Lo storiografico dei disguidi – Paolo Codazzi

Paolo Codazzi
Lo storiografico dei disguidi
Arkadia, 2021
Recensione di Patrizia Debicke

Il 30 settembre è approdato in libreria, per i tipi di Arkadia, l’ultimo libro di Paolo Codazzi, un’antologia dal singolare titolo Lo storiografo dei disguidi.
Sebbene lo scrittore abbia già anticipato nel primo racconto che “nessun libro potrà cambiarti la vita a meno che non ti cada in testa da uno scaffale…”, suggerisco agli amici di rischiare lo stesso, ma sappiate anche che l’editore l’ha programmato in modo da farlo ruzzolare giù al momento giusto, a comando…
Lo storiografo dei disguidi è un libro particolare, che alterna sorriso e malinconia. È possibile che il contesto narrativo appaia al lettore come concepito e realizzato in simbiosi con i ricordi, le passioni, gli umori dell’autore, ma anche come l’essenza della sua volontà di andare oltre.
Sogni e frustrazioni convergono in una raccolta di racconti legati tra loro da una distorsione voluta della realtà. I racconti sono ambientati in un pigro scenario fiorentino, con personaggi e punti di vista che incrociano per caso fatti e vicende normali o eccezionali.
Tutte novelle alle quali Paolo Codazzi affida pagine dense di fantasia, esaltate da stravolgimenti improvvisi che lo scrittore, attingendo dal sottobosco quotidiano di stili e di voci, riesce a spingere sino alla falsità ma anche a trasformare in una mutevole “ realtà”, governata dalla sua duttile poeticità letteraria.
Codazzi cattura il lettore per trascinarlo in tipici contesti cittadini, come il suo collezionista Bertino Panerai, idolatra del rinascimentale Magnifico, o in ambiti familiari dove regnano l’avidità e il disamore. Si spinge coraggiosamente fino al Mugello, arrancando su impervi sentieri per ritrovare un’ambulanza. Indaga senza timore nel quotidiano delle soporifere mostre di pittura, nell’assurdità delle risse tra padroni di cani, per poi affidarsi all’illegalità di alcuni casi, come la minitruffa delle anziana non obliteratrice, le scritte pericolosamente illeggibili nelle stazioncine semirurali o, molto più grave e disdicevole, le splendide statue in restauro, perdute e poi ricomparse nel giardino di un politico…
Ritrova un Giuseppe Garibaldi che si dichiara lontano discendente dell’Eroe dei due mondi e per il suo libro intitolato L’insonnia di Garibaldi immagina un’ultraventennale corrispondenza notturna. Si inoltra per i viali di Trespiano dove scopre, e ci commuove, i diversi ricordi di due vedove.
Nelle parole meditate da Paolo Codazzi bisogna anche fare i conti con la verità e scoprire che non sempre la via migliore è quella apparentemente più facile e sicura. Non puoi mai sapere cosa nasconde. E come sapere poi quali capolavori nascondano gli intonaci di una chiesa? Non basta, andiamo a scavare più a fondo, tenendo a mente che gli onori verranno dimenticati e le illusioni potranno illudere solo brevemente, ma dobbiamo arrivare fino all’ultimo simbolico e affascinante racconto per scoprire la voluttà dello splendido tango dei folli.
Alcuni particolari che emergono dell’antologia sono veri, altri inventati. Ma tutti offrono spazio e credibilità a una realtà in perenne trasformazione, al punto che l’autore stesso, rileggendosi, si troverà a distinguere a fatica realtà e fantasia.
Un’antologia che offre svariati piani di lettura, scritta con prosa scorrevole ma espressa spesso con frasi interminabili, interrotte solo dalla punteggiatura essenziale.
Chiave di narrazione particolare e intrigante, che denota desiderio di stupire ma anche cultura enciclopedica, che pare voler cogliere l’essenza di certe forme di scrittura già sperimentate da altri, utili a consolidare la connessione letteraria tra narrativa e poesia.

Paolo Codazzi, fiorentino, per alcuni decenni consigliere delegato di un’impresa nel ramo delle costruzioni, si è dedicato fin da giovane al suo amore principale, la scrittura. Appassionato di varie discipline, prima fra tutte la Storia antica, ha fondato nel 1983, con Franco Manescalchi, la storica rivista fiorentina “Stazione di Posta”. Ha ideato e presiede il Premio Letterario Chianti. Ha pubblicato due raccolte di poesie (Il primo viaggio, 1980; L’inventore del semaforo, 1985), i romanzi Come allevare i ragni (Lalli Editore, 1982), Caterina (Amadeus, 1989), Il cane con la cravatta (Mobydick, 1999), Il destino delle nuvole (Mobydick, 2009), La farfalla asimmetrica (Tullio Pironti, 2014), Il pittore di ex voto (Tullio Pironti, 2017), le raccolte di racconti Nei mattatoi comunali (Solfanelli, 1992) e Segreteria del caos (Mobydick, 2002).

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