Il canto del nemico – Tony Hillerman

Tony Hillerman
Il canto del nemico
HarperCollins Milano, 2021 (orig. The Blessing Way 1970, prima ed. it. Giallo Mondadori 2312 del 23.5.93)
Traduzione di Sara Caraffini
Noir
Recensione di Valerio Calzolaio

Riserva indiana in Arizona. Evviva: ricominciamo dall’inizio! C’era una volta uno straordinario colto scrittore, nato povero, veterano pluridecorato della Seconda guerra: Tony Hillerman (Sacred Heart, Minnesota, 1925 – Albuquerque, Nuovo Messico, Yootó Hahoodzo, 2008). Nel 1970 con Il canto del nemico collocò con maestria crimini nel contesto delle riserve dei nativi, tribù navajo, hopi, zuni. Il ritrovamento di un cadavere tra sterpaglie del Many Ruins Canyon impone che lavorino insieme il fiero razionale tenente dalle origini amerindie Joe Leaphorh con l’antropologo Bergen McKee (esperto di riti e superstizioni): Horseman era l’”ennesimo poveraccio che non sapeva bene come essere un navajo né riusciva a imparare a comportarsi da bianco”. Uscì in italiano con buona accoglienza oltre un ventennio dopo, quando già erano apparse circa altre 10 avventure, alla fine saranno 20, tutti romanzi di ottima qualità, via via con il sergente Jim Chee a fare da aspirante sciamano. Imperdibile.

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