Il visitatore notturno – Jeffery Deaver

Jeffery Deaver
Il visitatore notturno
Rizzoli Milano, 2021 (orig. 2021)
Traduzione di Rosa Prencipe
Noir
Recensione di Valerio Calzolaio

New York. Un maggio dei giorni nostri. Il Fabbro è un tale capace di aprire con le proprie chiavi serrature di ogni tipo; ora ha cominciato a introdursi di notte negli appartamenti di belle ragazze di Manhattan mentre dormono; gioca a fare Dio; apre cassetti e sposta indumenti, lascia messaggi minacciosi sulla pagina di un vecchio quotidiano, si richiude le porte alle spalle senza lasciare tracce. Lincoln Rhyme, tetraplegico scienziato forense, già capitano al NYPD e capo della Scientifica, assistito da Thom e dalla moglie nella palazzina di Central Park West, con annesso attrezzatissimo laboratorio, sta occupandosi d’altro: da una parte deve dare un’occhiata alle prove rinvenute sulla scena di un crimine, Alekos Gregorios (proprietario di una catena di lavanderie automatiche) è stato rapinato e pugnalato a morte; come al solito, è la splendida Amelia a visionare di persona la scena dal vivo, lei detective del New York Police Department che si sposta a bordo di una Torino Cobra da 410 cavalli; dall’altra parte deve testimoniare in un processo per omicidio contro il 52enne Viktor Antony Buryak; qui però il controinterrogatorio dell’avvocato difensore riesce a metterlo in scacco; la sentenza sarà di non colpevolezza e l’ufficio del sindaco deciderà di vietare che Rhyme possa fare ancora consulenze per la polizia, nonostante la contrarietà di tanti e soprattutto dell’amico detective di primo livello del NYPD Lon Sellitto, tarchiato e sgualcito. Il vero lavoro del Fabbro è eliminare immagini repellenti per ViewNow, una società appositamente incaricata nel moderare o togliere contenuti sconvenienti dal web; così segue un sacco di video, le pareti del suo studio sono in parte coperte dalla collezione di 152 serrature e da migliaia di sacchetti di chiavi. Rhyme sembra out ma viene coinvolto, tutto è destinato a intrecciarsi.

Il grande scrittore americano Jeffery Deaver (Glen Ellyn, Chicago, 1950) è giunto (in circa venti anni) al quindicesimo bel romanzo della sua serie di maggior successo (enorme in Italia dove il volume è uscito prima che negli Usa), portata più volte sul grande schermo (“Il collezionista di ossa” è del 2002). La lettura garantisce un confermato ottimo intrattenimento; sai quel che trovi e non resti deluso! Come talora accade per i maestri del genere, attraverso il nuovo caso si apprende molto su un fenomeno della vicenda (e commedia) umana contemporanea, questa volta la diffusa scelta di certa cattiva informazione sensazionalistica (e di certa pessima conseguente politica) che volutamente ignora la verità dei fatti. Qualcosa s’impara anche sulla storia delle serrature a cilindro, delle relative invenzioni secolari ancora in uso tutt’oggi, delle manifestazioni e dei musei degli esperti di scasso. La narrazione alterna la prima persona al presente del Fabbro (che talora richiama l’Orologiaio) alla terza persona varia al passato del resto dei protagonisti, ovviamente perlopiù su Rhyme (in carrozzina o dal letto dove mantiene buoni sensi e può muovere solo un dito e le palpebre) e su Sachs, indomita e magnifica ex modella, alta e snella, autista spericolata, tiratrice provetta, sofferente di artrite e claustrofobia. Pian piano emerge anche il nuovo bel personaggio di Lyle Spencer, un omone di più di un metro e novanta per centodieci chili, già nei Seal, sempre a un passo dal lanciarsi senza corda. Lincoln non è attratto pure dal cucinare e predilige whisky Glenmorangie invecchiato diciotto anni. Le ragazze hanno sempre in casa il rosso Syrah o i bianchi Chardonnay e Sauvignon. Padre e figlio degustano un buon Rhône, uno Châteauneuf-du-Pape particolarmente speziato.

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