Il Francese – Massimo Carlotto

Massimo Carlotto
Il Francese
Mondadori Milano, 2022
Noir
Recensione di Valerio Calzolaio

Veneto, Nord Italia. Almeno un paio d’anni fa, abbastanza prima della pandemia comunque. È primavera a Padova e il 46enne Toni Zanchetta sta accompagnando la 23enne Claire da un cliente di Arezzo, in un hotel vicino all’autostrada. Verso l’una la lascia all’ingresso del parcheggio in una zona non coperta da telecamere, deve urgentemente raggiungere l’altra sua 34enne escort Valérie, alle prese con un direttore di filiale di banca dalla forte propensione all’autolesionismo; subito dopo dovrebbe occuparsi di altri impicci simili. Tuttavia, lo chiama il portiere dell’hotel, il cliente è incazzato perché Claire non si è presentata. Va nell’appartamento che lei divide con una studentessa, la quale non ne sa nulla. La stanza sembra in ordine, i soldi nascosti ci sono, non trova indizi e si preoccupa davvero: capisce che quando i genitori non avranno più notizie della loro Serena Perin, la doppia vita di Claire verrà fuori e gli sbirri andranno a cercarlo. Nell’ambiente tutti sanno che Toni è un pessimo violento magnaccia, riconvertitosi come Il Francese, un macrò ora cortese per gestire la maison, un’agenzia di dodici affascinanti prostitute, ognuna con un personaggio creato e costruito con cura (da lui) per una clientela con alte esigenze, diversificate e strane, disposta a spendere cifre notevoli, del cui ammontare elegantemente si tiene (solo) la metà, facendole sentire in apparenza più socie di un’impresa che sfruttate (pur se affrancarsi dovrebbe loro costare duecentomila euro, molto complicato). Toni avvisa Angela, la ricca raffinata donna sposata cui è legato da anni, che è meglio (per lei) troncare. Settimane dopo arriva la polizia, il commissario Franca Ardizzone vuole incastrarlo e se la sta prendendo comoda. Una gang serba gli propone un alibi se cede loro tutti gli affari, ragazze e contatti. La vicenda s’ingarbuglia, la criminalità è organizzata, incombono concorrenze vendette spiate omicidi.

Massimo Carlotto (Padova, 1956) conferma di essere un Maestro internazionale del noir. Parla ancora di noi, della nostra quieta provincia metropolitana e della connessa dimensione criminale, questa volta soprattutto della fiorente crudele industria della prostituzione. Il sesso, in vario modo, riguarda ogni animale e ogni sapiens: fra gli umani non è mai solo un fatto privato o individuale, influisce sulla relazione specifica e su ogni relazione emotiva, determina fenomeni e gerarchie sociali, può inevitabilmente essere venduto e comprato. La narrazione è in terza fissa al passato (la vicenda occupa due anni), sempre e solo sul Francese (da cui il titolo). In tutti i garbati colloqui con le sue “protette” emerge, in forme meno o più consapevoli, quanto sia un autentico schiavista, un proprietario di corpi, un altro prodotto della cultura patriarcale (capace di ricatti, stupri, botte con una racchetta da tennis). In particolare, è Fabrizia Isabelle Masiero, ancora magnifica e solitaria per l’amputazione del braccio sinistro dovuta a un sarcoma, a sbattergli in faccia la realtà: le era stato vicino solo perché sperava tornasse a lavorare per lui (“la puttana monca era una chicca”), le prostitute dovrebbero tenersi il novanta per cento del guadagno e dovrebbero essere libere di gestirsi: offrire sesso a pagamento (sex workers), non il proprio corpo. Il romanzo, invece, non intende offrire schemi sociologici o soluzioni consolatorie. Carlotto, dopo un’intensa verifica di dati e testimonianze sul territorio (da giornalista investigativo), con eccelso stile come sempre, mostra il fariseismo bigotta dell’ideologia prevalente nel nordest (la terra del nero e dei maghi dell’evasione, con la magia del contante), viviseziona l’anatomia diffusa delle ipocrisie sociali, opera chirurgicamente su fratture e contraddizioni reali, segnala implicitamente come ogni forma di violenza e sopraffazione chiami altre violenze ottuse e sfruttamenti implacabili. Ci si aggrappa spesso a cognac e grappa. A Lorella piacciono gli Stadio, lo confessa al Francese al loro primo (pagato ma dolce) incontro.

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