
Il sostituto procuratore Francesco Scalviati infatti è il padre e mentore di Aurora Scalviati, famosa profiler in un commissariato della provincia emiliana e ottima protagonista di una fortunata trilogia di Barbara Baraldi. All’inizio di questa nuova storia Aurora, anche se ancora non ha un nome, è una presenza costante nei pensieri di genitori e resterà per ben poco nella pancia di sua madre Greta, ormai prossima al parto.
Il sostituto procuratore Scalviati, convocato da una telefonata, alle 2,10 del mattino del 27 agosto si trova con la polizia al Pian del Lot, sulla sanguinosa scena di un crimine. Un uomo è stato ritrovato in un’utilitaria, ucciso a colpi di pistola: il primo dritto al cuore, i successivi disposti a formare un triangolo. La sua compagna, una giovane donna raggiunta mentre tentava invano di fuggire, ha il collo spezzato ed è stata barbaramente mutilata. Nella macchina ci sono tracce evidenti della presenza a bordo di un bambino piccolo e più tardi, infatti, si verrà a sapere che un piccino di quattro anni, sporco di sangue, è arrivato chissà come a casa degli zii. La zia era la sorella della poveretta uccisa. Nessuno però è in grado di dare un volto e un nome all’assassino.

Per Scalviati la faccenda è molto spiacevole. Si tratta infatti del terzo feroce omicidio, forse attribuibile alla stessa mano, che ha colpito la città in pochi mesi. In ognuno dei casi, avvenuti in luoghi isolati, si trattava di coppie e le vittime erano state brutalmente uccise. L’assassino organizza i suoi omicidi con cura quasi maniacale, sempre con le stesse caratteristiche, compiacendosi del suo operato.
Per il magistrato un caso importante ma infido, che lo prende a tradimento in un momento che dovrebbe essere il più bello per lui e per sua moglie. Un caso che ai meno giovani richiamerà le angosce e i timori per le atrocità commesse dal Mostro di Firenze.
Ma c’è un mostro anche a Torino e spetta a Scalviati trovarlo e catturarlo.
Francesco Scalviati, ormai sicuro che dietro a quegli assassinii ci sia un unico, spietato killer, deve barcamenarsi come può con la procura, l’opinione pubblica e l’invasione dei media. Ma a offrire un’imprevista e benvenuta accelerata agli eventi sarà l’arrivo di Isaak Stoner, giovane, sfrontato ma scrupoloso analista dell’FBI, che vorrebbe fornire a Scalviati i nuovi potenti strumenti della criminologia investigativa. Teniamo presente che siamo nell’epoca in cui i computer si stavano affacciando sulla scena italiana ma i contenuti non erano ancora universalmente condivisi. Siamo alle prime scoperte in fatto di profiling, metodologie di indagine introdotte proprio in quel periodo negli States ma spesso del tutto sconosciute in Italia. Si cominciava appena a inquadrare il termine serial killer, ormai usato normalmente in America, e la figura del profiler, uno specialista in grado di predisporre un identikit dell’assassino e analizzare la scena del crimine, immaginando un modus operandi. Benché affascinato da queste idee innovative, Scalviati non riesce ancora a fidarsi completamente dell’americano, che secondo lui sa molto di più di quanto dica e forse sta già seguendo qualche sua pista.
Sulla scena ci sarà anche Leda De Almeida, intrepida e grintosa giornalista investigativa con un traumatico passato in Libano, che Scalviati cerca invano di dissuadere dall’intraprendere un’indagine in autonomia che potrebbe rivelarsi fatale.
La trama, complessa ma avvincente, dona al lettore l’impressione di poter sondare la mente squilibrata di un assassino seriale, facendolo sprofondare in una maligna spirale di perversione. Come i ragni sul parapetto del ponte, Scalviati e Stoner, coadiuvati dal commissario Costanza, sono di fronte a un assassino feroce e privo di ogni morale, che tesse crudelmente la sua tela. Un nemico astuto e spietato che arriva più volte a far temere per la sorte dei protagonisti.
Molto intrigante l’aggancio alle teorie legate all’esoterismo: il “Triangolo della Magia Nera e Bianca” costituito da San Francisco, Londra e la nostra Torino conferisce credibilità ai disturbi narcisistici e comportamentali che scatenano il serial killer e consentono a Barbara Baraldi di guidare il lettore in un articolato tour del capoluogo piemontese fuori dal comune, svelando parte della simbologia e dei tanti segreti che regalano a Torino la sua corona iniziatica.

Barbara Baraldi, originaria della Bassa Emiliana, è autrice di thriller, romanzi per ragazzi e sceneggiature di fumetti per la serie «Dylan Dog». Il suo esordio nella letteratura poliziesca avviene sulle pagine de «Il Giallo Mondadori» con La bambola di cristallo. In contemporanea con l’uscita del romanzo in Inghilterra e negli Stati Uniti, viene scelta dalla BBC per la realizzazione del documentario Italian noir sul giallo italiano. Per Giunti ha pubblicato con straordinario successo la trilogia Aurora nel buio (2017), vincitore del Premio Garfagnana in giallo 2017 e del NebbiaGialla 2018, Osservatore oscuro (2018) e L’ultima notte di Aurora (2019).

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