Le ossa parlano – Antonio Manzini

Antonio Manzini
Le ossa parlano
Sellerio, 2022
Recensione di Patrizia Debicke

Le ossa parlano, eccome se parlano, quelle ritrovate nel bosco vicino a Saint Nicolas da un vecchio signore, un medico in pensione che passeggiava con il cane. Sono i poveri resti di un cadavere che le recenti piogge, dilavando il terreno, hanno riportato alla luce.
Una gran brutta accoglienza per Schiavone, appena tornato da Roma dopo aver testimoniato al processo contro Mastrodomenico, il dirigente di polizia accusato di traffico di stupefacenti, omicidio e spaccio. Mastrodomenico che, con Sebastiano Cecchetti, amico da sempre, comandava la banda armata sulla quale Rocco indagava nel 2007, un’indagine rischiosa che è costata la vita a sua moglie Marina. Quel Mastrodomenico che, dopo avergli tolto ogni felicità, l’aveva incastrato e, nel 2012, spedito ad Aosta. Ma ora con Roma ha chiuso: ha persino venduto l’attico a Monteverde vecchio, l’unico punto fermo che lo legava ancora al passato, a parte Brizio e Furio, gli amici d’infanzia, quelli veri, non come Sebastiano il traditore…
E ora, mentre è là nel bosco, con il loden e le irrinunciabili Clarks ai piedi nonostante il fango poco primaverile, in attesa dell’arrivo della scientifica il vecchio medico gli anticipa che le ossa trovate sono piccole, quelle di un bambino.
Il gelo l’attanaglia, unito all’angosciosa certezza. Il corpicino era stato sepolto e quindi non poteva trattarsi di un bambino o una bambina che si erano persi. No, quello era un delitto e, probabilmente, per mano di un pervertito. Dunque una possibile violenza carnale. Però, per saperne di più, bisogna attendere l’arrivo di Michela Gambino (paranoica e catastrofista nel privato, ma sul lavoro niente da dire, sa il fatto suo), dottoressa della scientifica di Aosta, e della sua task force di esperti (un’archeologa, una botanica e un patologo forense) per raccogliere tutti gli indizi legati al cadavere.
Nella tasca dei jeans a brandelli del piccolo scheletro c’è un disco di metallo che raffigura Capitan America, attaccato a una catenella d’oro. Altro indizio una foglia secca, che si scoprirà essere di un’orchidea. Il bambino, un maschietto di circa dieci anni, è stato strangolato. L’esame dei reperti, anche per dare una datazione certa al delitto, si rivelerà lunga e complicata. Schiavone, con l’appoggio del questore Costa e del piemme Baldi, comincia a sviscerare l’elenco dei pedofili della zona. Il bambino aveva riportato anni prima una frattura alla tibia e, dalla ricostruzione della dentatura fatta dalla dottoressa Gambino, risulta che aveva un diastema, uno spazio tra gli incisivi frontali. Ma solo quando, con l’aiuto dell’esperta botanica, si arriverà a determinare l’anno della morte, si potrà dare il via a ricerche più mirate. Avvalendosi anche della stampa, dopo centinaia di telefonate e segnalazioni inutili si arriverà finalmente a un nome e a una data precisa: Mirko, scomparso a Ivrea sei anni prima, il 27 maggio del 2008. L’ultima volta era stato visto seduto su un muretto vicino alla scuola, subito dopo la fine delle lezioni. Aspettava qualcuno? La polizia aveva subito diramato le ricerche, interrogando tutti i testimoni tra i quali c’era un netturbino che aveva dichiarato di averlo visto camminare vicino alla stazione a fianco a un uomo bruno di media statura. Erano stati controllati gli alibi dei possibili sospetti e interrogati tutti i pedofili noti alle forze dell’ordine, ma senza cavare un ragno dal buco. Mirko pareva svanito nel nulla.
La madre, Amalia Sensini, una donna sola, in quegli anni aveva continuato a sperare di ritrovarlo senza mai arrendersi, e ora…
Per il vicequestore Schiavone un cold case che lo emoziona: il bambino perduto lo rimanda al figlio desiderato e mai avuto con Marina. Un doppio lutto che lo costringe a scontrarsi di nuovo con la sua ormai scontata solitudine. Il caso si rivelerà duro da affrontare quando entrerà in ballo un giro disumano che cela le peggiori nefandezze negli oscuri meandri del dark web. Un’indagine poliziesca classica, condotta da Schiavone con le solite maniere spicce, ma che lo costringe a usare razionalità e a muoversi in modo preciso, lineare, organizzato, confrontandosi davvero con il suo superiore, il questore Costa e il piemme dottor Baldi.
Si deve risalire nel tempo e, frugando nell’osceno universo della pedofilia, scavare a fondo in giri sotterranei torbidi e amorali e nei nickname dei frequentatori abituali. Un caso pieno di trabocchetti e false piste che metterà a dura prova il vice questore e la sua squadra. L’indagine lo spingerà ad appoggiarsi ad Antonio, ormai vice ispettore e single, a rinunciare a convertire Italo, irrecuperabile, e a servirsi invece di Casella e Deruta ormai accasati, di D’Intino diventato quasi eroico, ad accettare le comiche ma utili stranezze dei due del laboratorio, una coppia collaudata, e persino ad approfittare del rientro ad Aosta di Caterina, nell’unità per il protocollo EVA. E a intervenire a un invito a cena rivelatore, con accoppiamento di specialità greche a vini rari, in casa di Alberto. Vini da urlo come il Clos de Serrant Nicolas Joly.
Gli echi di tempi belli, indimenticabili continuano a tornare riportati dal fantasma di Marina, la moglie uccisa. E Schiavone, chiuso masochisticamente in se stesso, rifiuta nuove esperienze. Ormai i rimpianti smorzano il desiderio? Unica nota dolce nell’amaro della sua vita, Lupa ha sfornato tre cuccioli.
In Le ossa parlano Antonio Manzini scrive un altro grande capitolo della saga del vice questore Rocco Schiavone. Il seguito di una grande storia fatta da tanti romanzi gialli strettamente intrecciati tra loro. Una bella storia, complessa e densa di apertura mentale e di grande umanità, che intreccia e inanella nelle sue trame.

Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio, La giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017) e Gli ultimi giorni di quiete (2020). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l’amore l’amore (2020), Vecchie conoscenze (2021) e Le ossa parlano (2022). In altra collana di Sellerio ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019).

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