La bambina dagli occhi d’oliva – Davide Grittani

Davide Grittani
La bambina dagli occhi d’oliva
Arkadia, 2021
Recensione di Patrizia Debicke

Una “Roma non Roma” che si nasconde dietro fattezze anonime e nella scelta dell’io narrante: Sandro Tanzi “amebico”, inadeguato e asociale per scelta e forse educazione, la quarantina passata, nullafacente, abbastanza benestante da comprare e gestire il Winner, una sala giochi e centro scommesse. Un investimento proprio davanti al palazzo dove è nato e cresciuto. Un buon investimento, forse l’unica vera decisione della sua vita, oppure una condanna annunciata.
Presto (una coincidenza?) il caos della ristrutturazione dell’appartamento al settimo piano, proprio quello sopra di lui, lo disturba, l’incuriosisce e gli farà incontrare la nuova bellissima proprietaria Angela Capone, che l’ha ereditato dai nonni. Parole, particolari buoni e cattivi magari, nomi dimenticati, ricordi comuni… Poi entrambi, davanti alla brutta carta da parati di una stanza, hanno la reazione di strapparla via, ma sotto quel disegno si nasconde una specie di rebus. Due diversi soggetti distinti, una bambina seminuda e un uomo – un padre, un nonno? – di spalle, e una scritta in alto a destra, dimenticata per trent’anni: Signora Maestra. Per Angela sarebbe solo da cancellare e dimenticare…
Sarà Sandro, unico erede di una piccola famiglia della borghesia capitolina, a intestardirsi per scoprirne il significato, per arrivare a capire come quel disegno possa in qualche modo coinvolgere tragicamente i suoi genitori e quanto la sua famiglia sia collegata alla misteriosa Angelica Capone bambina. Per raccontare una certa violenza, troppo spesso taciuta, Grittani prende in prestito la storia di Dolores O’Riordan, leader dei Cranberries, che dai 4 ai 12 anni era stata lasciata dai genitori in custodia di un cattolicissimo irlandese amico di famiglia. Amico che ha abusato di lei per 8 anni. E quanto è vero poi ciò che recita la quarta di copertina: “Quello che facciamo ai bambini resta per sempre”. Una macchia indelebile, un’incancellabile ferita.
La bambina dagli occhi d’oliva, con le inconsapevoli ma quotidiane colpe degli innocenti, riporta in primo piano i sensi di colpa per non aver potuto e/o voluto fare qualcosa, attenuati da frasi come “abbiamo provato a fare di tutto, ma ormai era impossibile”. E invece questo libro non concede assoluzioni o scampo, ma solo una cruda, matematica suddivisione di responsabilità.
Non sono gli abusi sui minori a colpirci, ma soprattutto i sensi di colpa ad essi legati. Sensi di colpa acquisiti, accumulati, per atti altrui e magari non controllabili…
L’incredibile storia di Sandro e Angelica, sull’indefinibile sfondo della città più bella del mondo, è destinata ad essere sopraffatta e a sconfinare nel nulla. Accompagnata dal volontario dimenticatoio degli anziani nelle case di riposo di lusso, con il solo conforto degli stranieri scelti come compagnia. E che dire poi di certo atteggiamento, ipocrita e arretrato, che ha fatto sì che l’Italia arrivasse a falsare il cristianesimo trasformando la religione in punizione e dimenticando la speranza, distorcendo il senso di ogni confessione, arrivando persino al compromesso con il male? Sarà anche perché non c’è modo di controllare i tentacoli e il perverso strisciante marciume di certa periferia criminale, dove troppo spesso i bambini diventano solo merce di scambio, oggetti di sesso.
Probabilmente descrivere i pregi e i difetti di un vicino sarà la stessa cosa che scrivere di altri, sappiamo bene che ognuno a questo mondo ha un vicino. E quale inquietante società scopriamo dietro il sipario di tante porte, tende e finestre chiuse? Una società in cui si esibiscono quotidianamente spaventosi fatti di cronaca, aberrazioni che stuzzicano la curiosità morbosa dei fruitori dei media. Fatti di cronaca sempre esistiti, sopportati, tollerati. Condannati a gran voce, ma poi veramente condannati ?
Grittani scrive La bambina dagli occhi d’oliva in una forma impeccabile, a suo modo doloroso quanto basta, convincente ma non facile da accettare. Un viaggio che va a scavare nella cancellazione volontaria della memoria di un passato e nelle sue tragiche conseguenze.
Un noir che non pretende di offrire risposte a domande rimaste troppo a lungo in sospeso, non offre consolazione e conduce senza scampo a un drammatico finale.

Davide Grittani, nato a Foggia nel 1970, ha pubblicato il reportage C’era un Paese che invidiavano tutti (Transeuropa 2011, introduzioni di Ettore Mo e Dacia Maraini) e i romanzi Rondò (Transeuropa 1998, postfazione Giampaolo Rugarli), E invece io (Robin 2016, presentato al Premio Strega 2017), La rampicante (LiberAria 2018, presentato al Premio Strega 2019, vincitore nello stesso anno delle edizioni dei premi Città di Cattolica, Zingarelli, Nabokov, Giovane Holden, e inserito tra i migliori libri del 2018 dall’inserto La Lettura del “Corriere della Sera”). Dal 2006 al 2016 ha curato la mostra itinerante della Letteratura italiana tradotta in altre lingue, Written in Italy, esposta in 21 Paesi di 5 Continenti. Editorialista del “Corriere del Mezzogiorno”, collabora con “Intellettuale dissidente” e “Pangea”.

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