Sono solo coincidenze – Domenico Carpagnano

Domenico Carpagnano
Sono solo coincidenze
Bertoni editore, 2021

Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo la prefazione di Roberto Mistretta

Ci ha preso gusto Domenico Carpagnano a complicare la vita al commissario Giorgio Anselmi della questura di Perugia, ma diventando sempre più bravo complica la vita anche ai lettori, sfidandoli su un terreno diventatogli ormai congeniale, quello dei crimini familiari che nascondono la quintessenza delle nefandezze umane.
Un pugno di personaggi, uno o più omicidi, diversi sospettati con validi moventi, il colpo di scena finale.
Dopo avere appeso la toga al chiodo, Domenico Carpagnano si diverte ad architettare trame e a tratteggiare personaggi credibili che fa agire nell’ambientazione tipica dell’italica provincia, restituendoci lo specchio inesorabile della nostra realtà quotidiana. Il commissario Anselmi è un uomo comune, disincantato, piuttosto riservato ma sbirro quanto basta. Ad aspettarlo in casa ha soltanto Mollica, il suo gatto, e perciò si addolcisce la vita scartando baci perugina. E ai rapporti formali con Culo pesante, il questore Antonio Esposito, predilige di gran lunga lo scambio di battute col giovane sovrintendente Roberto Ricci.
Già col suo primo convincente romanzo, La verità comoda, incluso a pieno merito nella terna dei finalisti al Premio Barliario 2019, Domenico Carpagnano aveva mostrato di sapere trattare la materia con la perizia di chi ben sa che scavando a fondo si rischia di guardare nell’abisso che disvela vizi segreti ammantati da pubbliche virtù. Un pozzo nero che nessuno vorrebbe scoperchiare nelle nostre vite dalla facciata pulita e ordinata. Ma quando gli omicidi travalicano quel confine, tocca a commissari, investigatori, marescialli, ispettori e magistrati fare il lavoro sporco. Tocca a loro, spazzini delle lordure umane, scoprire l’uomo nero e ripristinare l’ordine sociale.
Anche il suo secondo romanzo, Gli occhi della basilica, si apre con un omicidio all’interno di San Pietro, basilica risalente all’anno mille, che ospita capolavori firmati dai maestri del Rinascimento italiano: Raffaello, il Guercino, Giorgio Vasari, il Parmigianino, Caravaggio, Mantegna. La più grande collezione d’arte di Perugia dopo la Galleria Nazionale dell’Umbria. E come nella migliore tradizione del giallo classico, il commissario Anselmi deve scavare nei rapporti esistenti tra dipendenti e datore di lavoro di quella piccola realtà di provincia, assemblare indizi e confrontarli uno alla volta per arrivare alla verità che si nasconde negli occhi della basilica. E nei suoi tesori.
Di questo nuovo romanzo, Sono solo coincidenze, nulla invece si dirà della trama per non togliere al lettore il piacere di scoprire cos’altro l’autore s’è inventato per stuzzicarne la curiosità e sorprenderlo. Semmai concediamo un aiuto anche al lettore più scafato per non indurlo in eccessivi errori. Un indizio che attiene l’indulgenza dell’autore suggerita al suo protagonista, il commissario Anselmi: “Le coincidenze esistono e se quelli che indagano non ne tengono conto c’è il rischio che i pozzi vengano avvelenati”.
E qui ci tornano in mente gli insegnamenti di Friedrich Dürrenmatt, autore del celeberrimo La promessa, intenso romanzo col quale lo scrittore svizzero ha voluto dimostrare la sua tesi: il romanzo giallo racchiuso nel meccanismo logico perfetto di un’architettura complessa che collima al millimetro, non è credibile, perché non tiene conto del più umano dei fattori: il caso.
Basta un granellino di polvere a inceppare il più perfetto dei meccanismi.
Basta una coincidenza, come in questo romanzo.
Conosco ormai da qualche anno Domenico Carpagnano e il suo modo di scrivere sapiente e fluente ha lo scorrere lento dei ritmi provinciali. Il piacere di raccontare ben sapendo che su ogni faccia ci sta una maschera ed entrambe, faccia e maschera, celano una creatura umana con le sue passioni, le sue debolezze, le sue virtù, i suoi eroismi.
La nostra umanità, meravigliosa e meschina al tempo stesso.
Nel leggere i romanzi di Carpagnano non troverete trame scalettate al millesimo di secondo con colpi di scena a gogo, super poliziotti, inseguimenti, sparatorie. Lasciatevi conquistare invece dalle sue storie che si dipanano in modo progressivo, con l’evolvere dei personaggi via via che li conosciamo, con le loro dinamiche, le loro vite.
Carpagnano, che pur ben conosce i meccanismi del giallo e delle tecniche e procedure di indagine, predilige infatti l’insegnamento di Georges Simenon: “A un certo punto prendo il mio elenco telefonico per i nomi, e la piantina della città, per vedere esattamente dove accadono i fatti. E due giorni dopo comincio a scrivere. E l’inizio sarà sempre lo stesso; è quasi un problema geometrico: ho un determinato uomo, una determinata donna, in un certo ambiente. Cosa può succedere che obblighi entrambi a raggiungere il limite? È questa la domanda. A volte sarà un evento di poco conto, qualunque cosa possa cambiare la loro esistenza. Poi scrivo il romanzo, un capitolo dopo l’altro. Giorno dopo giorno, capitolo dopo capitolo, scopro cosa avviene dopo”.
Così si raccontava il papà del commissario Maigret in un’intervista pubblicata nel 1955 su Paris Review. E a me sembra quasi di vedere Domenico Carpagnano che dispiega la cartina del centro storico di Perugia e punta il dito su Via del Topo, piccola traversa di Via della Viola, a due passi dalla Cappella di San Severo e non distante da Piazza IV novembre. Sembra di vederlo mentre fa i suoi sopralluoghi e già rimugina come quella misconosciuta location incastonata nella beltà medievale di una Perugia paradigmatica, diventerà parte integrante di questa nuova indagine del suo sornione ma determinato commissario Anselmi, che ancora una volta saprà districarsi da par suo in questa nuova indagine dove le coincidenze diventano specchio reale e impietoso delle nostre esistenze.
Della nostra umanità.

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