Bolle di sapone – Marco Malvaldi

Marco Malvaldi
Bolle di sapone
Sellerio, 2021
Recensione di Patrizia Debicke

Il primo fu Bruno Morchio, con Bacci Pagano in Voci nel silenzio, a indagare su un delitto commesso mentre erano in corso le restrizioni della quarantena da Covid, adesso arriva Malvaldi che prende il Covid per i capelli, lo guarda negli occhi, gli dice “non mi piaci ma bisogna sopportarti” e ne fa lo scenario, il filo conduttore e il fine giallo della sua storia.
A quasi quindici anni dall’uscita de La briscola in cinque (Sellerio), che diede il via alla saga dei Vecchietti del Bar Lume, arriva un’altra esilarante commedia ambientata in pieno lockdown.
Sono i primo giorni del Covid. Quei giorni che, da sopravvissuti e miracolati ricordiamo tutti, quando gli italiani impararono che in Cina, in una città di nome Wuhan, la gente moriva come mosche. Giorni orrendi seguiti dalla “caccia alle streghe” all’italiana, nel mirino le persone con gli occhi a mandorla. Poi gli allarmi lombardi, un intero paese in quarantena, caos, incomprensione, il San Matteo di Pavia trasformato nel primo ospedale Covid d’Italia, la robaccia che terrorizzava e riempiva i pronti soccorsi, le corsie, le terapie intensive e peggio. L’alcol che spariva dagli scaffali di ogni supermercato. Le prime corse alle mascherine…
E poi fu il 9 marzo del 2020. Il lockdown generale.
Da un giorno all’altro l’Italia parve fermarsi. E per la prima volta nella loro lunga vita, i Vecchietti del Bar Lume, tutti l’ottantina passata, si sentirono soli, inutili, sperduti, orfani di rapporti umani. Costretti a passare le giornata a casa, prigionieri delle mura domestiche, da soli con le mogli, subendo le loro imposizioni e diete. E soprattutto incerti sul futuro. Oddio a ben vedere, salvo che per Ampelio (in ospedale per una gamba rotta, con tutte le noie della degenza e le fisime per la riabilitazione, ma anche vigile orecchio e testimone della tragedia della pandemia), per il resto della banda la vita cambia di poco. Anche nei precedenti capitoli della Saga regnava la pigrizia. La loro giornata non brillava per movimento o sportività, si limitavano a insediarsi al Bar Lume dal Viviani, passando dal bagno al tavolino da gioco e da quello alle stecche del biliardo.
Ora invece stanno imparando a confrontarsi con la tecnologia, con Massimo che li istruisce su come restare collegati con il resto del mondo. Ma quella tecnologia li confonde e li incupisce, con tutte quelle terrificanti statistiche, vista la loro età e la paura di morire legata al virus…
Nel frattempo il bancone del Bar Lume, fino a ieri centro focale delle clientela e della rete investigativa di Pineta, è praticamente deserto, la cassa piange e solo i cocktail e gli aperitivi a domicilio inventati da Marchino salvano un po’ la situazione. Per fortuna la felice intuizione di Massimo il Barrista, che la briscola in cinque si può fare anche online, sta rialzando un po’ gli animi e i toni dell’umore senile così come Gigina, la mamma di Massimo Viviani, ingegnere geniale sempre in giro per il mondo per lavoro, passata a far visita alla famiglia per pochi giorni e rimasta imprigionata a Pineta, che potrebbe rivelarsi una new entry per il Gruppo. Ma non è abbastanza, così quando capita l’occasione «per non farsi i fatti loro» viene vista come la manna dal cielo: un bel caso su cui potersi dar da fare anche da remoto.
Alice, la vicequestora e fidanzata del Barrista, dislocata in Calabria per un corso di aggiornamento della Polizia e là rimasta bloccata, avanzando un’innocua richiesta di informazioni finirà per coinvolgere uno dei vecchietti della banda. Informazioni legate a un duplice decesso. Lui, abbiente proprietario di una catena di pizzerie, è stato ucciso da una fucilata mentre era in coda al supermercato. Mafia? La moglie invece è morta per una ingestione di botulino. Che si tratti di omicidio anche in questo caso? Duplice morte che Massimo, visti i suoi legami con un vecchio collega universitario al lavoro in zona, sarebbe in grado di approfondire e, per noia e per affetto, decide di metterci il naso.
E allora, si comincia! Cosa che basterà a scatenare i vecchietti del Bar Lume, ancora vigorosi e convinti rappresentanti della solidarietà e del sostegno sociale, a lungo bandiera di quella generazione. E, benché costretti a parlarsi via computer e telefonini, niente li fermerà. Anzi con il loro solito modo casinista, con le conversazioni in videochiamata, pregne del creativo e spesso scurrile linguaggio che li distingue, riusciranno a sbrogliare l’accurata programmazione di un’indagine anche via Zoom.
Poi, al ritorno a casa, ci saranno grandi sorprese.

Marco Malvaldi, laureato in chimica presso l’Università di Pisa, ha provato a fare il cantante lirico, ma ha abbandonato dopo poco per tornare alla professione di chimico. Esordisce nella narrativa nel 2007 con la serie dei vecchietti del BarLume, pubblicata da Sellerio: La briscola in cinque (2007), Il gioco delle tre carte (2008), Il re dei giochi (2010), La carta più alta (2012), Il telefono senza fili (2014); La battaglia navale (2016), A bocce ferme (2018). Da questa serie a partire dal 2013 è stata tratta una serie televisiva dal titolo I delitti del BarLume. Ha pubblicato anche Odore di chiuso (Sellerio, 2011, Premio Castiglioncello e Isola d’Elba-Raffaello Brignetti), giallo a sfondo storico, Milioni di milioni (Sellerio, 2012), Argento vivo (Sellerio, 2013), Buchi nella sabbia (Sellerio, 2015) e i saggi L’architetto dell’invisibile ovvero come pensa un chimico (Cortina Raffaello, 2017), Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà (Rizzoli, 2017), Per ridere aggiungere acqua. Piccolo saggio sull’umorismo e il linguaggio (Rizzoli, 2018), La misura dell’uomo (Giunti, 2018), Vento in scatola (Sellerio, 2019) e Bolle di sapone (Sellerio, 2021).

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