La stazione – Jacopo De Michelis

Jacopo De Michelis
La stazione
Giunti, 2022
Recensione di Patrizia Debicke

La stazione è un romanzo che sembra costruito apposta per sbalordire. E probabilmente lo è! Un esperimento per verificare l’impatto sui lettori di un’avventura colorita e movimentata allo spasimo, che occhieggia ai feuilleton alla Sue, Hugo, Dumas o ai romanzi d’appendice, con protagonisti da manuale e con una puntina di Fantomas e Salgari, magari per dare una scossa alla risacca noir attuale, troppo spesso cupa?
De Michelis, invece di dividere La stazione in godibilissime puntate, ha preferito affollarlo in ben 876 pagine che richiedono al lettore un notevole impegno di tempo e di concentrazione per tener dietro a tutte le caselle che, immaginifico e lanciato al galoppo, ha riempito senza freni una dopo l’altra. Un romanzone dove si trova di tutto e di più: magia, esoterismo, boa affamati, terrificanti esplosioni sotterranee… E ora, dopo averlo letto, mi sento obbligata a scrivere qualcosa.
La storia c’è, eccome, visto che l’autore si è appoggiato alla leggenda nota come Orrore della Stazione Centrale di Milano. E forse più di una. E, sono convinta, in grado di stuzzicare parecchio il lettore.
Non amo inquadrare un libro in un genere ma, se proprio devo, definirei La stazione un giallo horror fantasy con una punta “melo”. Aggiungo, forse per il piacere di taluni, che la trama rosa è decisamente rosa acceso, hard insomma, e tutta descritta nei minimi particolari… Anche questo è voluto, immagino, visto che persevero nell’idea, suggeritami anche dalla boss del blog, che il libro sia stato costruito a tavolino.
L’autore sa scrivere e questo era prevedibile, visto il suo quotidiano lavoro di editor. I personaggi sono un po’ ingessati, forse volutamente. Abbiamo infatti un eroico protagonista, figlio del miglior poliziotto milanese che, dopo essersi vittoriosamente battuto contro Turatello e Vallanzasca, era stato ucciso a tradimento e del quale non si è mai trovato l’assassino. Il figlio, Riccardo Mezzanotte detto Cardo, bello dannato e combinaguai, quasi la vergogna del padre, non ha voluto rassegnarsi. Da un giorno all’altro ha cambiato musica e, da “disassato” rockettaro, si è riciclato in un formidabile poliziotto e addirittura da solo, al primo incarico, ha incastrato un pericoloso killer. Poi però, testardo e incazzoso, si è impuntato nel voler andare avanti in una sporca indagine di corruzione che coinvolgeva dei colleghi e si è messo contro tutti…
Così, nel tentativo di placare le acque alla Omicidi, nell’aprile del 2003 l’ispettore Mezzanotte si ritrova trasferito alla Sezione di Polizia ferroviaria della Stazione Centrale, con una mezzatacca come superiore, il commissario Dalmasso.
Dopo aver superato lo scontro con i peggiori esemplari della tifoseria laziale, che nel tragitto Roma-Milano avevano preso in ostaggio tutti i passeggeri di un vagone, comincerà a indagare quasi per caso su un fatto strano. Qualcuno ha cominciato a uccidere animali sempre più grandi: dai topi è passato ai gatti, poi ai cani e così via, e ne sta disseminando, davanti o dentro la stazione, i cadaveri straziati. Un modus operandi, quello di cominciare dagli animali, adottato in tanti casi dai serial killer prima di passare a vittime umane. Benché il rapporto sia stato ignorato dai superiori, Mezzanotte insisterà nella sua indagine convinto che quegli animali ammazzati celino qualcosa di molto pericoloso.
Laura Cordero ha appena vent’anni, è bella, molto ricca, figlia del presidente e amministratore della Cordero Business, e nasconde una dote che la rende diversa dagli altri. La capacità di sentire e soffrire per le emozioni delle menti altrui. Lei lo chiama “il dono”, anche se lo giudica uno spaventoso fardello e, da quando è nata, è riuscita a confidarlo solo a sua nonna, che ora è morta. Ha iniziato da pochi giorni a fare volontariato nel CDA, Centro di assistenza per emarginati che frequentano la stazione Centrale e implorano aiuto. Anche lei sta cercando qualcuno di misterioso. Uscendo dal lavoro la sera, più di una volta ha notato due bambini che da soli, tenendosi per mano, camminavano vicino alla Centrale. Li ha seguiti fino a quando le è parso di vederli sparire in un tunnel. Andando a denunciare alla polizia la innaturale presenza e solitudine di quei bambini, conoscerà l’ispettore Mezzanotte. Due vite che si incontrano e s’incrociano? Riccardo e Laura non possono certo immaginare di essere in procinto di svelare due misteriosi casi strettamente collegati a qualcosa di terribile, molto più grande e pericoloso, qualcosa che potrebbe persino cambiare la loro vita per sempre.
Su tutto incombe l’immensa mole della Stazione. Che cela nei suoi anfratti dismessi il vecchio museo delle cere, il fastoso Padiglione Reale, accessibile solo a pochi eletti con le sue via di fuga, i binari delle rimesse dove tuttora trovano riparo i barboni, i sotterranei, durante la guerra rifugi antiaerei per i milanesi, ora regno dei topi ma anche di pericolosi sconosciuti senza entità, legati a strane apparizioni vicino al binario 21, luogo di infamia e di insanabile piaga storica. Quanti segreti aleggiano nei sotterranei del terzo livello, dove la polizia non osa più avventurarsi?
Per scoprirlo, Mezzanotte dovrà scendere nel profondo della Centrale, in inquietanti e lugubri sotterranei. Ma per risolvere tutti i nodi che attanagliano la sua vita dovrà risalire, andare oltre e guardare dove non immaginava potesse radicarsi il male.
Mischiando doviziosamente i generi letterari più popolari, Jacopo De Michelis si diverte ad alternare fatti e contenuti delle sue storie che, pur diverse, sono strettamente collegate tra loro. Trama intrigante anche se talvolta incespica e rallenta il passo. Troppi stereotipi: l’ispettore bello e dannato che, come un supereroe dei fumetti, passa indenne in ogni situazione, l’eroina ricchissima e ingenua che si trasforma in una tigre battagliera, il cattivo perfido e corrotto (troppo facile individuarlo?) che mette sempre i bastoni tra le ruote.
Forse troppa roba mischiata tutta insieme nelle quasi novecento pagine, cito a caso: riti voodoo, polizia corrotta, fantasmi del sottosuolo, bambini ebrei “quasi” deportati, la ricomparsa di Barbablù e un pitone che divora un uomo…
Paragonarlo a Il nome della Rosa e a Io Uccido, come ha fatto il Corriere della Sera, pare eccessivo. Ma, attenzione!, il paragone con Eco e Faletti ci rivela piuttosto che potremmo trovarci davanti alla “creazione” di un caso letterario.
La stazione si fa leggere, e non è poco. Forse è un libro che piace (o non piace) perché dentro c’è veramente di tutto. Dalle svastiche nel parquet del salotto reale alla follia degli amplessi in simbiosi con il serpente boa. Anche se, per alcuni, tutto questo può diventare troppo.

Jacopo De Michelis è nato a Milano nel 1968 e vive a Venezia, dove lavora come editor presso Marsilio Editori. È stato traduttore, curatore di antologie, consulente editoriale e docente di narratologia alla NABA di Milano. Appassionato di fotografia, pubblica i suoi scatti su Instagram come @geidiemme. La stazione è il suo primo romanzo.

Nota storica. Molto interessante è la dettagliata leggenda sulla Centrale, i sotterranei e la storia che l’autore ha reperito su Milano segreta e poi utilizzato come palcoscenico e sfondo della trama…
Se pensate di conoscere bene Milano, forse non avete mai sentito parlare dei mostri e dei fantasmi che si aggirano nei vicoli, intorno agli antichi edifici e nei sotterranei della città, di alcune di queste storie assurde e strane ne abbiamo già parlato (streghe, demoni, fantasmi, ecc.) . Se poi siete coraggiosi e non temete di fare brutti incontri c’è un altra storia inquietante su Milano, dove la leggenda si mescola alla tragica realtà.
Prima del rinnovamento fatto alla Stazione Centrale di Milano, i suoi cunicoli e sotterranei erano rifugio di senzatetto, numerosi bunker e ricoveri antiaerei costruiti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, ove si raccoglievano tutti assieme nei bui anfratti dimenticati alla ricerca di un riparo. Tra quei disperati senzatetto nacquero miriadi di strane storie sui lati oscuri dei sotterranei della stazione. Esisteva infatti, un piano inferiore invaso dall’acqua dove si diceva vivessero esseri mostruosi, metà uomini e metà serpenti. Ma non è tutto: una storia su tutte, oggi riecheggia… in tanti di loro affermarono di aver visto anche una specie di vampiro. Un giovane pallido e molto magro, un clochard dedito alla solitudine totale e completamente inavvicinabile, che avrebbe aggredito più volte mordendo altri clochard, che conosceva bene gli anfratti la sotto e sapeva bene dove e quando nascondersi. A quanto pare nessuno prese troppo sul serio le denunce dei clochard, dediti all’alcolismo e spesso colpiti da varie turbe mentali. Tuttavia alcuni membri del personale della Centrale iniziarono a guardarsi attorno preoccupati e a portare crocefissi al collo e teste d’aglio negli uffici, memori degli insegnamenti dei film horror. Ma dopo qualche anno, a quanto pare il vampiro smise di cacciare. Alcuni uffici di custodi della stazione centrale milanese, tuttavia sono ancora pieni di aglio e crocifissi, destinati nella tradizione a respingere, questo essere agghiacciante. Clochard e gente senza tetto che ci si rifugiava, di colpo non ne parlò piu, nè ci furono altri avvistamenti di questo strano essere che conosceva quei cunicoli meglio di chiunque altro, anche se la sua leggenda è rimasta e si è tramandata fino ai nostri giorni. Che fine abbia fatto nessuno lo sa, una leggenda vuole che per sbaglio sia salito sul treno dell’orrore diretto in Germania…pare fosse solito dormire in un vagone situato sopra il Binario 21, un binario sotterraneo, non visibile ad occhio nudo se non tramite visita apposita, da cui ebbe inizio l’orrore della Shoah a Milano. Da questo binario partirono, tra il 1943 e il 1945, i treni pieni di deportati ebrei diretti ai campi di sterminio nazisti, treni che come tutti oggi sappiamo non fecero mai ritorno.
Il Binario 21 sotterraneo, luogo della Memoria, è visitabile ogni lunedì dalle 10 alle 20 (ultimo ingresso ore 19), senza necessità di prenotazione. Alle 18:30 vi è inoltre la possibilità di prendere parte ad una visita guidata; costo ingresso 10 euro, l’ accesso è al numero 1 di piazza Edmond J. Safra (già via Ferrante Aporti 3).
Se vi addentrate li sotto, tenete gli occhi aperti, leggende o meno, è un posto agghiacciante e pieno di energia negativa. Portate comunque in tasca dell’aglio, non si sa mai.

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