Il mio posto è altrove – Salvo Di Caro

Salvo Di Caro
Il mio posto è altrove. Un’indagine del maresciallo Pilato
Augh!, 2021
Recensione di Roberto Mistretta

Lessi questo bel romanzo da inedito in un pomeriggio agostano sull’assolata spiaggia di Mazara del Vallo, quando ancora aveva un altro titolo e aveva appena vinto il primo premio al Festival GialloGarda 2020. Adesso arriva in libreria con elegante veste grafica e titolo definitivo Il mio posto è altrove. Un’indagine del maresciallo Pilato per le edizioni Augh!, nella collana Ombre, di cui è direttore lo scrittore Elia Banelli.
Ne è autore Salvo Di Caro, scrittore di Naro che aveva già esordito col romanzo Un caso qualunque. Di Caro, curatore della rassegna AgrigentoNoir, nonché redattore per il portale di gialli e noir MilanoNera, ci fa conoscere un nuovo personaggio, il maresciallo Antonino Pilato, che ritroveremo anche in altre opere (a cominciare da un’antologia di gialli siculi che vedrà la luce la prossima primavera).
L’ambientazione è quella tipica dei romanzi di Sciascia, vale a dire lo scenario agrigentino della Sicilia agreste punteggiata da vigneti, mandorleti e uliveti. Colline gessose e tanta omertà. Non lontano dal centro abitato di Naro viene rinvenuto il cadavere di una giovane e bella donna, Sara Scaduto. Il corpo viene ritrovato nei pressi una stazione ferroviaria dismessa. Dalle indagini emerge che Sara si era trasferita a Canicattì, lasciando il marito e il loro bambino, per fare il mestiere più antico del mondo: la puttana.
Chi ha ucciso Sara? E perché?
A seguire le indagini sarà un investigatore tipico dei suburbi isolani, il nostro maresciallo Pilato, disincantato, prossimo alla pensione e fin troppo consapevole che la natura umana è ben più sfaccettata di quello che sembra e di quello che appare a prima vista. Il maresciallo Antonino Pilato, per fare chiarezza, dovrà indagare nel passato della vittima, tra le sue conoscenze, non accontentandosi del gioco di specchi che si dipana man mano che la vera personalità di Sara emerge dalle parole chi l’ha conosciuta, amata, odiata.
Quante volte quel lavoro lo aveva messo davanti alla cruda realtà. Erano davvero tante le situazioni nelle quali anche lui aveva fatto buon viso a cattivo gioco. Non sempre la legge è in grado di ottenere giustizia e di questo, suo malgrado, se ne era fatto una ragione.
E la storia di Sara incrocerà con quella di Liev Morozov, un russo nativo di Mosca, arruolatosi nel 1995, a soli diciassette anni nell’esercito e inviato in Cecenia a combattere contro i separatisti di Dudaev.
Un romanzo, dicevamo, che richiama i maestri agrigentini e padri della letteratura, come per altro ricorda lo stesso autore nella nota finale: “Il romanzo di Andrea Camilleri citato nel capitolo Uno è Il casellante, edito nel 2008 da Sellerio. L’eccentrico scrittore delle mie parti, citato al capitolo Cinque, che avrebbe detto unicuique suum è Leonardo Sciascia, originario di Racalmuto (AG) che dista una trentina di chilometri da casa mia. La frase dà il titolo al suo romanzo A ciascuno il suo, pubblicato per la prima volta da Einaudi nel 1966 e che posseggo nella terza edizione, datata 1988, di Adelphi all’interno della collana “Fabula”. Il romanzo è ispirato all’assassinio del commissario di Pubblica Sicurezza di Agrigento Cataldo Tandoy. La trasposizione cinematografica è del 1967 per la regia di Elio Petri con Gian Maria Volonté nel ruolo del professor Paolo Laurana e Irene Papas in quello di Luisa Roscio.”

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